Alcune domande

Si aprono le frontiere della Serbia e affluiscono migranti Siriani verso il centro dell’Europa alla ricerca di un posto dove stare. La rete esplode di immagini dolorose – il giovane che porta la madre vecchia sulle spalle, i bambini insanguinati e curati nelle infermerie, la vita che cerca di sopravvivere a se stessa. Lo scacco emotivo e morale porta l’opinione pubblica a reagire sull’argomento morale, dividendosi tra il ricusarlo e il dovere di accoglierlo. Anche se le persone non vedono quelle immagini, le immagini, la narrazione dell’emigrazione, è diventata un anteriore psichico a cui si reagisce di default, e che mette il problema su un binario esclusivamente morale, la cui soluzione imporrebbe dei costi materiali. Nella cornice di una grave crisi economica e di un governo che va perdendo credibilità ed efficacia, le proposte politiche si dividono tra: quelli a destra, che mettono l’accento sui costi e minimizzano sulla questione morale e quelli di sinistra che fanno lo speculare opposto. Da una parte Salvini con il giubilo di alcune testate giornalistiche– si è vero che so poverini, ma è pure vero che rubano e stuprano e sporcano quindi insomma non sono mica tanto poverini – per continuare asserendo che sempre questi poverini non tanto poverini, costano al pubblico togliendo al pubblico quello di cui ha bisogno. Dall’altra si dilata la questione morale e si minimizza quella del costo: sono madri, sono padri, sono bimbi, sono vittime innocenti della storia, e sono meno di quel che crediamo: e quindi pochi costi molto dovere. Non dobbiamo avere un’Europa senz’anima! Dove sta la nostra anima?

C’è poi una terza agenzia, meno colorata politicamente di quanto desidereremmo in un senso come nell’altro, la quale si misura con il problema della teoria e della prassi, del cosa dire e del cosa fare, e che alla fine sembra che decida ben poco, deludendo in questo senso tutti da sinistra a destra, e tirandosi addosso l’accusa, comoda per tutti e facile: di cattiva fede. Ah stanno al potere sti paraculi! Fanno quello che je pare! Se ne fregano di noantri poverelli! Quando salgono sulla poltrona sono tutti uguali! Che con Renzi è retorica che riesce particolarmente facile perché Renzi è nato proprio come sinistra che sopravvive procacciandosi i voti della destra, e destra che arriva al governo facendo finta di essere di sinistra: ma ci metto la mano sul fuoco che se era uno dei nostri più nostri, frignavamo uguale identica la solfa della mala fede: credere che il potere è cattivo è molto più consolatorio del capire che il potere è inefficace.

Io invece da diverso tempo ho l’amara e deprimente sensazione di un’asimmetria di forze tra la resistenza delle cose e le forze per cambiarle – in un senso come nell’altro, a destra come a sinistra. Quando c’era il Berlusca, con l’allegra compagine di fascisti che per esempio lo sosteneva, non è che riuscissero a fare, nella loro direzione fascista, più cosucce di quanto riusciamo a fare noantri, o la falange renziana. Ci stanno i campi di pomodori ora come allora dove la gente crepa per due euro e le donne sono stuprate per meno, come è accaduto per nel siracusano e probabilmente accade per certo altrove: ma non è che all’epoca di forza italia ci andassero forzuti giovani brianzoli con contratto a termine, né abbiamo registrato un blando cambiamento con i governi che ci piacciono di più.

Questo ordine di problema, riguarda una sorta di assenza di energia e di problematiche congiunturali, che io non ho gli strumenti per analizzare e che secondo me sono ampiamente sottovalutati: riguardano l’annosa questione per cui: comandare è difficile in primo luogo, in democrazia lo è ancora di più, in Italia diventa una cosa disumana, per i lacci materiali che impone la resistenza delle cose. E di questo fatto cioè, di cosa passa tra il dire: sono il capo e voglio fare questo e il farlo, sono il capo e voglio che questa legge sia applicata, e applicarla ci passa un mare di opposizioni di cui nessuno si vuole assumere la responsabilità e che prescinde totalmente dal colore politico del capo.
Ma mi chiedo se non ci sia anche un problema altro, di cui l’immigrazione è solo una costa parziale ridotta, e che riguarda diciamo più genericamente la gestione della crisi economica, della povertà e delle risorse per combatterla. Per quanto anche io pensi che l’aspetto morale di un bambino che muore, ma anche di gente che ammazza uno perché è il direttore di un’area archeologica, sia ineludibile, mi sembra che il centro della questione dovrebbe starsene altrove. Solo che di mestiere faccio altro, questo post risente fortemente della mia grave assenza di documentazioni e di competenza, e io per prima faccio fatica a trovare le pezze per quel che sostengo.

