Ninotchka reloaded

Non nascondo di essere affascinata dal personaggio di Costanza Miriano, e di provare una imbarazzante simpatia per il suo tentativo molto stiracchiato e molto postmoderno di salvare baracca e burattini, il conservatorismo e il progressismo, la coltre arcaica della chiesa cattolica e la leggerezza del mondo moderno. E benchè io tema l’oggettivo danno politico di una donna che nell’Italia del 2000 scrive libri dal titolo sposati e sii sottomessa, e per quanto mi trovi a prendere sul serio chi con ragione la taccia di una franca ipocrisia, sarei persino intenerita dai tripli salti mortali carpiati, che fa pressoché quotidianamente, cercando di salvare la sehnsucht per il mondo perduto, e le occasioni per il mondo presente. Se dimentico l’inevitabile percentuale di paraculismo che c’è nell’eludere il problema di una grave contraddizione, ci vedo il ritratto di una donna contemporanea, di un tipo di femminilità che dalle nostre parti va per la maggiore, e che – celebrando simili retoriche, firma la sua condanna.

Perché per esempio, leggiamola in questa intervista, capolavoro di acrobazie tra disperate rivendicazioni di un’identità reazionaria e sua disconferma mediante la prassi. Prima di tutto son cristiana! Dice la signora che si fa ritrarre con il capino reclinato e lo sguardo satollo di pietas, poi sono madre e moglie, e infine in avanzo sono anche giornalista. Per dovere dice, e sempre per dovere, scrive di notte. E va anche per convegni sempre per dovere. Non si esprime sul globo terraqueo con blog e e interventi pubblici e libri per realizzazione di se, ma per una missione umana che per altro, nel suo medesimo schema mentale, dovrebbe essere appannaggio del maschile. Mentre viene da chiedersi se l’appannaggio del femminile che è la chiave di volta del suo successo editoriale non sia più di facciata che di sostanza: la donna del suo libro è intelligente, sensibile, accogliente, dotata di finezza psicologica e l’innata empatia a cui è destinata colei che porta su di se la biologia della relazione, la psicologia della differenza del materno, ma come sanno tutte le donne che lavorano la notte, e scrivono di notte: quando di notte non dormi – di giorno sei più stronza del solito.
Per cui le cose sono due – o di notte scrivi due righe oppure c’è il caso che come madre, lasci parecchio a desiderare.

E infatti molte donne quando nomini Costanza Miriano hanno il fumo negli occhi. Per quel disconoscimento, per quell’assecondare le logiche del potere: dice che la chiesa non discrimina le donne, ma è tutta contenta che le donne siano invitate a parlare – segno che dovevi esserti accorta che fino a cinque minuti fa non le invitavano affatto (mia madre, per esempio mi racconta, che anni fa, in occasione di un colloquio accademico alla gregoriana, la fecero aspettare nello stanzino delle scope, nevvero) dice che si sente discriminata non come donna ma come madre, eludendo quanto la proiezione di maternità future, mandi in vacca il lavoro di tante donne che madri non sono, nonché il fatto che beh – i maschi per il momento i figli non li fanno.

E certo, ci si può arrabbiare con questa signora che mette il capo reclinato di facciata e poi sfonda come giornalista, Ma ci si ricorda anche il vecchio concetto di Masquerade, con cui la pioniera della psicoanalisi freudiana Joan Riviere, descriveva lo scimmiottamento di una sottomissione di genere, a cui le donne spesso involontariamente si sottopongono nella lotta alla sopravvivenza sociale e relazionale di una struttura societaria edipicamente strutturata, in cui sia mai che voglia io tradire le aspettative del padre, corro il terribile rischio di un calcio che mi allontani, che mi scagli via dalla mia posizione di figlia prediletta. Simulo allora il ruolo psichico della bambina brillante ma mansueta, dichiaro di colonizzare lo zuccheroso territorio del focolare, in modo da poter dire che non pesto i calli a nessuno, né a te marito, anche se non si parlerà mai di te, né a te padre sociale e culturale, padre chiesa, altro che madre chiesa, potere tutto maschilmente declinato.

Non si tratta di psicoanalizzare selvaggiamente una donna che non conosciamo, e non si sta certo a trarre indebite inferenze su un privato che è precluso. Si psicoanalizza piuttosto la femminilità di un momento storico, di un contesto politico e culturale, il nostro, che ha tanta voglia di mettere la testa nel futuro, ma che tiene i piedi impregnati nel passato, in una pastoia che non si scolla e che anzi, moralmente ed emotivamente ti ricatta: guardate oggi la situazione concreta delle donne nel mondo delle professioni, i ricatti e le possibilità: tu donna che lavori, se fai figli non sarai vista come madre, se fai la madre non sarai vista come lavoratrice – io padre/stato ti dirò sempre che mi hai tradito.

