Poli per noi

Gira molto in rete in questi giorni, questa bella intervista di Paolo Poli. Leggetela, è – come tutto quello che lo riguarda – estremamente piacevole, godibile, accattivante. In questi giorni ha spopolato facendo contenti sinistri timidi e liberali a corrente alternata, per il suo molto estetico e molto reazionario esordio: il matrimonio tra gay? Che rottura di coglioni!

A questa esternazione seguivano poi, una serie di considerazioni e ricordi sul suo passato, sulla sua famiglia con la sua elegante autoironia. Si racconta figlio di una famiglia numerosa, parla di un padre affettuoso che lo accettò così com’era. E allude alla storia della sua vita di omosessuale come dominata da un’aristocratica solitudine.
Ma cosa c’è di meglio per la nostra coscienza infelice in materia di diritti di un omosessuale che si autoproclama saltimbanco di lusso, che edulcora le angherie subite da una larga fetta di cittadini in forma di estetiche solitudini, come massimo della sfiga, che mette l’idea tutta pratica e tutta concreta del matrimonio nel calderone dei riti piccolo borghesi dell’apparenza assolutamente ininfluenti per la qualità della vita del paria da salotto? Ecco, a dire la verità a me Paolo Poli, fa un po’ arrabbiare.

Da una parte l’intervista di Poli rientra in un certo filone antropologico che unisce certa gente di teatro con certa gente delle arti figurative o della produzione letteraria. Questa antropologia tratta da sempre tutto ciò che è politico come troppo proletario, inestetico, noioso. Costellano un diverso arcipelago di caste, dove l’originalità di un linguaggio espressivo garantirebbe la posizione più prestigiosa – il Contatto Con il Mondo dell’Arte e delle Cose Belle – in una rivisitazione mai estinta e che non passa mai di moda di un certo dandysmo alla Dorian Gray, la cui stucchevolezza dipende dal talento di chi la indossa. A Paolo Poli si può perdonare, a certi altri figuri che si ha la sventura di incontrare in qualche cena tra amici molto di meno. Questo snobismo da alato carme, chiamiamolo così conosce diverse declinazioni, a seconda della miopia o della nevrosi di chi lo indossa. Non credo sia il caso di Poli, che con ogni probabilità è uno zio meraviglioso, ma spesso si esprime con un certo disprezzo per i bambini e la famiglia, e guarda le madri con supponenza, altre volte ostenta una falsa ironica disillusione in fatto di diritti e di povertà, che ha il pregio di essere scambiata qualche volta per grande amarezza, ma molto spesso per quella simpaticissima e adolescenziale strafottenza della scorrettezza politica. Spesso, è la soluzione di compromesso – virata a un narcisismo commercialmente fruibile – a un’infanzia non proprio smagliante.

Dall’altra, c’è questo perverso meccanismo di difesa che individuò Anna Freud, l’identificazione con l’aggressore, che in misura diversa tenta sempre i gruppi sociali vittime di una forma di discriminazione. E’ quella cosa perversa per cui ogni tanto un ebreo che sta pensando a tutt’altro, si trova davanti a uno che percepisce antisemita e comincia a parlare di soldi, nell’inconsapevole corsa a garantire lo stereotipo. Non parlerebbe di soldi, non gli importa in quel preciso momento, né gli importa più di quanto interessi ad altri in assoluto, ma il costo della discriminazione – probabilmente intrecciato a sue vicende personali – lo porta a rassicurare l’aggressore indossando i panni mefitici che quello ha cucito per lui. Non tanto lontanamente si comporta l’artista che dipinge l’omosessuale come destinato all’isolamento del gruppo sociale, che ostenta il graffiante anticonformismo che non disturba i conformisti, che rassicura l’interlocutore dell’inconsistenza dei bisogni dei soggetti. Sono nato finocchio – dice Paolo Poli, con una soluzione narrativa efficace – ma che pace per lo spirito che quello si chiami da solo con il termine della discriminazione! Com’è simpatico! Com’è ironico! Grazie davvero grazie.

