Koln Concert

Vorrei cominciare da due intramontabili capolavori dell’epistemologia di Lillo e Greg i quali metaforizzano meglio di chiunque, la complicata situazione della donna italiana quando si trova a discutere con un uomo di sinistra, in merito alle discriminazioni di genere o alla violenza di genere – più in generale la donna che si rivolge a delle agenzie di sinistra anche ampie che vadano dal giornalismo più o meno consapevole ai partiti politici che si ostina a votare. Guardateli, fanno ridere. Nel primo sketchl’uomo che non capiva troppo, la donna di sinistra cerca di sapere delle cose, delle informazioni, vuole una presa in carico sul suo problema e ottiene delle risposte che per una serie di dati semantici dovrebbero essere orientative – la prosopopea dell’interlocutore, l’arroganza nel fornire dati, i gesti di chi ha il potere, ma di quello che dice non capisce un cazzo – perché infine, non c’è un cazzo da capire. Nel secondo, il provino, quando magari è in una posizione invece di forza, teoricamente, forza ideologica dovuta a un grave torto subito – che è un po’ la posizione nostra di donne dopo i fatti di Colonia, chiede al suo interlocutore una prova, una parata di posizione, una prestazione politica, e il suo interlocutore però scifta continuamente tra variabile contestuale e variabile sostanziale, la donna ritorna nella sua posizione di frustrazione iniziale, e si ricrea l’atmosfera di una asimmetria. La psicologia è crudele infatti: il potere è sempre di chi non risponde.
Non sarò mai abbastanza grata a Lillo e Greg per avermi cesellato questi due gioellini filosofici – adatti a così tante bisogna in un paese decaduto.

 

Fatti di Colonia.
Con una reazione tardiva e bradipica a circa una settimana dagli eventi, l’opinione pubblica si è smossa, e si è cominciato a parlare di cosa era accaduto. Anche se con molte incertezze, parzialmente dovute a informazioni lacunose e che arrivavano sbocconcellate. A quel che è chiaro a tutt’oggi, pare che sicuramente a Colonia, ma anche in altre città della Germania, come Stoccarda, siano stati compiuti simultaneamente nella notte di capodanno, molti reati a danno solo di donne – ad oggi risultano circa 340 denunce di donne, di cui il 40 per cento con molestia sessuale, a diversi livelli di gravità: due stupri, molti palpeggiamenti, alcune donne che hanno raccontato di essere state rimpallate da un maschio a un altro, altre di essere state spogliate. Ad oggi risultano 32 fermi, su maschi giovani, per buona parte di origine islamica, ma anche di provenienze molto lontane, e ci sono anche due tedeschi e un inglese.
Ora per quanto si debba aspettare per capire meglio cosa è accaduto, pare piuttosto chiaro che degli uomini si sono accordati per aggredire delle donne.

 

Ora, ecco a spanne la mia ricostruzione del dibattito pubblico.

1. Amatissima sulla stampa: attacco alle libertà dell’occidente, attacco premeditato, contro i nostri valori e le nostre convinzioni.
2. Vespa: hanno toccato le nostre donne, le nostre donne non si toccano
3. Toccano le nostre donne, sti negridemmerda rispediamoli a casa.
4. A brutti stronzi che parlate male dei negridimmerda che toccano le donne, ma che non ve lo ricordate di cose je fate voi alle vostre donne? E tuo papà in Sicilia, e il vicino de casa de tu zio a Cinisello Balsamo? Ipocrita. Hai visto che ha detto er barista de Valguarnero Caropepe?
5. Ipocrita perché a te in verità ti frega solo di esse razzista, infatti porti le mutande di Dolce e Gabbana
6. Noi invece siamo genti di sinistra fiche, e quindi dobbiamo capire esattamente cosa è successo e facciamo molte analisi, però dipende molti di noi aspettano di sapere tutto ma popo tutto ajuteme addì tutto.
7. Aspettando il tutto ci teniamo a dire che ci sono molte cose che abbiamo appreso, per esempio sulla marginalità sociale, e sull’identità di genere dei maschi extracomunitari che vengono in Europa, e il senso di frustrazione.
8. Guarda che c’erano pure due tedeschi non generalizzare
9. Generalizzare lo dici a tua sorella.

