Amica cara, fatti uno skilift tutto tuo.

Cari. Qualcuno di voi ditemi, andrà in settimana bianca in questi giorni? ponderatamente? Se qualcuno di voi ci andasse ponderatamente io sarei molto contenta perché sarebbe segno di una possibilità vacanziera invernale sulla neve che non è da tutti, e perché siete evidentemente gente di personalità certamente, ci avete er fisico bestiale ma non solo, anche er carattere bestiale ecco – oppure come il caso di una mia cara amica, siete in partenza perché di tipo diciamo omnia munda mundis. Siete quelli che fanno un’esperienza sociologica nuova! Partite così verginelli avventurosi! Con il vostro dindarolo e il vostro savoir faire! Con tutto l’equipaggio del caso – un po’ alberti tomba un po’ indiana Jones! E magari, siete come la mia amica che la neve tipo l’ha vista nei film e nei fermacarte.
E dite, ahò c’è na prima vorta pe tutto.
La mia amica è avvocata. Dice, amministro li divorzi, che voi che sia una discesa libera.
Noi, non ne dubitiamo, e però ecco alcuni indicazioni atte a proteggere la mia amica dall’incresciosa ipotesi di perdere la causa socioantropologica tutta della sfida alla montagna incantata.

1. Il primo gadget di cui non bisogna privarsi alla partenza, è un certo qual disincanto di tipo materialista storico. Bisogna partire pervasi di marxistico splendore perché la prima cosa che scoprirete nella settimana bianca è un sicuro errore di partenza, una sorta di ottimistica prosopopea in merito alla vostra classe sociale di appartenenza: qualsiasi collocazione infatti voi avevate pensato per voi stessi – dal lumpenproletariato sino all’aristocrazia di sangue costazzurro scoprirete che in settimana bianca se spendono un sacco de quatrini, sempre troppi. Il giaciglio è il meno, è tutto l’ambaradan successivo che si pone nella sua unicità settimanabianca – come na racchettata su’ denti. Ci sono gli impianti, e questi impianti purtroppo non vanno avanti col fuoco dell’amore, e ci sono degli umani che guardano questi impianti – lo sa Dio con quali tremebondi contratti. Ma una cosa è certa, che un paio di questi umani li pagherete voi. C’è poi la scuola di sci, e l’attrezzatura medesima, che sarebbe sempre meglio avere, qualora si disponga di sei o sette reni, o chiedere in prestito da amici polirenuti.

2. Se non avete amici polirenuti fatti anche a vostra guisa e somiglianza, perché gli scarponi da sci di due numeri più piccoli creano disagio, potrete sempre affittarli. Ora però per quanto ciò sia in conflitto col marxismo di cui sopra, vi ricordo di conservare una prospettiva teologica di qualsivoglia orientamento perché con l’attrezzatura in affitto possono succedere incidenti incresciosi, e se si accorgono che siete dei novizi, si approfittano di più. Ricordo ancora l’ebrezza quella volta in cui nel mentre discendevo giovane e coloratona per le discesone, i miei scarponi da sci decisero in completa autonomia e senza alcun preavviso di rendere l’anima al signore e di scomporsi con spaccature vistosissime e improvvise. Non è una bella cosa, non è elegante, e poi ti senti anche più instabile di quanto già tu non ti senta. Guardate bene gli scarponi da sci che affittate, guardateli intensamente, se ci hanno l’inizio di una ferita narcisistica fateveli cambiare.

