La questione delle Calende Greche

Dunque, a due giorni dal referendum in Grecia, buona parte delle volenterose anime della rete, si sono già placate da quella che chiamerei una sbornia politico proiettiva, di grandissima portata, una sorta di sogno condiviso di cui ognuno si è ritagliato uno spezzone e ci ha messo cose sue con una reiterazione e una convinzione che mi hanno lasciata stupefatta – ancorché più convintamente junghiana che mai. Guai al prossimo che mi dovesse parlar male di inconscio collettivo, di strutture mitiche, di archetipi che tornano! Guai che mi scatta l’esegesi compulsiva di tutto Simboli e trasformazioni della libido – ivi comprese le digressioni non proprio avvincenti. La pervasività su tutti i mezzi di informazione e su tutti i social network è stata veramente notevole. In rete, non solo un numero molto alto di persone ha sentito il desiderio di informarsi e di produrre un’opinione in merito – ma si è proprio immersa in un’atmosfera, in una necessità narrativa, in un mondo di reazioni forti e preoccupazioni, esternando a ogni piè sospinto i convincimenti raggiunti – genti che non mangiavano pur di aggiornare il proprio status di sostegno erotico finanziario a Tsipras, altri che invece pensando a quaa cazzo di fattura emessa ma Diobòno giammai retribuita vagheggiavano un telegramma ad Angelona, per farle sentire la solidarietà all’ingrato compito de La Storia. Il tutto però quasi fosse un fatto più privato che politico. Su Facebook non ci sono state le pugne feroci a cui si assiste quando ci si occupa di Grillo o della minoranza pd oppure altro luogo della psiche archetipica, quando si parla di Israele. La Grecia non è un tema che divide le relazioni e uccide l’amicizia, ma ugualmente coinvolge intimamente. Un film di tutti che è un film per ognuno, un sogno di tutti che è il sogno di ognuno.

In partenza era la cruda realtà. Dio è morto, Pericle è stecchito, e sono decenni che la Grecia non si sente tanto bene. Mentre parte dell’opinione pubblica occidentale abbraccicava il Rocci con nostalgico trasporto, e Omero, e Tucidide, e Erodoto non ce lo scordiamo Erodoto! Questi poracci, con un territorio ingrato di suo e con delle amministrazioni da gabbio certo ci avevano il problema del fine mese, mezzo mese inzio mese, e la gestione di quelli che kaloikaiagathoi manco per cazzo (un problema antico per la Grecia, la cui democrazia fichissima peccarità non è che faceva votare popo tutti tutti, e gli stranieri no, e i poracci manco, e gli schiavi non esse anti storica, e le donne t’ho detto non esse antistorica! – e però scusate la vendetta di una che è stata rimandata a settembre due volte) e quindi pazienti psichiatri pe stracci, pensionati pe stracci, disoccupati pe stracci, malati cronici pe stracci.
E in questi stracci arriva Tsipras, quella tipica svolta a sinistra che hanno le democrazie quando si mangia veramente poco e fa: sentite, preferite non avere manco gli stracci per restituire quello che se so magnati in passato all’Europa, o preferite non avere manco gli stracci perché andandocene via dall’Europa non producendo noi stracci, che se magnamo?
Dice grande politica, super democrazia, ma io sono rimasta interdettissima pensando a questi disgraziati, e a questa chiamata alle armi che sembra spostare sulle spalle dell’elettorato la responsabilità della rappresentanza. I(In effetti, io non sono convinta che la formula plebiscitaria sia la conferma della democrazia, due coserelle che ho studiato dopo Erodoto mi farebbero pensare il contrario. Ma su questo staremo a vedere – perché altri dicono che è il momento a richiederlo. ) In ogni caso: i greci che hanno votato hanno detto no e il sogno è partito.

Il sogno, mi è sembrato aveva infatti questi contorni. La vecchia Europa come incarnazione della Grande Madre, declinazione del materno per molti avaro cattivo e ingiusto, per altri semplicemente grande quindi più grande, e designata al ruolo della pedagogia dei piccini che non obbediscono e dall’altra il piccino figlio della madre cattiva, che essendo la madre cattiva è diseredato per costituzione e riottoso per esasperazione, e che ora come l’adolescente ribelle della letteratura per ragazzi che ci siamo lasciati alle spalle, le fa davvero il gesto dell’ombrello alla mamma cattiva! Che goduria! Che spasso! Ficata ficatissima. Due assetti psichici si confrontavano il puer e il senex, coi puer che dicevano Diobòno era ora! Finalmente! Tiè pija e porta a casa! I greci sono bravissimi! I greci prendono in mano il loro destino! Mettendo in secondo piano ma pure mi pare in terzo e quarto alcune sgradevoli considerazioni secondarie del tipo, ma se diciamo a gino pino vabbè niente debito, poi non è che corcà che ci danno i soldi se li chiediamo tipo noi? Il figlio riottoso genera sempre grandissimi casini emotivi ai fratelli meno riottosi.