Gli è che questa Europa e vecchia e sempre più povera. Per non parlare dell’Italia. La vecchiaia di cui parlo è una vecchiaia anagrafica e non solo metaforica e questa vecchiaia anagrafica e metaforica si imparenta con la povertà materiale e anch’essa metaforica. Gli ariani invecchiano e fanno pochi figli. Più passano gli anni più diventano bocche sdentate da nutrire che la scienza ha aiutato a vivere di più. Sempre meno persone pagano tasse e sostengono le pensioni. Quando prima quando dopo le politiche assistenziali mi sembra che vivano una situazione di crisi. In Italia inoltre: da una parte la disoccupazione galoppa, da un’altra ci sono mestieri e professioni che spariscono, e da una terza mestieri e professioni che vengono portati avanti da un regime di abuso. Michele Serra in un’amaca recente, retorico come al solito diceva che tutti siamo mantenuti un pochino da questo abuso, interpretando un sentimento comune a sinistra, che è la colpa per il proprio privilegio.
Ma Michele Serra, non è tanto preciso, perché questo abuso avviene fuori dalla corretta normativa dello stato in materia di lavoro, questo abuso vuol dire nessuna tassa pagata, nessun contributo pagato, vuol dire gente che ci struttura sopra altri guadagni e che però se si ammala viene a scassare i maroni nei pubblici ospedali, che parcheggia le macchine sulle pubbliche strade e che manda i figli nelle pubbliche scuole, ma che non caccia un centesimo per il mantenimento di tutte queste cose. Quindi ci troviamo in uno stato la cui legislazione non sarebbe niente male in termini di wellfare (certo se continua con questo smantellamento della sanità pubblica la faccenda cambia) ma che per una serie di patologie del tessuto sociale non è più sostenibile.

E io, che di economia so poco e sono ferma a quella roba li di Keynes e Galbreith che probabilmente è archeologia, mi chiedo: ma tutti sti poracci che vengono qui a chiedere una vita, queste braccia che se hanno superato il mare sapranno essere ben forti, e se vengono accolti come si conviene potrebbero essere ben grati, ma questi qui non ce li potrebbero pagare due contributi a noi vecchiacci? Un pochino di tasse? Nuove forze, nuovi bisogni, nuove necessità. Deficit per deficit, ma è proprio tanto insensato cercare di arruolarceli e farli trottare? E’ proprio assurdo pensare a una risposta strutturata alla povertà che incalza in questi termini?

Chiudo qui. Non è un post sulle mie competenze dicevo: incoraggio gli interventi di tutti, ma quelli che sanno di economia oggi, nel senso che ci lavorano che dovessero passare da queste parti sarebbero parecchio benvenuti, anche a spiegarmi dove c’è di semplicistico e stupido nel mio ragionamento.

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10 pensieri su “Alcune domande

  1. giorni fa ho letto questo post: http://andreasegre.blogspot.it/2015/08/profughi-si-profughi-no-ma-perche.html che di fondo dice quello che penso io e quello che dici tu qui sopra. I profughi, ma anche gli emigranti economici, potrebbero essere la salvezza di questo paese e dell’ Europa se ci si potessero costruire un discorso e delle politiche efficienti. Ma l’ hai detto all’ inizio del post, `e una cosa improba, e perché lo sia, che forse ci agiscono, io non lo so e non ne ho la soluzione. Però ci penso e manco ci dormo troppo bene sopra.

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  2. E soprattutto non ci sono solo i raccoglitori di pomodori. Nelle concerie venete lavorano solo indiani e pakistani, nei corrieri espresso, tutti, solo immigrati, nella logistica della grande distribuzione al 90% sono immigrati. In pratica lavorano il doppio delle ore per avere uno stipendio da fame, tradotto significa dimezzare i costi della manodopera aziendale.

