Se n’è andato anche Pino Daniele.

Si spengono i cantanti che abbiamo amato. 
Alcuni cadono nella morte all’improvviso, altri vi affondano passando per l’ombra cattiva della democratica vecchiaia o della vendicativa malattia. Anche ai nostri cantanti infatti, sono venuti i capelli bianchi, e si sono seduti cautamente sugli sgabelli per via della schiena. I nostri cantanti hanno preso delle pasticche intorno ai pasti – per esempio l’omoprazen si sa, da molto conforto.
“Da venti milligrammi” ha detto il gastroenterologo al nostro cantante preferito.

Ce li ricordiamo lievi, trasparenti di malinconia disincantata, gli scrittori onniscienti della nostra infanzia. Magri svettavano sui palchi e nelle vite immaginarie, a fare sorrisi ironici e saputi. Perché quanto più i nostri cantanti si stracciavano le vesti per delle fidanzate perdute, per le esistenze complicate nelle frasi che ci facevano commuovere e sentire intelligenti, tanto più nelle interviste facevano spallucce a ogni disgrazia.

(Certi per la verità giocavano col fuoco, e s’ammalavano d’improvviso di morte sicura. Gli si intossicavano le ali e la voce, sparivano in fondo a una fogna di lusso, la gente la mattina si faceva domande accendendo la radio del cesso, poi li dimenticava. 
Poi, all’improvviso se li ritrovava di nuovo, risorti e incerottati, col vanaglorioso sorriso di sempre – e gli voleva ancora più bene.)

E siccome questi cantanti che abbiamo amato, hanno cantato con noi i nostri sentimenti, e ce li siamo messi in macchina per andare allo stadio, oppure ci si sono seduti accanto mentre frignavamo il desiderio di un bacio, o semplicemente stavamo alla posta con le cuffie nelle orecchie – noi e i nostri cantanti, siccome sono diventati così con una sorta di distrazione le parole delle nostre parole, e cene siamo appropriati come se il loro lavoro fosse una specie di nostra intimità, una canotta di lana, dei calzini di spugna – solo quando si spengono, questi nostri cantanti amati, solo allora ne scopriamo la lampante fatica intellettuale, il lavoro artigianale che c’è dietro una poesia, la tignosa determinazione di un’interpretazione. 
Solo allora ci sentiamo grati e dunque
Infinitamente tristi.

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9 pensieri su “Se n’è andato anche Pino Daniele.

  1. Questo è il secondo tuo post che leggo. Il primo m’è piaciuto. Questo di più. Anche se Pino Daniele, come musicista, non mi è mai piaciuto, non posso fare a meno di cogliere l’aspetto generale delle tue parole e apprezzarle davvero. Complimenti sinceri.

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  2. Visto il tema trattato, non posso esimermi dal generalizzarlo ancor di più e proporti un sito che in quanto a nostalgia non scherza: http://www.animamia.net/ Non ci si parla di canzoni, ma si affronta a più largo spettro il tema del mondo che ci cambia addosso tramite un elenco di quelle piccole cose insignificanti che hanno contribuito a renderci quel che siamo senza che neppure ce ne accorgessimo.

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