Come non mai cioè, ad oggi è chiara l’impreparazione manco politica, proprio esistenziale, della media degli Italiani ad approcciare alle problematiche di genere, le quali non riescono a essere isolate e guardate per quello che sono, ma tuttalpiù diventano complementi da inserire su temi considerati sempre più urgenti – come ha notato Flavia Perina: oggi si sta li a discutere delle condizioni di marginalità che presiedono alla violenza, quando c’era la polemica di Dolce e Gabbana per la pubblicità che evocava lo stupro il demone a cui sacrificare le donne era il marketing. Ora, il grosso del dibattito maschile, usa questo episodio nella moneta sonante con cui valutare l’immigrazione per cui sostanzialmente i razzisti se ne appropriano, gli antirazzisti minimizzano: delle donne non je ne frega un cazzo a entrambi – Perché in questo tempo di immobilismo politico asfittico, i disgraziati che arrivano da fuori sono il capro espiatorio identitario per tutti. L’argomento ombrello che garantisce un’identità visibile, versus altre tematiche che ci vedono tutti in crisi nera. E allora, mentre quelli a destra risolvono le cose pensando di organizzare un gigantesco rimpatrio, quelli di sinistra si producono in una copiosa messe di analisi, che per quanto anche condivisibili, e utili per degli interventi preventivi di largo raggio saranno sempre insufficienti, e clamorosamente frustranti. Il problema delle analisi che vengono infatti da sinistra, è che tutte terminano con la scotomizzazione della sanzione, mentre dilaga la retorica della comprensione.

 

Quasi nessuno cioè in questo dibattito, rispettando un segno dei tempi che sta avvelenando altri contesti di vita che con questo argomento non ci entrano niente (per fare un esempio: oggi non si riesce a trovare un genitore capace di punire un bambino perché è maleducato, manco di fargli rinunciare al passeggino a tre anni, in compenso sono tutti esperti di traumi infantili) si sofferma sulla necessità della sanzione pur mettendola come categoria dell’accoglienza e dell’inclusione. Quasi nessuno guarda in faccia l’aggressione di genere, l’aggressione al corpo, la prevaricazione sessuale e pensa che debba essere punita per quella che è. E’ tutto un fare storia, tutto un fare sociologia, tutt’un contestualizzare. Esercizi in cui l sinistra occidentale è forte, e si comporta come quelle vecchie che fanno sempre il pollo arrosto, che come gli viene bene a loro, e non ci provano a cucinare una cosa nuova .

 

Per esempio mi hanno linkato questo bell’articolo, che magari una condivide pure sulle identità maschili extracomunitarie nelle aree di marginalità sociale. Ma la conclusione è una critica al sistema economico, non una presa d’atto della necessità di un superio, il grande scomparso di questo inizio secolo. Non ce ne è uno che scriva esplicitamente. Ci sono stati una serie di gravi illeciti, questi gravi illeciti vanno puniti con delle pene necessarie e vanno sanzionati come è giusto. Perché si crede forse che davvero la prevenzione contestuale sia una panacea. Questa cosa della comprensione a prescindere, è stata la rovina della sinistra italiana, applicata ad altri problemi per esempio nei contesti della sicurezza pubblica, e ora si declina a proposito della violenza di genere. Non si fa un buon servizio a nessuno.

Ora non credo che sia lecito paragonare questo evento, come ha fatto Cazzullo ieri sul Corriere della Sera, ai gravi attentati recenti in Francia. Dobbiamo davvero aspettare le indagini, ma penso che se ci fosse stata un’intenzione scientemente aggressiva verso l’occidente, politicamente organizzata (fantasia che gira credo nella testa di molti) le aggressioni sarebbero state molto più violente, più semanticamente inequivocabili. Piuttosto, ma si vedrà, mi sembra più una cosa dal basso, di uomini giovani, che si mettono d’accordo l’uno con l’altro, un nuovo branco allargato che unisce sessismo prevalentemente ma non esclusivamente di marca islamica, banlieu e social netwark, i quali avrebbero permesso una comunicazione rapida e una serie di appuntamenti veloci, e via succede quel che succede. D’altra parte di logiche di branco anche noi abbiamo le nostre esperienze. Per altro ben più violente. Storie di stupri collettivi ad opera dei nostri minorenni. Anche allora ampiamente contestualizzati e minimizzati. Quindi sanzionare questa vicenda dovrebbe essere un buon passo, per imparare a sanzionare la violenza di genere, senza che questo implichi necessariamente derive razziste: ossia, le leggi sono queste, il gabbio c’è per l’europeo e il non, stacce.