Alla fine, intorno a noi moltissime donne si stancano e si spaventano all’idea di ingaggiare sfide che sono simboliche in ultima istanza, ma molto materiali in prima e in seconda, e come la Miriano optano per una gioiosa mascherata. Tuttavia, questo alla fine produce un modello che si perpetua, e che finisce col sacrificare chi socialmente ed economicamente non ha la possibilità di adottare scorciatoie. Non a caso, Joan Riviere era una signora ricchissima, una rampolla dell’aristocrazia inglese, le sue epigoni possono pagarsi una colf che raccolga i doveri muliebri della cura domestica, ma la dove le signore non hanno i soldi per comprarsi libri di postmoderna consolazione estetica, si sposano e si sottomettono allo straccio sui pavimenti, senza la nobile consolazione del lavoro come dovere sociale.

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47 pensieri su “Ninotchka reloaded

  1. Sono sicuro che – prima o poi – in questa clamorosa novità riuscirò a trovare qualcosa che non mi va (rima!). Nel frattempo, per te, un fior di in bocca al lupo 🙂

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  2. Bellissima foto e blog più “pulito” del precedente, il che a me piace. Sul pezzo, vabbè, la Miriano è davvero un classico intramontabile, dovrebbe sposarsi Langone tanto per completare il quadretto 🙂

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  3. Bentrovata, in nova forma mutata.
    Dici bene. Io a tutto ciò aggiungerei un detour per l’immagineario della santa, di fatto l’unica donna autorizzata a parlare nel mondo cristiano premoderno.
    Che un po’ sto tiro da santa la Miriano se lo vuol costruire…

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  4. Bello il nuovo blog.
    Lo scritto mi è piaciuto, soprattutto quando hai parlato delle donne meno dotate di mezzi economici e delle loro difficoltà.

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  5. Prima di tutto ben ritrovata, che bello che bello che bello. 🙂
    Poi il pezzo, unito al commento di Paolo, mi fa pensare a quelle sante travestite che ben ben prima del femminismo furono sante proprio perché avevano assunto virtuosamente la maschera della mascolinità, mentre ora che la donna che si fa “uoma” (cioè la femminista da vecchio cliché, la donna in carriera, tutte queste cose già muffite ma per la Costanza l’altra invece nemmeno acquisite) è brutta e cattiva, ed allora bisogna virtuosamente assumere la maschera della femminilità.

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  6. bella grafica, sobria e chic, e quella foto poi, Ella e Marlyn, smagliante coincidentia oppositorum. Il primo post su Costanza Mammorum Sottomissorum, è folgorante. Le metamorfosi a volte sono molto meno dolorose di quanto si creda, almeno agli occhi chi le osserva (con empatia). Continua così, sister

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  7. buh! concordo con any_w riguardo all’eleganza di questo nuovo salotto e con bianca mollicone riguardo al soggetto trattato nel pezzo.
    Ho portato 2 sfogliatelle per festeggiare la nuova casa, com’era tradizione, nella vecchia, quando c’era una bella ricorrenza: si può o sporchiamo di briciole cazzarelliste tutto il parquet? (c’ho l’horror vacui da regolette frangimaronen)

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  8. bellissimo pezzo e pure la foto. e questa frase-mondo, che dice il mondo che ho intorno, che dice: salvare la sehnsucht per il mondo perduto, e le occasioni per il mondo presente.
    l’ho trascritta, a mano, su un post-it, poi su un’agenda, poi qui per ripensarci, che è una frase – mondo. e nell’agenda c’era scritta quella frase di gottfried benn che dice: nel buio vivere, nel buio fare quel che possiamo.
    grazie zauberei.

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  9. Ciao Costanza, bella casa nuo… Cavolo, non mi ero pulito le scarpe e ti ho sporcato la moquette ecru!
    Non mi esprimo sulla Miriano, ho solo pensieri poco positivi su tutte le possibili sfaccettature del personaggio così come descritto

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  10. See, non lo fo per piacer mio; modi che mi indispongono e indispettiscono; qui c’è da arrabbiarsi ed arrabattarsi, tutti i giorni, uomini e donne – pur di buona volontà – che si fa una fatica bestia a mettere insieme il me col te, il noi coi pupi, i pupi col lavoro, il lavoro col frigo vuoto e la cesta dei panni piena, e la stanchezza col ci vogliamo bene – cerchiamo di essere sereni e farci pure due risate. (bello questo posto 🙂 la foto è bellissima, loro due lì davanti, ma anche sulla terza dietro, si potrebbe scrivere 🙂 )

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  11. eccomi.
    concordo con l’idea che per fare la santa, madre, moglie e lavoratrice di successo bisogna avere i mezzi per poterselo permettere. da sempre. la storia è piena (anzi, è vuota) di donne che tiravano la carretta come potevano, crescevano i figli da sole e come ringraziamento si pigliavano botte e sermoni per la loro scarsa disposizione alla ieraticità.