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  3. Penso tutto quello che hai scritto e in più mi chiedo come mai c’è ancora un Salvini se anni fa fu proprio Fini (!!) a dire che senza immigrati il nostro paese si fermerebbe. Schizofrenia ? Ma no, solo la furbizia di chi cavalca paure e malumori (comprensibili) di molti italiani poveri o nuovi poveri che ancora non hanno trovato una voce che interpreti il loro sentire senza vellicare gli impulsi più bassi.

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  4. “Sono poco meno di cinque milioni ma il loro numero viene percepito come nettamente superiore. Contribuiscono alla produzione del Prodotto interno lordo per l’11,1%, versano alle case dello stato quasi 11 miliardi di contributi previdenziali e fiscali l’anno, incidono per circa il 10% sul totale dei lavoratori dipendenti ma sono sempre più attivi anche nel lavoro autonomo e imprenditoriale, dove riescono a creare nuove realtà aziendali anche in questa fase di crisi. Sono titolari del 3,5% delle imprese, incidono per l’11,1% sul prodotto interno lordo (dato del 2008), pagano 7,5 miliardi di euro di contributi previdenziali, dichiarano al fisco un imponibile di oltre 33 miliardi di euro. Il rapporto tra spese pubbliche sostenute per gli immigrati e i contributi e le tasse da loro pagati (2.665.791 la stima dei dichiaranti) va a vantaggio del sistema Italia. Va sottolineato che negli anni 2000 il bilancio annuale dell’Inps è risultato costantemente in attivo (è arrivato a 6,9 miliardi), anche grazie ai contributi degli immigrati. I nuovi nati da entrambi i genitori stranieri nel corso del 2009 sono 77.148. Queste nascite incidono per il 13% su tutte le nascite e per più del 20% in Emilia Romagna e Veneto. Se si aggiungono altri 17.000 nati da madre straniera e padre italiano, l’incidenza sul totale dei nati in Italia arriva al 16,5%. ” A tracciare la fotografia della presenza degli immigrati nel nostro paese è il Dossier Statistico Caritas/ Migrantes giunto alla XX edizione. (fonte http://www.loccidentale.it/node/97671)
    La migrazione è sempre, dal punto di visto economico, una risorsa per i sistemi nazionali, purchè le sia permesso di agire economicamente su di un territorio, di espandersi, di fare impresa. La migrazione è anche una risorsa dal punto di vista del miglioramento e rafforzamento biologico e genico della popolazione nazionale grazie alla procreazione di figli tra cittadini e migranti. Infine la migrazione è sempre una fonte di arricchimento culturale e intellettuale per lo stato-nazione. Spostamenti volontari, migrazioni economiche, esodi, addirittura deportazioni di massa (come il commercio di schiavi di origine africana attraverso l’Oceano Atlantico fra il XVI e il XIX secolo verso le Americhe) hanno a lungo e lunghissimo termini (longue durée di Braudeliana memoria) un effetto positivo sulle nazioni ospitanti . Perché permettono la crèolitè, l’ibridismo, la mezcla, l’incontro (che spesso parte dallo scontro), la nascita di un terzo spazio social-identitario. E si sa che “I frutti puri impazziscono”, per citare Clifford.
    Sono oltre 47 milioni gli esseri umani che attualmente migrano attraverso il nostro pianeta. La sproporzione nella distribuzione delle ricchezze a livello planetario è certamente un motivo sostanziale delle moderne migrazioni ma non l’unico. La geopolitica delle migrazioni segue criteri differenziati e complessi in ragione della sua dimensione globale. Nel saggio “Migranti, coloni, rifugiati. Dall’emigrazione di massa alla fortezza Europa” Saskia Sassen giunge alla conclusione che le migrazioni internazionali rispondono a costanti sistemiche e quindi che la metafora dell’«invasione» non corrisponde alla realtà ma piuttosto ad un’euristica della paura tesa alla creazione di facili consensi politici.
    La gestione di un fenomeno tanto complesso quanto storicizzato ed assolutamente inevitabile nella storia del mondo, come la migrazione, non può quindi essere affidata alla deliberazione dei singoli stati nazionali, e nemmeno forse al sistema UE che comunque, essendo mossa da meri interessi economici, non è pronta né disponibile a gestire ed accogliere un flusso immane di persone in movimento. E non la logica dell’assistenza la soluzione, ma l’apertura e lo scambio di uno spazio geografico e politico e culturale all’altro. Smettere di pensare che lo spazio geografico ed economico sia solo nostro (logica dello stato-nazione del secolo scorso) e imparare a condividerlo, a sradicarsi culturalmente, a mischiarsi.

