Righe private sul caso Cucchi

Alcune cose che ho bisogno di dire, e che lascio così sulla pagina – destrutturate – perché la struttura mi pare in questa occasione una forma d retorica, che fa attrito con la gravità degli eventi, e con la mia risonanza emotiva a questa vicenda. Ieri c’è stata la sentenza del processo Cucchi e tutti gli imputati, medici e poliziotti sono stati assolti Quindi faccio un post insolito che rinuncia a porre relazioni, per il bisogno di dire delle cose che non hanno soluzione – e per la sensazione che forse sia meglio non darne. La spiegazione, anche la denuncia sociale, anche la logica rabbiosa, è sempre un aggiustamento, è un compromesso, e un tentativo di svolta evolutiva. Ma parte della mia reazione forte alla sentenza Cucchi sta in una sensazione di vanità, di svolte che non si compiono.

  • Per quanto fascinoso il concetto di cattiva infinità che sta dentro all’assenza di testimoni che riportino la flagranza di reato, un prigioniero in ospedale, è un soggetto costretto ad essere affidato a delle persone che si trovano ipso facto nella posizione di O FARE BENE O ESSERE INCRIMINATI. Terzium non datur. E’ l’asimmetria che lo prova. E’ come una madre con un bambino. Si fa male? Colpa tua. Un cane lo morde? Colpa tua. Cade? Mangia una cosa che gli fa male? Colpa tua.
  • Rispettare le sentenze è un concetto importantissimo per la tutela della democrazia, in cui io non smetto di credere adesso. Eppure per la stessa tutela della democrazia, e anche a fronte di altri fenomeni recenti – Genova già lontana, ma la polizia che carica dei manifestanti assolutamente pacifici è cosa di ieri, per non parlare di altre molto discutibili sentenze, tipo il caso Ruby– mi fa contestualizzare questo processo e chiedermi se non rispettare questa sentenza, mettere in discussione qualità del procedimento e intenzioni dei giudici non sia un altro modo per difendere la democrazia
  • Ci sono due vie per cui la sentenza ci colpisce emotivamente. La prima se ci sentiamo figli, e pensiamo a noi che siamo stati figli, figli che hanno fatto tardi la sera, figli che hanno fumato o hanno avuto cari amici che fumavano, figli che hanno pensato alla polizia con la sfida dei figli o con la fiducia dei figli, perché la polizia è il padre, farà molte cose che non ci piacciono, ma è innaturale che il padre ti ammazzi. Così come figli o malati siamo andati in ospedale, dai medici dinnanzi a cui di solito facciamo i bambini, e ci lamentiamo, e magari i medici si sbagliano e magari i medici ci trattano con supponenza, e magari si distraggono, ma non ci ammazzano. Ci prende un terrore, allora a pensare a Cucchi.

    La seconda è se ci pensiamo genitori, pensiamo ai nostri figli che crescono a quando cominceranno a fare le prime stronzate che tutti o quasi abbiamo fatto, e non li potremo controllare, perché ci devono passare, e pensiamo al fatto che il mondo è fatto da genitori che inventano altri genitori – e se fa una stronzata sto mio figlio un questore lo cazzierà e se fi fa male una dottoressa lo guarirà, e invece. Te l’ammazzano.

  • Un abbraccio alla famiglia Cucchi, che comunque ha fatto qualcosa di utile per il paese anche se adesso si sentiranno perduti nella perdita.