Capitolo di un romanzo del secolo scorso

Chiameremo la prima signora, la Signora A e la seconda signora la signora B. E ci serviremo di una terza signora, la signora C  -estranea ai fatti.
E parleremo anche di Grazia, che dovrebbe invece essere la signora D. Ma per il tema di questo racconto, e la cattiveria delle piccole cose di cui parla, rimane solo Grazia: donna di servizio senza il giusto titolo onorifico della signorilità.

Dunque – gli è che la signora A è rimasta vedova sapete, aveva una bella casa con tanti bei mobili antichi. Ora che è sola ha deciso che in quella casa non sarebbe più tornata, troppo triste e troppo complicato, e questa vecchiaia tra le palle che rende noiosi i respiri e i passi molto più che gli specchi – le è capitato di pensare. Allora la signora A, si diceva, ha venduto tutto – e i mobili che aveva dentro li ha regalati a chi capitava.
In particolare, alla sua cara amica, la signora B. Donna di buon gusto e altrettanto in la con gli anni  – ma con un fervido attaccamento alla vita e alle cose. La signora B non si trova noiosa, non ha problemi esagerati né con gli specchi né con gli scalini. E’ il tempo che sgocciola che la fa incazzare, e anzi, è molto contenta di aver rimediato quel certo bellissimo tavolino, e la credenzina del settecento, e un paio di bei tappeti.

(Per altri versi la signora B e la signora A sono invece molto simili. Hanno letto molti bei libri, hanno fatto delle professioni utili e prestigiose, si sono anche indignate la signora B e la signora A, hanno combattuto delle battaglie quando erano ragazzine, hanno difeso un debole e insultato un poliziotto. Sono state fortunate cioè, ma giovani e dritte)

In questo momento però, la signora B è con questa sua amica, estranea ai fatti, la signora C  fanno colazione e chiacchierano. La signora B racconta dei mobili acquisiti, della sua soddisfazione in merito, ma anche di una certa stizza – che ci sarebbero state anche due poltroncine! E non le ha date alla Grazia?? Esclama con scandalo posando invece con delicatezza la tazzina di caffè! Che le può fregare alla Grazia? Perché mai dare quell’oggetto prezioso alla signora delle pulizie? La signora C rimane perplessa, chiedendo se la Grazia abbia tenuto le poltrone.
Si le ha tenute!
Allora si vede che qualcosa ci faceva – ha provato a commentare.

Ma a giudicare dall’espressione del volto della signora B la sua osservazione non aiuta a invertire il corso degli eventi, e mentre le porge dell’altro caffè la signora B decide che parlerà con Grazia, le offrirà dei soldi e le poltrone se le prenderà lei che le capisce per davvero.
E la signora C la guarda di sbieco, non sapendo esattamente ancora qual è il sapore che la disturba, come quelle volte che assaggia il sugo e che è? Ci mette un po’ troppo sale no, troppo poco vino no, ma uffa ma che è, e alla fine è la questione dell’acidità originaria del pomodoro che non era stata sufficientemente temperata dallo zucchero. Si deve sempre mettere un po’ di zucchero nel sugo. “Non insistere” dice all’amica.

(La sera alla fine avrebbe capito, a cosa corrispondeva lo zucchero. E si sarebbe detta: speriamo speriamo che la Grazia resista! Che in cuor suo rivendichi il diritto di avere quelle poltrone che sono state regalate a lei! Non c’è proprio motivo per cui debba ridargliele!
E invece come avrebbe saputo pochi giorni dopo, la Grazia non ha resistito. Dai racconti della signora B pare che avrebbe detto che in effetti non le servivano affatto, che problema c’era se le dava via, no non voglio mica dei soldi per carità, e le avrebbe date a chi mostrava un diritto non scritto.
La signora C allora ha detto alla signora B. sei stata classista.
Non ti ho riconosciuto).

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2 pensieri su “Capitolo di un romanzo del secolo scorso

  1. per questa cosa delle poltroncine, da lei donate e dalla destinataria rifilate, io dico che potrebbe esserci rimasta male anche la signora A… il sugo non migliora. E come sempre, è un bellissimo post. Frammento di un lungo romanzo, e il richiamo all’acidità del pomodoro mi piace tanto.

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