Psichico 19/ Le amiche e la gravidanza

In una sera qualsiasi, dopo una giornata gradevole di lavoro, di cane da portare alle sette, di vediamo che gli faccio per cena all’uomo mio, di oddio che mal di schiena ci metto un po’ di crema, una ragazza va a dormire neanche tanto tardi e si addormenta di colpo perché così è sempre stato e ha avuto sempre il sonno immediato.
Sogna. Sogna di essere nella sua casa, con sua nonna – o con sua madre, o con sua zia, o con il suo caro amico – e di vedere entrare dei ladri, dei malviventi, degli zingari, dei bambini, dei pirati – che gli rivoltano la casa, che buttano tutto per terra, che rubano delle cose che rompono degli oggetti.
Ecco, questa nostra ragazza potrebbe essere incinta e questo potrebbe essere uno dei sogni tipici che capitano durante la gravidanza – in particolar modo la prima gravidanza.

La prima gravidanza infatti, chiede grandi cambiamenti interni, mette in subbuglio le cose, allestisce un disordine per fare un nuovo ordine: alcune priorità dovranno cambiare, altre dovranno tornare a troneggiare con degli accorgimenti psichici imponderati. Il figlio che arriva e si fa posto è uno che rapina il passato, che minaccia l’edonismo, che mette in scacco il senso di sicurezza, che propone nuove estetiche e nuove mitologie. E quindi impone un passaggio anche inconsciamente piuttosto oneroso. Il figlio in pancia poi, in misura variabile da donna a donna, implica una serie di spostamenti di attenzione che prima non ci si aspettava: perché si avverte una sorta di raddoppio della responsabilità: un figlio in pancia vuol dire portarsi un altro cuore appresso, un’altra mente, un altro corpo di cui aver cura: cambia il modo di attraversare la strada, di stare vicino ai fumatori, di mangiare. Raddoppiano le precauzioni, e le paranoie assumono una funzione apotropaica: se non mangio il salame e l’insalata non lavata forse sono una buona madre eh! Per davvero!

Questo passaggio, dal non materno al materno, è un passaggio curioso e culturalmente sempre largamente frainteso perché il materno è considerato non un’evoluzione specifica di un soggetto – ma una sorta di mutazione qualitativa e culturale. Se non sei casalinga ci diventi, se eri mondana smetti di essere mondana, se eri intellettuali figurete mai, e sportiva manco te lo voglio dire. Anzi, più di tutto ti piacerà essere madre, con il che culturalmente si intende essere madre fisica che fa cose fisiche, che abbraccia bacia e coccola e allatta, non che da anche una spiegazione una su cosa fa esattamente quell’ape con quel fiore, perché quel ponte in mezzo al fiume è rotto: la mucchizzazione come nuovo progetto politico dell’individuo.

Invece il salto nella genitorialità è una salto nella pienezza delle proprie priorità: se una era portata alla casalinghitudo si casalingherà a mille, e se invece era una che portava i soldi a casa facendo la dottora farà la dottora con più zelo: il materno slatentizza la propria vocazione esistenziale e la reifica: io credo perché la natura chiede ai genitori di essere veri con i propri figli, di non mentire quando è possibile. Di essere onesti. E se certe tue cose prima del tuo bambino erano importanti sarà importante per te darle al tuo bambino.
Tuttavia è vero che entra nel campo una classe di cose nuove, di cure obbligate, di rinunce provvisorie, e di ritmi esistenziali che cambiano e vanno riadattati. Ci sono quelle che attraversano questi cambiamenti come veleggiando in un clima calmo, e ci sono quelle che invece poverettine attraversano terribili mareggiate – in ogni caso, se non tutte quasi – vedono le proprie amicizie messe alla prova. E se non a tutte proprio a quasi tutte, capita la triste vicenda della perdita di una amica storica. Capita sempre, oppure quasi sempre ed è molto spiacevole.