  1. Si potrebbe pensare che un buon rapporto col divino aiuti in altre prove collegate alla settimana bianca, quali naturalmente, l’apprendistato sugli sci. Il rapporto con il divino in effetti aiuta, ma non basta. Una catechesi ortodossa prima della settimana bianca, un ciclo di messe regolari tutte le domeniche, sono tutte cose che alleviano l’onta di una bestemmia ben assestata e quindi, e certo meglio partire preparati, tuttavia ormai è noto che il Signore difetta nell’appalesarsi solo allo scopo di infondere maggior forza d’animo, tace sempre tace quando uno si sente molto vergognoso. E sono sicura che si fa gli Affaracci Suoi in due momenti topici della settimana bianca ossia, alla prima lezione su gli sci, e al prima – ma diciamo pure er secondo e er terzo – tentativo di approccio con lo skilift.
    Infatti, la questione indecorosa è questa: a gli sci di voi non importa un cazzo, gli scì sono newtoniani, capito come, allora je frega di andà giù. Tendono, in linea di massima a seguire il loro istinto, che è un po’ quello della mela di Newton e questo potrebbe creare un’area di conflitto con le vostre decisioni. Per questo si cade, spesso si bestemmia, spesso si cade nella pancia di qualcun altro, e allora si bestemmia in due. Un trucco che io ho adottato ricordo per un certo periodo di una certa efficacia consisteva nell’abdicare al desiderio delle curve, per non contrariare gli istinti primordiali dei miei sci.
    Funziona, finché non si tratta di frenare.
    E bisogna frenare, per prendere lo skilift.
    Lo skilift, è quella cosa per cui quando voi andrete in settimana bianca, il secondo giorno potreste pronunciare il nome di Dio invano con altre 5 o 6 persone.

3bis.
E dunque. lo skilift. Amica mia che vai per la prima volta in settimana bianca. Lo skilift è una rotella di plastica appesa a una corda, che tu devi afferrare MOLTO LESTAMENTE e con MOLTA FERMEZZA onde ficcarla VELOCE COME UN LAMPO sotto al tuo culo. La ruota non sta ferma, sei che stai ferma, essa ti passerà davanti e tu la agguanterai con piglio atletico per portarti, sulla carta diciamo, in cima alla discesa. La prima occasione di bestemmia corale si creerà qui, perché se manchi la presa colla rotella da culo, quella si scaglierà con determinazione sul cranio di qualcuno che sta vicino a te, che potrebbe ora apostrofarti con iracondia mentre il sangue gli scivola dalla tempia. Ma tu non ti perderai d’animo amica, e abbrancicherai lo skilift successivo seppur vergognosa e pentita, e dammi retta TERRAI LO SGUARDO FISSO SUI TUOI SCI PARALLELI E ALLA GIUSTA DISTANZA. Non guardare il panorama, non pensare al sole sulle gote, non fremere temendo la discesa, ma concentrati, perché se non lo farai gli sci che seguono il loro istinto si divaricheranno e senza che tu te ne accorga PERDERAI LA TUA RUOTA LA RUOTA ROTELLERA’ SU NELL’AERE E TU CADRAI, E CADRA’ QUELLO DIETRO DI TE, E QUELLO DIETRO DI TE ANCORA, E COSI’ SEMINERAI MACERIE CAOS E VISITE DALL’ORTOPEDICO fintanto che, con la creazione di un montarozzo umano – di cui tu costituirai la base – si penserà di fermare lo skilift.
Come vedi amica, Dio non basta.)