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  12. Sai che cosa mi hai fatto venire in mente? Una ferita ancora aperta-mah no, diciamo una cicatrice vistosa- che mi sta addosso da quindici anni. E cioè le donne amiche, care e vere tra l’altro, che hanno fatto carriera, non hanno figli e mi dicono: Sì, certo, tu hai fatto un’altra scelta…
    Che ovviamente è stata la maternità. Me no sto zitta, per amore e perché vedo la ferita loro che non hanno saputo riconoscere e quindi curare e mi si stringe il cuore più per loro che per me. Ma sono femministe, sono intellettuali, sono intelligentissime e sono complici. E non lo sanno.

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  13. ah, tres chic questo nuovo blog! Ci tenevo acommentare nel post inaugurale, anche se non ho molto da aggiungere a quel che dici sulla Miriano. Tranne che ha anche un pessimo gusto in fatto di frequentazioni ( era tutta un cicci pucci con Camillo Langone di Libero, e ora tiene convegni con Mario Adinolfi). Ma possiamo coninuare a chiamarti Zaub?

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  14. Buona sera Costanza,
    ben trovata innanzitutto, mi piace molto finalmente poter assegnare un volto a una interlocutrice così forte. Questa cosa che hai scritto mi riporta alla mente il concetto di ketman utilizzato da Czesław Miłosz nella “Mente prigioniera”. Milosz ha descritto le diverse categorie del ketman applicate (dagli intellettuali, ma non solo) per sopravvivere nelle democrazie “popolari” dell’Europa dell’est. Il comportamento consiste nella dissimulazione delle proprie reali opinioni, fino al loro ribaltamento e alla loro negazione pubblica quando il silenzio non sia sufficiente a dare testimonianza di “fedeltà” al regime. Niente della “gioiosa mascherata”, ma un meccanismo di dissimulazione interessante. Tra l’altro il ketman è un termine islamico tratto da un libro del 1865, “Religions et philosophies dans l’Asie Centrale”, scritto da un autore, Joseph Arthur de Gobineau, che fu il fondatore del “razzismo scientifico” moderno (il libro era il “Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane”, scritto tra 1853 e 1855). Ne scrisse anche Christopher Hitchens su Slate, qui http://www.slate.com/articles/news_and_politics/fighting_words/2004/08/the_captive_mind_now.html L’articolo di Hitchens, non uno dei miei paladini in tema di pensiero sull’Islam, si riallaccia però al tuo tema citando il ketman a proposito delle donne iraniane e di “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi: “Driven from the university by Khomeini’s goons, Nafisi inaugurated a secret parallel seminar in her own home, where the doubly oppressed young women of the campus could continue their study of classical literature. For part of each dreary week, they could take off their disguise of compulsory headgear and chador, wear ornaments, literally let their hair down, and discuss the lasting significance of Jane Austen, Henry James, Vladimir Nabokov, and Saul Bellow, among others. Both of Milosz’s paragraphs above are vindicated by the book. The young women discover that the personal is indeed highly political, but not in the sense that the mullahs and clerics intend. For instance, while there may not be a perfect “fit” between Stalinist cultural bureaucrats and Islamist ones—the latter being more fascinated and horrified by sex—what is to us a highly “traditional” novel can spring to vivid life in these conditions if it shows a Henry James heroine, say, doing what an Iranian girl cannot and rejecting a suitor chosen by her family. Indeed, half of the subversion practiced by this female school is the result of insisting that religious propaganda be taken at its own face value. Otherwise, satire would be impossible. Of especial interest is the moment when classes are still just “open” and Nafisi takes on the Islamists by putting The Great Gatsby (the banned novel itself, not the character) on public trial, with herself in the dock. The literal-minded do what they must do as prosecutors, and the ironic do as much as they dare”. Tra l’iran di Khomeini e la Chiesa della Miriano chissà quale ketman scegliere…

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  15. Costance non mi piace, ma tu si e molto. Io appartengo all’insieme dei lettori che trovano i tuoi scritti troppo lunghi e complicati per non essere specialistici.Tuttavia sono attratta dalla tua forza. Continuerò a leggerti con la frustrazione di non capire sempre e mi concederò il lusso di non completare la lettura quando capirò troppo poco. Ciononostante ci sono scritti che mi fanno compagnia e meditare, non è poco.
    Buon lavoro, ragazza.