Alcune considerazioni conclusive. Alcune preoccupate e pessimiste, alcune invece speranzose e ottimiste.

Per quel che riguarda le pessimiste: I fatti di Colonia hanno messo il dito su un vulnus dell’Europa, che riguarda la gioventù delle conquiste fatte per le donne, il loro essere recenti, per quanto vi ricordo, in Germania sicuramente molto più forti – come dimostra la reazione confusa e scomposta del dibattito pubblico. Quello che voglio dire è che abbiamo un problema transculturale che riguarda tutti, ma che in alcune aree culturali, vuoi per geografia ma anche per classe, assume gradazioni più intense le quali possono diventare un vessillo identitario. Esiste davvero un’Europa e un’Italia in cui le donne possono fare delle cose, ed esistono delle aree che fanno perno alle società di marca islamica dove le donne queste cose non le possono fare. Questo problema è oggettivo ed esiste, e ne sono consapevoli tutte le persone che si occupano di violenza di genere. In particolare, nelle zone dove c’è meno sessismo e più occupazione femminile questo dato si ripresenta sistematicamente, come se l’aggressione sia una sorta di dispositivo omeostatico. In ambienti più paritari, le parti marginalizzate e reazionarie reagiscono con la prevaricazione.   Ora però questo comportamento, da semplice reazione è diventato un oggetto narrativo, un film condiviso e replicato che ha avuto tanti spettatori. Quello che voglio dire dunque , è che Colonia potrebbe diventare per i giovani immigrati nei margini delle città europee un modello da ripetere. Vissuto come meno rischioso ed estraniante dell’associazione a genti che si fanno saltare in aria, mentre le genti che si fanno saltare in aria potrebbero essere attratte da questo nuovo oggetto contundente.

Per quel che riguarda le ottimiste.
Se per tutto il periodo in cui si è parlato dell’indagine istat sulla violenza intrafamiliare, io mi sono sentita come quello che vuole sapere qualcosa su Edna, e nessuno dice qualcosa di convincente, e per tutto il dibattito su Colonia mi sono sentita come quello che fa il provino all’altro e l’altro continua a parlare del provino come oggetto del provino, non facendomi mai capire se fa il provino o no, forse posso dire – che insieme a questo post ci sono stati moltissimi commenti di donne che si sono inseriti nel dibattito pubblico e spesso anche in maniera mi pare molto incisiva. Ho avuto la sensazione che fossero ascoltate, e che forse il fatto che questa vicenda sembri da imputare più a singoli immigrati, che a indigeni europei possa permettere di cominciare a parlare di violenza di genere più quanto ci si sia mai riusciti quando le colpe erano tutte nostre. E’ un inizio, di cui noi come italiani e italiane abbiamo onestamente più bisogno di altri paesi – sarà cinico, ma è in questo momento la mia priorità.

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7 pensieri su “Koln Concert

  1. poco da aggiungere.
    che debbano andare al gabbio tutti mi pare sacrosanto.
    che ci sia un problema di gap culturale profondo mi pare altrettanto.
    che questo gap culturale si innesti su una situazione in molti casi parecchio ambigua secondo me è una delle radici del disastro annunciato. per dire, mi dicono che a colonia e in altre parti della germania (non solo, ho esperienze di prima e seconda mano anche in italia) sotto feste le molestie siano abbastanza comuni: qui il dato è nella dimensione. fa scandalo perché erano tanti, fa notizia perché è esplosa una contraddizione, fa razzismo perché non si è mai voluto il confronto con un’istanza reale, quella dei diritti delle donne nelle società tribali (e uso il termine volutamente, la cosa non è esclusiva dell’islam: penso a molto induismo, a molti integralismi trasversali).
    secondo me bisogna ripartire da tre: chiarendo una volta per tutte che i diritti delle donne sono imprescindibili in una società evoluta; che non è accettabile da parte di nessuno un comportamento del genere; che prendere atto di un problema non è razzismo, possono esserlo certe proposte di soluzione al massimo. altre no, tipo dei corsi obbligatori di educazione civica, diritti e rispetto dei medesimi. gli stessi che dovrebbero fare tutti i cittadini, compresi gli autoctoni.