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18 pensieri su “Poli per noi

  1. Vale davvero per gruppi sociali, estesi o meno. Per quelli che consideriamo altro da noi. Ed è confortante per molti incontrare un napoletano , un romano, chiassoso casinista e neomelodico. Quando poi non aderisci al cliché ecco che ti si rivolgono con un : ” non sembra proprio che tu sia napoletano/romano/finocchio etc etc. ..

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  2. Azzeccatissimo. Sarà anche forse che, a 85 anni suonati, non ha voglia di ripensare da zero l’impostazione che ha dato alla sua vita?
    Spero che, almeno nel caso di Poli, possiamo escludere il voler essere originali a tutti i costi.

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  3. Credo che la posizione, comunque politica, di dire “sono omosessuale e contro il matrimonio” vada riconosciuta, Politicamente, appunto – anche con le sue eventuali sgradevolezze di contorno quando presenti, senza ridurla a “soluzione di compromesso per un’infanzia non proprio smagliante”. Sai quante persone omosessuali vedono una più libera organizzazione di coppia come parte integrante del senso della loro scelta diversa? Che derivi dalla loro storia personale (ma quale scelta non ne deriva?) non capisco cosa cambi.
    Alla fine Poli in sostanza non vuole negare nulla a nessuno, dice “facciano quello che vogliono, per me va bene”: il che mi induce a vedere e rispettare la sua posizione “in sé”, al di là del suo essere irritante o meno.

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  4. Mi dispiace, questa volta, di non essere d’accordo. Secondo me sei stata troppo severa. Conosco altri che, come Poli, non sono propensi ad identificarsi 24h su 24 con il gruppo che condivide il proprio orientamento sessuale. O meglio, a orientare i propri giudizi in base a quell’appartenenza, facendo costantemente attenzione la pericolo che quanto dice possa nuocere alla causa. . il “che coglioni!” può essere benissimo riferito al matrimonio in sé, incluso ovviamente quello etero, o a un complesso di valori e aspirazioni legati alla famiglia, in cui si può anche non credere. Fa un po’ il paio con quanto diceva Sordi a chi gli chiedeva perché non si fosse sposato: ma che, me metto n’estranea in casa?. Io non ci vedo un meccanismo di identificazione con l’aggressore nel senso che lui non si sente aggredito. E’ perfettamente consapevole, immagino, del fatto che intorno a lui l’aggressione esista, in una società che è ancora sostanzialmente omofoba; ma lui questa cosa non la vive. E’ un privilegiato, quindi dice questo perché può permetterselo? Forse. Non è colpa sua, nella sua posizione vedo il merito (artistico), non la colpa. E non lo qualificherei come snobismo, dire questo può far pensare alla violazione di un principio etico di solidarietà intesa come dovere. Ma quando la solidarietà è un dovere , da soddisfare anche quando non è intimamente sentito, secondo me serve a poco. Lui la pensa così? Possiamo dissentire, ma non diciamo che un gay dovrebbe pensarla diversamente. Nessuno “deve” pensare una cosa , e quanto a esprimerla, beh, quando lo fa rappresenta solo se stesso, quindi io esito a giudicarlo. IL problema nasce, semmai, quando uno la esprime pensando di rappresentare anche altri, o lasciando che altri lo credano; ma non mi sembra questo il caso.

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  5. Tu la consideri una bella intervista, ma io ho i miei dubbi. Un bravo giornalista alla paraculata del “se uno vuole un figlio, può adottarlo”, quando é chiaro che non é possibile, qualche ragionamento in piú glielo avrebbe richiesto. Va bene essere artisti, ma rispondere a suon di boutade ci riusciva persino Giovanardi intervistato da Marzullo/Crozza (molto meno brillantemente, certo…)

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  6. credo che sia figlio di un’altra epoca, della sua cultura e della sua educazione. ha ottantacinque anni, nel suo modo si è sempre esposto in prima persona, anche in tempi in cui non era per niente facile non nascondersi.
    hai ragione, ma lui è sempre stato così e mi sarei stupita del contrario. il problema è chi strumentalizza le sue parole per dire: lo vedete? non servono diritti e tutele, si può vivere benissimo senza.
    un bel mondo è quello in cui uno può anche scegliere di non prenderseli, i diritti. ma lo può scegliere solo se ci sono.
    dopodiché, pretendere che tutti combattano lancia in resta per ottenerli è utopico, e anche, credo, sbagliato.