Credo che dietro ci siano diversi motivi. Non sempre la questione riguarda l’invidia per la gravidanza ottenuta. O raramente in termini così limpidi. Anzi, direi che l’invidia per la gravidanza ottenuta può provocare litigi ricomponibili perché dimostra che le due amiche –l’incinta e la non – sono nel medesimo momento psichico, sono vicine come organizzazione mentale, e una volta accettato e dato per legittimo il desiderio di una gravidanza, se l’invidia per l’amica non ha a che fare con un’organizzazione patologica sempre tarata sull’invidia beh – il nascituro ha una zia pronta che l’aspetta, e anzi le amiche che litigano per questo motivo se riescono a parlarsi e a dirselo, possono riconvergere e fare le stesse cose che facevano prima e trovare una buona modulazione insieme. Ma io ho invece la sensazione che spesso, quando questa cosa succede il desiderio di materno sia una questione quasi secondaria, o quanto meno molto più implicita e remota, inconscia. Le amicizie tra donne sono spesso organizzate in un’associazione di mutuo soccorso, e anche in una rievocazione oscillante dei rapporti con la propria madre: le amiche fanno l’una la figlia dell’altra, e magari una delle due sarà più propensa a fare la figlia e l’altra la madre, cosicchè quando arriva il bambino è come se nascesse un fratellino piccolo, un concorrente sleale, uno che avrà tutte le attenzioni dovute alla sua piccolineria e inermità. Uno che l’amica ascolterà più volentieri anziché sentire me che mi sono lasciata con l’ennesimo fidanzato. Qualche amica incinta invece, chiederà addirittura di essere accudita il doppio per il fatto di essere incinta, e si scatenerà una sorta di orchestra delle gelosie, ma non nel senso comunemente inteso e che si servirà in parte di fatti reali e in parte di certe convinzioni culturali anche se sono ritratti falsi. La mia amica non è più la stessa, la mia amica pensa solo al bambino e alle scemenze, con la mia amica non ci posso più parlare di niente.
E dall’altra parte.
Non gli importa niente – mi succede questa cosa bellissima e non gli importa niente!

Per superare questa tempesta occorrerebbero moltissimi sforzi, che non sempre per altro hanno successo. L’allergia reciproca in questi momenti diventa incredibilmente forte, perché penso che siano chiamate in causa tante vicende della propria storia personale, e tante cose che riguardano l’organizzazione di quel rapporto – e un tentativo basato sulla buona volontà è lodevole, ma raramente arriva a buon fine considerando quante cose incandescenti private entrano in gioco, specie quando una delle due amiche è figlia di un materno e di un genitoriale che a sua volta è stato magari carente e fallimentare. Perché in quel caso le reazioni sono ancora più potenziate all’intolleranza, la gelosia verso il nuovo arrivato che magari è oggetto di premure che non si hanno mai avute diventa intollerabile, oppure dall’altra parte il senso di eroismo che la madre ha nel tentativo di correggere le colpe della sua, cercando di comportarsi meglio ed essere più attenta alla creatura la rende di un egocentrismo esagerato.

In certi casi dunque, è forse meglio sopportare un allontanamento senza arrabbiarsi tantissimo, piuttosto che richiedere imperiosamente qualcosa che l’altro non è in grado di dare, perché davvero non è in grado e davvero si stanno muovendo dentro di lui, ma molto più probabilmente lei – questo è un problema tipico dell’amicizia tra donne – forze che non riesce a controllare e che trascendono la contingenza. Dopo un po’ di anni si potrebbe tornare amici come prima. Conviene invece coltivare quelle amicizie che reggono il cambiamento e che invece si fanno depositarie e tutelari del codice identitario che va cambiando. In questo senso io penso che alcune amiche al momento – o per sempre – senza figli, ma che siano come dire forti abbastanza da poter sopportare di avere un fratellino siano una mano santa. Sono quelle con cui parlare di vestiti e di lbri e di concerti e di tutto quello che si era prima e bisogna tornare ad essere, sono quelle che sopportano stoicamente le pallose necessità del nuovo venuto senza battere ciglio. Sono quelle che fanno da ponte tra passato e futuro. Nei confronti delle quali la madre, in un secondo momento potrebbe svolgere la stessa funzione.