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  5. Ma le nostre pensioni già le pagano in parte gli immigrati. Un sacco di insegnanti ariani sarebbero senza lavoro senza i figli colorati degli immigrati. Domani mattina con calma ti trovo i dati. In oltre non c’è da fare niente, questo dell’immigrazione è un fenomeno epocale, sono dinamiche di portata storica. C’è solo da accettarla.

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  6. Purtroppo di economia so poco. Ma il mio mestiere sono i “poveracci”. Soprattutto quelli che scappano dalle guerre e ce ne sono ahimè tanti. E allora colgo l’occasione per lasciare anche io una domanda -forse naive- all’economia di passaggio. Ma con tutti i soldi e le energie spesi per farle, foraggiarle e pacificarle (per finta) queste guerre davvero non si poteva fare qualcosa di più utile per tutti? Ad occhio mi sembra di si ma anche io non sono un economista…

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  7. Seguo per motivi “abitativi” la stampa inglese piú di quella italiana. In questi giorni i giornali inglesi brulicano di articoli sull’emergenza rifugiati, e sono troppi, e non sappiamo dove metterli, e ci portano via case, lavoro, medici, scuole e via compagnia piangendo.
    Due righe piú sotto un articolo con “emergenza demografica, non ci sono piú futuri contribuenti”, o almeno quello era il succo del discorso. Non nascono piú bambini, il paese invecchia, i pensionati e le loro necessitá incombono (ma guai a toccarli, che sono da sempre un serbatoio preziosissimo di voti, soprattutto conservatori).
    Possibile che non si riesca/volglia fare un paio di conti, e vedere che il punto A potrebbe risolvere almeno in parte il punto B?
    Mah…

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  8. Buon giorno, vedo che Rimonella nel suo intervento ha riportato dati e analisi, bene. Studiavo sociologia dello sviluppo nel 1991 o 92 non ricordo, all’ università di Pisa e il professore, Enrico Taliani, a proposito di immigrazione, ci raccontava quello che sarebbe accaduto di lì a pochi anni. Quello che è accaduto. Se si osservano questi fenomeni con occhio tendenzialmente scientifico, provando ad “oggettivizzare”, non si può che concludere che si tratta di fenomeni che sempre sono accaduti nella storia del mondo, solo che ora ci siamo in mezzo noi, e non dalla parte dei vincitori. La mescolanza culturale che giustamente invoca Rimonella accadrà, volenti o nolenti. Sarebbe quindi meglio diventare parte attiva di questa mescolanza affinchè non diventi colonizzazione, anche perchè, questa volta, saremo noi i colonizzati.

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  9. Sul concetto di “invasione”: a luglio sono uscite le prime anticipazione del 25° dossier statistico immigrazione IDOS, pubblicato ogni anno a settebre, che rivela che gli italiani all’estero crescono più degli immigrati, per la prima volta in 20 anni. Aumentano i cittadini italiani residenti all’estero (4.637.000, 155 mila in più rispetto all’anno precedente), rispetto a quello dei cittadini stranieri residenti in Italia (5.014.000), aumentati solo di 92 mila unità. Stiamo ovviamente parlando di residenti eh, escludendo dal dossier una larga fetta di italiani che non hanno fatto domanda di residenza all’estero (pur vivendo da molto tempo fuori) e allo stesso tempo una larga fetta di stranieri presenti sul territorio italiano (anche solo irregolari) ma non ancora residenti. Quindi al netto, siamo sì i protagonisti di una invasione, ma nel senso che siamo noi che invadiamo il resto del mondo…

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  10. …ma tanto è in germania dove vogliono andare. come, del resto, metà e più dei pischelli dell’europa del sud.
    (visti i greci e i macedoni, che tranquilli? “la germania? per di là; buon viaggio e tanti auguri”)

    [come i migranti dovrebbero sapere meglio di tutti, tutte le barche quando i passeggeri si spostano tutti su una murata, SI ROVESCIANO… maccomunque, benvenuti. non riusciranno a trattare la vecchia (la decrepita?) europa peggio di noi]

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