Chi è il terapeuta? (Un apologo)

Sulla metropolitana, una signora alta di quelle che tengono sempre lo sguardo arrabbiato anche se stanno facendo di conto o pensando a un cappello o ai propri bambini, sta in piedi vicino alle sedie, arrampicandosi su chi sa quale ipotesi, le mani grandi con un grande anello, i capelli raccolti in una cipolla stretta, la borsa incollata al fianco – una borsa di taglio sicuro e che interpreta correttamente le esigenze del momento.
E’ talmente arrampicata in un’altrove la signora, che ci mette un po’ ad accorgersi di un vecchio con la pelle scura della strada e il grigiore degli abiti della strada, e quel vecchiume garibaldino di chi non ha niente da perdere e dice, anarchico e sfrontato.
– Ci hai una monetina?

– CI HAI UNA MONETINAAAA??? Chiede di nuovo l’uomo cercando di tirarla giù dall’astrazione e spostandola nell’immanenza della fame, della sete, del domani che succede, e anche del mi fa piacere avere delle monetine non è mica un delitto. E mi fa piacere pure strapparti da quel mondo di gonnelline bollette e condomini, signora mia arrampicata in qualche idiozia.

– Mi dispiace   – sorride la signora   – ho finito gli spicci. Gli sorride, con una disinvoltura che lo coglie a tradimento, ha quasi dell’ironia la signora a dir la verità, e questo a essere precisi lo fa arrabbiare, e lo fa stupire, e la vuole colpire – che se non ha gli spicci avrà tanti soldi, maledetta signora.
– Con tutte quelle tette, dice allora l’uomo, avrai almeno del latte da darmi. E le fa un sorriso che vuol essere cattivo.

  – Mi dispiace, non lo faccio più da un po’. Risponde la signora con un sorriso furbo. Negli occhi del vecchio vede qualcosa di fiabesco e di remoto, l’emissario di un apologo perduto. Qualcosa a cui sarebbe stato bene avere qualcosa da dare.
L’uomo ne deve sentire lo sguardo e i pensieri, e il suo volto fa come una capriola, una rotazione di decisione.
 – vieni con me in Ucraina?

 – Mi dispiace oggi non posso. Gli fa lei, mentre le persone intorno ora diventano come le ante di un teatro, le cornici di una storia. Lui le tende la mano, lei gliela da. Lui la tiene a lungo, lei gliela lascia tenere.
– Che bello averti incontrato oggi, grazie Dio che mi hai messo questa signora sulla strada! Esclama contento. Poi le porge il pugno. 

La signora, non è molto destra in fatto di camerate, di esercito, di maschi alla sera che bevono e si stancano, di patti tra commilitoni, o fratelli – essendo per l’appunto una comune signora. Tuttavia intuisce il da farsi, la richiesta remota di una condivisione di battuta, l’evocazione di qualcosa di molto amichevole. E nonostante l’anello grosso, giacchè coll’altra mano si sta appoggiando al sostegno, da un piccolo pugno sul pugno in modo che le nocchie si tocchino.
– Devo scendere, gli dice, la saluto.
– Sei forte davvero, gli fa lui contento. La saluta.

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