  1. Ci sono comunque delle belle cose nella settimana bianca, e sono tutte cose però che hanno a che fare con il peccato. E noi amica siccome abbiamo una teologia consapevolmente storicizzata noi sappiamo nevvero che l’inferno dei peccatori altro non è che un meccanismo detrattivo nella speranza di non farti venire il diabete alto, il colesterolo a mille e il matrimonio a puttane. La settimana bianca in quanto luogo di postmoderna perdizione è in grado di procurare tutti questi satanici effetti, quindi nella fase preparatoria alla settimana bianca occorrerà adottare alcuni accorgimenti.
    Sul piano alimentare, te tuo marito e i tuoi bambini, dovreste evitare semplicemente di mangiare e nutrirvi di acqua minerale per un po’ di giorni, la sera magari potreste mangiare del pesce lesso o della pastina in brodo. Sulle alte vette infatti, vuoi perché l’adipe protegge dal freddo, vuoi perché la frustrazione abbisogna di compensazioni affettive surrogate, vuoi perché appunto galoppa il bizantinismo in doposci, è tutto uno spaccio di burri alpini, cioccolate densissime, grappe a dugento gradi, biscotti da dieci chili l’uno. Per una donna, e tu amica sei una donna, e per la donna madre, la situazione è ancora peggio perché le normali droghe di cui ci si nutre non circolano, oppure sono mal tagliate: i negozi di scarpe fanno schifo, se ci sono, e quelli di vestiti ostentato quasi esclusivamente terrificanti golfoni con le renne. Ci sarà sicuramente il negozio che rinfocolerà la questione del materialismo storico – vedi punto 1 – con una graziuosissima giacchetta con bordo di zibellino a 5000 euri, ma proprio mentre stai pensando al prestito agevolato che potrebbe elargire la cassa dell’avvocati, ecco li accanto la vetrina del pusher del colesterolo, con tutti libri bellissimi insieme alle cioccolate su come cucinare il colesterolo. Satana chiama in forma di porta che fa dlin dlon (in montagna, sempre porte che fanno dlin dlon) tu vedrai gente che ride buttando la testa indietro e ti sembrerà di vedere il paradiso. Faust ha fatto così con Margherita, ma che te credi.
    E sei fottuta.

Anche il matrimonio dicevo, in questa Bisanzio di pupazzi di neve, incontra una delle sue più grandi prove, e quindi le cose importanti da fare la settimana precedente sono due. A. ispezione qualche fantasia erotica del marito messa in disparte, con inusitata generosità ed energia, B. marito di amica mia, regalare un consistente sbrillocco, qualche paio di scarpe, alla tua mogliera.
Bisogna partire così insomma, uniti e neomelodici, perché le piste sono il regno del pornosoft. Pare che la gente scia, pare che con le tutone imbottite non si capisca mai dove sta una zinna dove sta una chiappa, pare che tra berretti e occhiali da sole, e paraorecchi l’eterno femminino si nasconda. Ma sti maschi amica, come vanno nel rifugio, un postaccio che manco i peggio bordelli, vedono questi pupazzi di neve con le tute rosa, togliersi come l’elmo e scuotere le chiome che si riveleranno sistematicamente morbidissime lunghe e bionde, tipo Charlie’s Angels e la debacle potrebbe avere inizio.
Ma la tentazione cara, sarà molto più viva per te amica, che mi dicevi hai intenzione di prendere lezioni da un maestro di sci. Il maestro di sci, è quasi invariabilmente un fico stellare, è abbronzatissimo, muscolosissimo, atleticissimo, con un sorriso molto ironico e insomma – ha tutta l’attrezzatura necessaria ad accendere i pensieri più lubrichi. Inoltre, la lezione di sci implica moltissime occasioni diciamo gotiche ecco, perché te magari non ti reggi in piedi e lui ti sostiene, perché lui è il maestro e te l’allieva, ecco metti na gamba così il braccio colà, dai non t’abbattere. Fino al momento pornotopico della caduta dallo skilift e il maestro di sci che ti porta su lui, in una postura che potrai agevolmente rimirare in qualche produzione minore con Rocco Siffredi.
Va detto amica, che quando i maestri di sci parlano, ecco, non è che si rivelino proprio degli squisiti intellettuali ecco, gente pratica, gente de montagna, gente che mira all’essenziale, di solito non usano le vocali. I matrimoni possono avvantaggiarsi.

E dunque divertiti cara. Con i miei accorgimenti andrà tutto benissimo.

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8 pensieri su “Amica cara, fatti uno skilift tutto tuo.

  1. E il crampo al polpaccio di quella che non scia e non abita in posti in salita? A me il maestro mi ha dovuta scendere dal monte tutta ingrangrita, e da allora mi limito ad attendere nel rifugio wi-fimunito i figli che beati loro scendono come angeli e arrivano affamati. Solo che tocca difendere il proprio diritto al posto a sedere nel rifugio caldo e wi-fimunito a botte di roba che ingrassa assai. Me tapina.