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  2. D’accordo su tutti i punti + ola con le vuvuzelas spianate. La parte in cui la commistione “uomo nero azzanna donna bianca” anche a me è sembrata la sola ragione per cui forse ala fine mezza cosa per le donne si farà, cosa che quando il branco è nostrano o scozzese si minimizza, come giustamente dici. Sulla parte “in Germania sicuramente molto più forti”, purtroppo no. Ho linkato da qualche parte un articolo che in soldoni dice che negli ultimi 20 anni le denunce di stupro risoltesi con una condanna in Germania sono passate dal 22% all’8%. Pare sia colpa di un articolo 177 che praticamente condanna solo lo stupratore di Maria Goretti colto in flagrante. Una quindicenne che si è limitata a dire no e urlare secondo il giudice non ha opposto abbastanza resistenza e se l’ è quindi cercata. è il motivo per cui si denunciano relativamente pochi stupri in Germania. E quindi il fatto che a questo giro a un certo punto le denunce hanno cominciato ad arrivare secondo me è il segno che grazie agli uomini neri unanimemente condannati una si fida un minimo a denunciare le molstie. E per quanto piccolo, ci tocca essere contenti di questo passo avanti.

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  3. Che ci voglia uan sanzione e perfino una repressione è sacrosanto, ma il fenomeno è di tale ampiezza che sono azioni del tutto insufficienti per arrivare a una soluzione.
    Ci vorrà purtroppo molto tempo per integrare persone che provengono da società fortemente maschiliste e si dovranno necessariamente mettere in atto politiche di piena accoglienza.
    Per piena accoglienza intendo che non dovranno esserci differenze di trattamento in ogni settore e soprattutto non ci si dovrà limitare a considerare i migranti come semplice forza lavoro.
    Se accetto i profughi e poi gli dico che avranno un lavoro, ma con stipendio e tutele minori, parto male, malissimo.
    Io credo che si debba mostrare a queste persone cosa significhi vivere in società dove alcuni, non tutti, diritti sono stati ottenuti, soprattutto dalle donne, ma allo stesso tempo bisogna dare la possibilità di essere parte di questa società, di poter condividere gli stessi fini e avere le stesse possibilità.
    Invece vedo forti ritardi addirittura nella comprensione di cosa siano i flussi migratori e l’ incapacità di agire con una politica europea coerente e soprattutto concertata fra tutti gli stati.
    La mia è naturalmente solo una visione parziale, e financo di parte, della questione, c’è molto altro da fare, il “cuore” del problema lo hai già mostrato tu nel post, io sono più pratico di classi e ragiono di conseguenza. 🙂

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  4. Concordo in gran parte, o meglio: concordo con tutto quello che scrivi, e penso ci sia dell’altro. Quello che personalmente mi ha più disturbata negli ultimi giorni è stato vedere come anche donne di provata fede femminista abbiano immediatamente spostato il discorso sul garantismo (tipo la questione dell’espulsione o meno del richiedente asilo, ovvero “lo status di profugo o richiedente asilo non dev’essere un’aggravante” – adottando, significativamente e acriticamente, il punto di vista di chi in Italia ha identificato la questione di genere con la questione dell’immigrazione), ma elegantemente glissando sulla questione di genere. Devo dire che questa cosa mi ha letteralmente strabiliata, non trovo vocabolo migliore.

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    • Merkel non può dire altro – è quello che deve dire per cercare di arginare il peggio che arriva da destra. Io però spero che faccia anche altro.

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