Buon viaggio

Si amava moltissimo, a dire la verità. E siccome la credenza di fronte alla tavola da pranzo, aveva uno specchio nel mezzo, la moglie gli aveva cambiato il posto, così avrebbe smesso di guardarsi di tre quarti magari mangiandosi un po’ le guance, o aggiustandosi i ricci sulla fronte.
Aveva bellissimi riccioli in effetti, riccioli di infanzia allegra forse, spioventi sopra la cocciuta ambizione. 
Che fortunata combinazione. 

Si amava moltissimo e amava le cose che faceva, e le persone che sceglieva per se, e la politica che aveva scelto per se e per il suo mondo e per i suoi cari. Una scaltra ironia dissimulava la forte serietà dei suoi affetti, lo stare in fondo nelle cose, e una sapida ammirazione per il potere, talvolta persino urticante, creava confusione, nascondeva il tratto modesto e forse poco elegante, di una gran brava persona.
Gli piacevano i lustrini ma era un uomo onesto. 

In macchina cantava a voce alta, canzoni spensierate del dopoguerra che gli aveva messo la molla al culo, aveva una macchina grossa e solida di uomo arrivato, una moglie simpatica e un figlio che gli somigliava, più di quanto entrambi forse sospettassero. Occupava molto spazio con la voce che simulava i clarinetti e le trombette, con il gomito che esorbitava fuori dalla macchina, con lo sguardo che si arrampicava sul confine della strada, come aveva fatto con le riunioni di partito, e come avrebbe fatto in certi sapidi e gessati consigli di amministrazione.
Era un ego esagerato eppure pieno di cose buone e trasparenti.
La macchina si riempiva di leggerezza e si filava come sulle nuvole. 

(sono stata a casa sua infiniti pomeriggi e mattine e cene e pranzi e colazioni. Sono stata nei paraggi di uno sguardo benevolo e mai fuori posto. Anni in cui prendevo forma piano piano e strillavo ambizioni e rivendicazioni e cercavo gatti e cuscini, ma anche politica, e destino e modelli e cosa fare e cosa non fare. Forse ci ho anche litigato, malmostosa arrogante e sommessa, forse l’ho anche attaccato in silenzio pensando alle sue debolezze. Ma quel modo di stare nelle cose, quel credere nelle passioni e nella politica e in quello che si sceglie e che si fa, è stato un regalo che non mi ero accorta di aver ricevuto.
Ciao Silvano).

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