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  16. Una piccola visita di cortesia nel nuovo appartamento mi porta a scoprire la bella foto (che già conoscevo) di Ella con Marilyn che rende ancora più arioso e lucente il locale. A rileggerti, dunque !

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  17. Anche io trovo affascinante Costanza Miriano, non penso che sia ipocrita, anche se ovviamente dice cose che mi fanno rabbrividire e che non trovo logicamente ben fondate. Ho letto i suoi libri e sono anche andata ad un suo convegno, ed ho capito che la cosa che mi attrae è come Miriano prende le mosse, -lo dice lei ma secondo me è anche chiaro da come scrive, nonché dal successo che ha avuto-, dall’osservazione che le persone intorno a lei soffrono. Poi ecco, le sue soluzioni sono per infiniti versi da criticare (sono classiste, sessiste, eteronormative, violentemente etnocentriche, eccetera), ma l’idea che lei parta da una sofferenza vera, diffusa, in particolare un’incapacità delle persone a vivere una vita di coppia anche quando vorrebbero, anche con partner che amano, per me è molto forte.

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  18. Domanda – hai presente il personaggio di Serena Joy ne Il racconto dell’ancella? Beh, a me il Masquerade con declinazione religiosa fa pensare esattamente a questo personaggio. Per certi versi le analogie sono davvero inquietanti.
    A parte questo, buon inizio, è sempre bello leggerti 🙂

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  19. Sono un po’ in difficoltà con certi tratti cattolici, specie l’ipocrita negazione dei propri desideri di grandezza (che tutti abbiamo, pure loro insomma), quindi mi allineo alle reazioni infastidite delle altre donne, di panza. Poi vero che il dilemma così ben delineato da te è un passaggio obbligato per tutte le donne che diventano lentamente adulte nel nostro contesto storico-sociale. Con la variabile nuova dell’avere questa superficiale libertà di fare quello che ti pare (Personalmente a far fatica a quadrare il cerchio lavoro/ruolo mammo mi son sentita e mi sento tuttora pure stupida a volte, perchè parrebbe tutto possibile e com’è che non ci dormo) E ok, messa come la metti tu fa perfino scattare un po’ di solidarietà di genere. Come dire, la battaglia tocca a tutte, son modi diversi di armarsi. Ciao Costanza.

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  20. Per me la Miriano può pensare e scrivere quel che vuole e vivere il suo cristianesimo-cattolicesimo nel modo più ortodosso e tradizionalista che le pare. Il problema non è questo, E può frequentare chi ne ha voglia, personalmente non conosco personalmente gli amici famosi della signora. E non mi piace nemmeno quell’anticlericalismo un po’ superficiale che sfocia il più delle volte in pregiudizio nei confronti dei credenti che vengono trattati come bestie rare. Totale biasimo infine per quegli spagnoli che volevano censurare i suoi libri.
    il problema però è sempre la credibilità delle persone, anche quelle distanti anni luce dalla nostra mentalità e dalle nostre convinzioni. E la Miriano a me non risulta affatto credibile, penso stia studiatamente recitando una parte, non dico che la sua fede sia fasulla, non ho elementi per farlo e dovrei conoscerla personalmente, ma tutto il resto, i libri dai titoli osceni, o le interviste ad esempio, dove dice e si contraddice (tipo: dice di essere aspirante casalinga; allora perchè non lo fa visto che – sempre lei – dice allo stesso tempo di pagare una persona per le faccende di casa?) la rende ai miei occhi abbastanza stucchevole dunque irritante.

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  21. Oh, che bello qui! Finalmente ti posso ri-leggere in pausa pranzo in ufficio (l’altro blog me i filtri aziendali me lo bloccavano come seito pornografico, mah) e non di notte che mi ballano gli occhi e ho il cervello depotenziato.

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  22. Foto fantastica, blog molto bello!
    Giusto una piccola aggiunta alla questione Miriano: a dilà della questione che scriva di notte e di giorno, con la colf o con i bambini accuditi dalle nonne, questa signora non fa mica semplicemente la “giornalista e scrittrice” (che si definisca così fa parte dell’understatemente che usa a mo’ di maschera, come dici tu) ma la teorica o l’ideologa: ruolo e funzione non solo decisamente maschile, ma anche di stampo prettamente moderno.

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  23. Beh, un salutino proprio ci voleva nella nuova casa. Mi sento un po’ un’intrusa che entra di soppiatto in casa altrui quasi con soggezzione davanti al tuo disvelamento. Ma è bello esser qui come là anche se quell’ “erlebnisblog” fu quello che mi attrasse e mi incuriosì a seguirti e cercarti anche in ciò che non sempre capivo e sempre zauberei resterai. Buona nuova avventura, l’inizio è bello.

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