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  7. È la posizione privilegiata di un privilegiato, che lui ha sempre sostenuto, perchè ovviamente è un suo diritto, ma che secondo me dovrebbe e potrebbe essere in grado di relativizzare pensando ai diritti altrui. Costanza Miriano ha anche lei le sue tesi sulla posizione della donna, tesi legittime per carità. Tuttavia discuterne l’opportunità politica e etica non solo è lecito ma io lo trovo doveroso.

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  8. Ho letto di recente l’autobiografia di Poli – organizzata in ordine alfabetico – e ne ho tratto un’impressione del tutto diversa da quella emergente in questa intervista. Non so se gli hanno forzato la mano. Scusate l’Ot. Per il resto concordissimo.

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  9. che bel dibattito grazie a tutti dei bei commenti!
    Devo rispondere cumulativamente, perchè sono stanchissima e insomma non ce la faccio a far meglio. Ma accolgo una serie di suggestioni.
    Trovo che l’intervista sia molto bella, perchè è impossibile che Poli non faccia cose belle, e anche qui si conferma. Esteticamente mi piace, lo trovo fascinoso come sempre. Ha molta ragione chi per altro identifica certe posizioni e vezzi anche ancorate all’età e al carattere. Ma, Laura contestare e non essere d’accordo non vuol dire non riconoscere. Vuol dire esattamente il contrario – riconoscere e dire che non si condivide. Il riduzionismo alle categorie analitiche, beh se lo applico altrove lo fo ovunque, non posso toglierlo quando mi fa comodo. Io sono per il matrimonio anche per le coppie eterosessuali, e ho un mio personale parere comprensibilmente non condivisibile sulle convivenze. Capita.
    ma soprattutto, il tema era politico. Poli è un personaggio di spettacolo, come oggetto pubblico giudicabile nella stessa misura in cui giudico politicamente un Philip Roth quando parla di donne. Ma come in quel caso, colgo l’occasione che ha una certa classe di esortazioni presso il pubblico. E si, per me si tratta di un alibi e un perdono a se stessi. Non so se Poli possa fare come gli pare, ci sto pensando. Noi però non siamo Poli.

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  10. Ecco, mentre leggevo i commenti pensavo proprio questo: mi sa che Poli non può fare come gli pare. Non può farlo in un’intervista, perché rilascia delle dichiarazioni in merito a temi di interesse pubblico e se ne deve assumere la responsabilità, e può benissimo farlo continuando a esprimersi con la consueta irresistibile ironia (anch’io lo amo). Poi però ho anche pensato: e se Poli stesse facendo un triplo salto mortale? Se si stesse esprimendo vagamente contro la morale progressista di chi vuole il matrimonio gay per non allinearsi a nessuno ma per dire che lui è gay e TUTTAVIA si può esprimere un po’ come gli pare, e non come tutti si aspettano? Resta però il problema della facile strumentalizzazione di un’intervista così, ma forse è un rischio che si sente di correre.

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  11. Cara Costanza,
    io invece difendo Poli – e difendo noi stessi.
    Sarà che sono fiorentina (mugellana, vieppiù), sarà che sono pittrice e che vengo da una condizione familiare di padre (adesso, dopo anni di terapia) molto amato, artigiano e imprenditore, che spaccandosi le ginocchia a batter lamiere (è carrozziere, lo so, non tutti lo possono fare) mi ha insegnato molte cose.
    Io invece rivendico quello che ha detto Poli, e rivendico il diritto – come donna, amica di mamme con prole che guardo perché giustamente esse volgiono tornare ad avere una vita propria oltre le mura domestiche – che l’ambiente di provenienza non c’entra – pardon- proprio un bel niente. E questo lo dico nella misura in cui una persona nella media può aver assolto la formazione obbligatoria della scuola pubblica.
    E mi dà piuttosto un certo fastidio, il cercare di trovare somunque e sempre il “mapperò”. Abbi pazienza, so che non te ne offendarai se sarò sincera.
    Detto ciò, concordo in toto con Papullo1952, Laura A., Vincenzo.
    Sarà che invece che io, chi targa come snobismo l’esser sé stessi (ammesso che in questa casistica rientri Poli, e me lo auguro per lui e per noi tutti) ecco… mi iniziano a prudere (metaforicamente) le mani.
    Buona domenica a tutti

