(Maybe) in a sentimental mood.

 

Cominciamo questo post da una canzone? E’ Azzurro – in origine di Paolo Conte portata però alla gloria dalla voce di Celentano. E’ una canzone pregevole davvero per tante cose che i musicisti potrebbero spiegare meglio di me. Qui ci interessa per la sua capacità di circoscrivere un sentimento sottile, uno stato d’animo preciso che a tutti capita in certo momenti, mentre alcuni vi sono quasi condannati per tutta la vita.
Il personaggio di Azzurro è annoiato – non triste, non malinconico ma non esattamente felice. E’ inerte: ora avrebbe il sole e non lo sfrutta, avrebbe l’amore e non gli va incontro. Dell’amore ha bisogno ma non lo sente.

Mi accorgo, di non avere più risorse senza.. di te
E allora, io quasi quasi prendo un treno e vengo, vengo da te
Ma il treno dei desideri, dei miei pensieri all’incontrario va.

La canzone parla di un assolato momento senza passione, senza attrazione, senza energia. Una calda freddezza piena di incantato disincanto, cercare l’africa in giardino tra l’oleandro e il baobab – La pigrizia generosa con se stessa, l’esitazione protratta, l’apoteosi del flaneur di benjaminiana memoria.

Ecco:
cosa penserebbe il personaggio di azzurro, quando peregrinando intorno alla parrocchia dovesse incontrare una coppia di amici e li vedesse parlar tra loro in modo lezioso? Oppure, come giudicherebbe la madre che davanti una sicuramente sciocca soap opera, dovesse avere gli occhi umidi? O. infine, che direbbe di una certa poesia zuccherosa, di un impudico racconto di tenerezza?

Ossia, la domanda che è alla base di questo post: qual è la differenza tra onesto sentimento e sentimentalismo? Siamo sicuri che si tratti di una variabile sempre a carico dell’oggetto giudicato – come tendiamo a credere? Il personaggio di Azzurro, il nostro Paolo Conte ancora giovane e con il nasone grosso e torreggiante – uno che in un secondo momento avrebbe parlato di lune di marmellata, Signoriddio viene il mal di denti al sol pensiero – che cosa avrebbe detto?

Un certo tipo di personaggi contiani, magari un po’ in la con gli anni, con un bel po’ di vita dietro le spalle sorriderebbero dolcemente, ma senza iracondia, senza sarcasmo e senza fastidio. Hanno amato, lottato, pianto, sognato, si sono permessi il lusso di scendere in basso nella sconcezza del sentimento, nella vergognosa impudicizia del vezzeggiativo una volta, nella beata verginità dell’ideologia politica un’altra, e ora pieni di cicatrici e di rammendi, guardano con la tenerezza dei vecchi le sfide cavalleresche di chi ha ancora cuore a sufficienza per un anello con lo zircone e una brutta poesia. E’ comprensibile che questi personaggi non abbiano tanta voglia di prendere treni dei desideri, ma non è escluso che tornino a farlo.
Ma c’è un altro tipo che così sembra quasi esserci nato, non avendo mai mosso una paglia che se ne abbia memoria. Gente nata saggia, e talmente pratica di calcoli probabilistici che come certi bambini magici che sanno indovinare il numero di fiammiferi in una scatola, con un solo colpo d’occhio indovinano i mille scacchi a cui va incontro il romanticismo, sanno che nella migliore delle ipotesi l’usura delle cose ne procura presto o tardi se non la fine immediata il lento tramonto e forti di questo pensiero passano la vita in una prudente spilorceria sentimentale, di relazioni a termine, di ambizioni contenute di un buon gusto salottiero di giovane nei locali giusti: ragazzi già vecchi che fanno battute brillanti. vecchi che sembrano voler fare sempre i ragazzi.
Ti presento la mia prossima ex fidanzata.

 

In questa roccaforte prosciugata da rischi, la rappresentazione del sentimento (specie felice) è oggetto di un profondo disprezzo, imbarazzo, lontananza, rammarico – o in altre parole invidia. Non credo che sempre si invidi esattamente l’oggetto: il bacio, la bandiera, la promessa stessa fatta all’indicativo, ma quel poterlo fare, quel permettersi di cadere e salire, tutto quel testardo scommettere, quel che di impavido e terribile. Lo straccione sentimentale è dunque quanto mai confortato dai fallimenti altrui, verso i quali è capace di mostrare una gentile comprensione specie quando i fallimenti sono dichiarati come tali. I divorzi temprano il suo spirito, lo confortano nel suo opportunismo in fatto di erotismo, e dunque ama oltre ogni dire il buon gusto dell’intellettualizzazione, la borghese difesa della razionalizzazione.
Da qualche parte deve essere molto infelice, ma per sua disgrazia ha trovato una seggiola comoda. Che è obiettivamente la sua condanna. I più disadattati e acclaratamente nevrotici si potranno far aiutare per trovare la via della scommessa.

Non che il sentimentalismo non esista – termine con il quale codifichiamo una rappresentazione dell’emotivo che non corrisponde a verità emotiva. Provare sentimenti e scriverne per esempio non è la stessa cosa, e l’odore di finzione è amico del cattivo gusto e dell’orrore estetico. In un bel racconto di Doris Lessing una giovane protagonista molto guardinga e ferita, dice al suo compagno che la riempie di coccole e attenzioni: tu non mi ami, tu hai l’abitudine di amare. Ossia, giochi alla rappresentazione del sentimento che per te è diventata una sorta di routine un vestito, ma io sento la distanza. Il sentimentalismo è il marketing dell’emozione, la captatio benevolenziae tramite confisca delle viscere. Stai con me, dammi il tuo cuore e le tue lacrime, abbassa la guardia del tuo salubre senso critico, comprami, votami, apprezzami prendimi per la mia truffaldina rappresentazione. E dunque è sacrosanto condannare il sentimentalismo, perché se c’è impostura c’è uso narcisistico, e se c’è uso narcisistico c’è subito abuso dell’altro, riduzione a sineddoche, si vorrà una parte di te e non tutto te, si vorrà la scopata e si scarterà il resto, il voto politico e non il progetto. Sarà la negazione dell’etica kantiana, perché ti si celebrerà come fine ma sarai sempre mezzo.
Dio ci salvi dal sentimentalismo.

Tuttavia discriminare a volte non è facile e forse decidere se si tratta di recita o realtà passa anche per una conoscenza più dettagliata di se e degli altri. A volte la scarsa conoscenza ci fa passare per sentimentale quello che è puro sentimento, oppure ci fa scambiare sentimento quello che è mera truffia. A volte usiamo queste categorie come artiglieria pesante da ingaggiare nelle discussioni oppure, come armatura leggera per difenderci dalle sfide della vita. Ma forse dovremmo invece farci delle domande sull’altra polarità possibile e sugli estremismi emotivi ed esistenziali che implica: l’opposizione tra il bisogno di credere a tutto e quello di non credere in niente.

(Ma già che ci siamo – passiamo di qui)

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3 pensieri su “(Maybe) in a sentimental mood.

  1. Come lo conosco. Anni congelato in una divertita spilorceria sentimentale, il coraggioso tentativo di uscirne ha provocato una catastrofe epocale. Emotiva e pratica. Rinchiuso nel mio salvadanaio e al momento senza reale intenzione di uscirne,anche se una parte di me sa che si sta rovinando. Come un drogato, forse: so che sono a termine ma non ho la forza di cambiare strada.

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