D’altra parte anche a sentire quell’altri la frazione di mitico sopravanza il reale da parecchio. E se la Grecia esce davvero dall’Europa, niente, dicono l’altri, i vecchi dentro (io confesso di appartenere a questi ultimi) annegheranno tutti illico et immediater. Già stavano pe stracci mo so popo morti. Questi vecchi si immaginano una Grecia alla deriva, e non riescono proprio come certi genitori devitalizzati e apprensivi a dire del figlietto scapestrato che decide di fare di testa sua – vediamo che fa, diamogli una possibilità. Se i primi sono tutti ammaliati dal tricksterismo di una leadership che scende dalla moto e dice agli eurobabbioni tutte parolacce, quell’altri con la bocca a mestolino dei farmacisti di provincia scuotono la testa in sommessi lai, signora mia nonnò così non si fa.

La questione in realtà riguarda temi seri e importanti nei quali buona parte di noi ecco cosa, va cimentandosi per procura. Il problema psichico prima che politico di una sinistra vera, che svolga il sacrosanto ruolo dell’adolescenza di una generazione politica: ossia scardinare vecchi equilibri intessuti di privilegi per portare nuove uguaglianze, è tutto delegato e proiettato sulle spalle di questi qua che ora si ritrovano il compito di salvare i giovani di mezzo globo terraqueo. Tsipras è l’unico ad avere, almeno sul piano retorico interpretato queste istanze e ad averle portate avanti in una progettualità politica, in una linea programmatica. Da noantri questo tipo di progettualità non riesce come non riesce par di capire in tante aree d’Europa, e l’adolescenza turbolenta finisce coll’essere incarnata dalle destre estreme – con cui non a caso il nostro è dunque venuto a patti e ci ha fatto un governo. In sintonia con questa scelta diciamo spregiudicata? Ieri pareva pronto a ciarlare con Putin, altro bell’arnese – di necessità si fa virtù e noantri perdoniamo cose che per altri troviamo inconcepibili.

Forse ci vuole sempre un po’ di mitico per muovere le cose, e io non dovrei essere così annichilita dall’intensità delle reazioni che ha provocato il referendum greco, e la velocità con cui le condizioni materiali dei Greci sono andate in secondo piano, sono diventate un complemento trascurabile della narrazione. Ma io vedo proprio in questo passaggio, con tutte le conseguenze del caso l’evanescenza del sogno politico per noi e la nostra costitutiva incapacità di pensare a niente di analogo in casa nostra, analogo nella forza propositiva più che nell’eventualmente pedissequa riproduzione delle proposte. Se in questi giorni ci fossimo occupati un po’ più di Novecento che di Sparta e Atene, un po’ più di microeconomia che di massimi sistemi, forse vorrebbe dire che avremmo le risorse per stare politicamente nel modo giusto sul nostro territorio, in relazione alla nostra discutibile storia politica e alle concrete questioni economiche e produttive che ci connotano. Ma non lo facciamo e anche la nostra tifoseria da parte di entrambi i fronti, è il segno di qualcosa che non sta funzionando.

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6 pensieri su “La questione delle Calende Greche

  1. Bellissimo ed illuminante. Solo che a me “i vecchi dentro”, più che dei padri preoccupati per il figlio che non vuol diventare prodigo, mi sembrano i fratelli seri, o che vogliono apparire seri, incazzati con il fratello scapestrato.

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  2. Hai ragione, qualcosa non funziona. Tutti parlano di democrazia, dignità del popolo greco, uno schiaffo a questa Europa dei banchieri…E no, non la vogliamo una Europa cosi’…senza dire come la vogliamo e soprattutto chi paga. Pochissimi si sono preoccupati di come comprano il pane i greci e come pagano le bollette. E alcune persone che stimo molto, per i miei post su facebook nei quali non parlavo del mito di Sparta ma di cose terra terra tipo l’acquisto delle medicine o della carne per i bambini mi hanno disamicato. Forse perché gli ho distrutto i sogni. Ma sta gente per svegliarsi aspetta davvero che succeda una guerra? Annamo bene……

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  3. aiuto. io mi sa che ho bisogno di una amorevole psicoterapia (o meglio ancora qualche sostanza psicotropa robusta) che mi aiuti a sopportare non tanto il fatto che putin è Il Male quanto il fatto che Il Bene è…: schauble.

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