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    • lisa qui non è un mapperò per la qualunque – è un mapperò molto coerente con le mie posizioni lungamente espresse altrove, che credo conoscerai. Io non me la prendo di sicuro, mapperò o si argomenta o se no ciccia. Nel senso che al dibattito il tuo pruritino non aggiunge molto. Trovo questa posizione collusiva con una politica reazionaria. O argomenti che a questa posizione sta bene colludere, o argomenti perchè non lo è, ma che sia la tua cara, con tanto rispetto per il babbo non è che a noi ci cambi molto.

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      • Cara Costanza,
        di sicuro non ti cambierà molto, né pretendo di apportare chissà che contributo ai commenti – lungi da me, davvero.
        Constatavo solo che i “mapperò” a cui mi riferivo – ovviamente una lettura tua, un modo di essere e pensare tuo che certo riconosco dopo averti tanto letta (e ci tengo a precisare, anche con un certo affetto: mi hai fatto conoscere più cose tu con il tuo blog che altri con cento libri), e che so bene non essere per la qualunque, ma per aprire un dibattito, non so, oggi mi hanno un po’ stizzita. E che ti devo dire, scusami, sarò io troppo irritabile.
        Sarò pure reazionaria e collusiva, non lo escludo affatto – solo che mi fa un po’ sorridere che una posizione un pochino fuori dal coro del “eh ma Poli di qui, e Poli di là” (perdonami l’approssimazione, se vuoi ti scrivo in privato o nello zauberfumoir, come credi meglio) come ho accennato nei commenti susciti questa reazione, ecco. Tutto qua.
        Ho portato l’esempio di mio padre e della mia esperienza di vita, e di ciò che penso.
        E anche qui, come dicevo sopra, niente di che. Quindi, liberissima di cancellare, se non ritieni che un intervento a livello di esperienza personale e, al limite, di eccessiva identificazione col Poli possa non giovare al dibattito. Alla fine, siamo sempre in casa tua, no problem.
        (cancella pure qs commento o gli altri, nemmeno io me la prendo più di tanto… qualche anno di terapia sarà pur servito a qualcosa! Si spera 🙂 )

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  12. sono d’accordo con chi invoca gli ottantacinque anni passati col vento contro, e anche il bisogno di obbedire alle regole del personaggio irriverente. Poi, nel suo parlare cosi dolcemente della propria famiglia di origine e allo stesso tempo lamentare la noia del matrimonio normale ci sento una contraddizione dolorosa, come se scendere a patti con una condizione di mancanza di diritti e le sue rinunce non fosse stato poi cosi allegro e ovvio. Il che spiegherebbe la stizza, cosi solleticata dall’intervistatore, sull’argomento. Ma son supposizioni e come giustamente si dice qui è il peso politico e non autobiografico di questa opinione la faccenda rilevante.

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  13. cara Costanza, grazie di avermi fatto ripensare a Paolo Poli, l’intervista è proprio …lui, da cima a fondo, e mi ha richiamato altre sue che avevo letto, altrettanto godibili e immediate. L’avevo conosciuto di persona, quando mio padre amministrava il teatro della mia città, e io ragazzina mi incantavo ai suoi spettacoli, quelle piume, quei giovanotti sfrontati intorno a lui sul palco, i suoi lustrini…ha fatto tanto, tantissimo, per affossare i tabù in un’epoca in cui era molto difficile. conosco la sua opinione sul matrimonio del gay, molto ‘fresca’ e rispettabile. Non toglie nulla alla sacrosanta rivendicazione dei diritti

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