(E dunque in bocca al lupo alle amiche che stanno leggendo questo post – non necessariamente mie)

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3 pensieri su “Psichico 19/ Le amiche e la gravidanza

  1. Grazie per questo post, molto bello e delicato. Mi trovo proprio in questi mesi a vivere la situazione che tu descrivi, per fortuna nella fattispecie delle amicizie che reggono il cambiamento. Io sono l’amica al momento – o per sempre – senza figli, e ringrazio ogni giorno che il legame con la mia migliore amica non sia stato minimamente intaccato dalla sua gravidanza né dalla sua recente maternità. Credo che larga parte abbia la qualità della conoscenza precedente, già temprata da scontri e confronti che hanno chiarito e rafforzato il nostro rapporto, rendendolo sincera condivisione di ciò che siamo e non un’organizzazione di mutuo soccorso (nel senso che il mutuo soccorso c’è, ma non è il motivo per cui siamo amiche). Buona parte la gioca l’allinearsi con l’altro, per cui mi è sembrato un po’ di vivere insieme a lei questa esperienza e sicuramente ho sentito sulla mia pelle cose che prima osservavo con interesse, ma senza comprenderle realmente. Anche lei, mi pare, vive attualmente certe esperienze di vita (che prima condividevamo) attraverso di me, e questo mi fa percepire una simmetria, una equità nel nostro rapporto, che secondo me è indispensabile alla sua sopravvivenza. Mi sento insomma arricchita da questo suo percorso di vita, non impoverita o privata di qualcosa – e non era scontato. Questa tua analisi, che trovo lucidissima e calzante, mi ha dato un gran senso di serenità. Penso che lo stesso effetto possa fare anche a chi si trova a vivere l’altra – meno fortunata – situazione, perché capire fa bene sempre. E dunque grazie, anche a nome della mia amica (a cui farò leggere il tuo post).

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  2. A me è successa una cosa paradossale: ho perso delle amicizie a causa dei cambiamenti nella mia vita e non sono riuscita a costruirne altre intorno e grazie a questi cambiamenti (non sono diventata amica di altre mamme ai giardinetti, per dirla in due rozze parole). Mea culpa per entrambe le cose….

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  3. Penso che quanto scritto da te sia molto vero. Nel corso del tempo ho perso amiche che sono diventate madri molto giovani ed altre che hanno eletto, ad esempio, il rapporto di coppia come unico veicolo di socialità. Il tuo post mi aiuta a capire che effettivamente in moltissimi casi, quasi in tutti, le mie amicizie femminili erano questa sorta di “mutuo soccorso” che descrivi così bene. Una cosa che mi ha fatto molto soffrire e che ho ancora difficoltà a sopportare è questo fatto che la “sorellanza” generalmente non sopravvive in età adulta o ai cambiamenti importanti. Ora ho un’età in cui (34 anni) molte delle mie conoscenti e delle mie amiche e colleghe si stanno “sistemando”, mentre io continuo a rimanere ondivaga. Insomma il mutuo soccorso (che pure non mi pare il massimo come costruzione di rapporti umani, ma tant’è) sembra funzionare se si è tutte nella stessa fase. Riflettendo, proprio così ho lasciato che succedesse con una mia amica cara: quando ho saputo della sua gravidanza sono stata contenta, ma è come se avessi sentito una cesura, non l’ho vista più praticamente fino alla nascita della sua bellissima bambina. Vederla allattare è stata un’emozione incredibile, ma allo stesso tempo mi ha messo molto in soggezione, mi sentivo fuori posto, controtempo, con lei mi chiedeva della mia vita, delle mie cose e a me sembrava stupido risponderle, come se tutto quello che potevo raccontarle non avesse più molto senso di fronte a una bambina nuova di nove giorni. Più che invidiosa mi sentivo fuori posto, fuori tempo. Chissà se riuscirò a diventare “depositaria e tutelare del codice identitario che va cambiando” e ad essere sorella di questa nuova bambina, oltre che di sua madre, ma lo spero proprio. Grazie.

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