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  2. Mi hai fatto ridere sullo ski-lift, perché mi ricordi figlio 2 quando giovane e indisciplinato di default prese le prime lezioni e pensava di voler fare come gli pareva, complice il peso minimo che lo skilift toccava mettergli la zavorra. Fino al giorno in cui gli capitò il maestro calzone come lui che parlava solo polacco e davanti a lui lo sfidava: Luca, guarda e saliva sollevando una gamba e tenendosi su un piede solo. A figlio piccolo brillio l’ occhio alzò la gamba e schiantò in modi pedagogicamente efficaci. A fine settimana saliva con sci perfettamente paralleli, ma zigzagando e cantando Edelweiss. Comunque al prossimo giro vogliono tentare lo snowboard. Io mi conforto con idromele e salsicciotti

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  3. 😀 Io vorrei aggiungere solo una cosa, cioè se uno ha una somma limitata da destinare all’attrezzatura, per me non si deve comprare gli sci, ma una bella tuta donante! Non c’è niente che ti fa sentire sfigato come le tute da sci di un’altra epoca, effetto Fantozzi a Cortina. Io e mio marito nelle sporadiche gitarelle per portare i pupi sulla neve (che qui è vicina quindi si va tipo mezza giornata), siccome in tutti questi anni coi bambini abbiamo trascurato la montagna e le relative attrezzature, ci ritroviamo a tirare fuori dalla naftalina le cose della gioventù (specie della sua, di leone dello snowboard) quando ancora i tessuti tecnici erano agli albori e gli spessori delle imbotitture imbarazzanti. Ogni anno faccio voto di passare da decathlon, ma poi invece anno dopo anno ci si ripresentiamo così, lui con le timberland e certi bragoni da benzinaio, io con una salopette quasi anni ’70, e un giaccone bruttissimo che, malgrado in natura avrei anche un fisico longilineo, mi fan sembrare un knodel. Perciò se facessi un’intera settimana bianca mi comprerei per prima ( e fosse pure unica) cosa la tuta da gnocca delle nevi.

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  4. Considerazioni su alcuni dei problemi esposti:
    a) Livigno. È zona franca, zeppa di negozi con alta moda e pret-a-porter con 20 o 30% di sconto, che tipicamente a marzo sono in piena collezione primavera/estate. Tipo che tu stai a duemila metri col maglione con la renna e il culo gelato e non ti viene nemmanco in mente d’entrare a comprarti gli infradito di Prada, ma magari sono io che sono poco lungimirante, in effetti.
    b) Lo snowboard, che aiuta con:
    1. Il consorte: i maestri di snowboard sono tutti nanerottoli ben piazzati o almeno io così me li figuro essendoche la mia slavità si estende verso il metro e settantatré.
    2. La percezione del sé bolscevico.
    3. L’affrancamento dallo scarpone da sci.

    Tuttavia, lo snowboard NON AIUTA se si vuole superare l’onta da skilift. Per nulla.

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  5. Mi hai fatto scompisciare, rispolverando il ricordo imbarazzante delle mie performance con skilift,seggiovia e schianto in discesa contro la recinzione per non aver capito come frenare o curvare, ma essendo concentratissima sul perfetto parallelismo degli sci. Alla luce delle mie imbarazzanti cadute dico che hai dato alla tua amica ottimi consigli, aggiungo solo che dovrebbe fare pratica anche con il rapido passaggio delle aste da un polso a un altro e con la famigerata “scaletta”, unico saldo presidio contro le rovinose cadute all’indietro su “salite” di 40cm di dislivello. Grazie per avermi regalato un quarto d’ora di ilarità pura, sono a letto falcidiata dall’influenza e ne avevo proprio bisogno.

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  6. Mai partita per una settimana bianca, ho quindi la fortuna di essermi risparmiata tutte le situazioni incresciose che hai elencato. Essendo abbastanza vanesia non mi piace essere imbranata nel mio quotidiano ma quando affronto una nuova esperienza non mi piace fare finta di averla sempre fatta.
    Un’altra cosetta: essendo donna riesco sempre a inventarmi un difettuccio nelle altre donne, non mi fa onore lo so bene.

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