La Sindone come copertina di Linus.

 

Sabato c’è stato il family day e io per scrivere questo post, che certo sarebbe stato più lungo e colorito, ci sarei dovuta andare, non sarebbe stato neanche tanto lontano da casa, avrei potuto cogliere da vicino un po’ meglio, quell’odore acre e postmoderno di una nuova identità culturale che si forma, coagulando grumi di oggetti vecchi, saltando i passaggi identitari che l’evoluzione storica di quegli oggetti ha attraversato, quell’oscura mescolanza di facsimile di cattolicesimo, venature di autentico spirito reazionario, indomita piagnoneria italica, e ancora qualche straccio caduto a caso di istanze egualitarie di ordine economico, e ancora, qualche pezza di garantismo oramai andato perduto, insieme a precipitati genuinamente fascisti ma persino involontariamente occultati. Queste parole sono però, già sufficientemente distanti, e forse, andarci e mettermici in mezzo, allontanandomi dal mio giorno di relax, mi avrebbe portato a scrivere cose non necessariamente più informate ma sicuramente più arrabbiate, e insomma non mi è parso davvero necessario -anzi quasi psicologicamente perverso.

Infatti, nel guardare  questo nuovo coagulo ideologico, la formazione di questa nuova identità,  noi che ne siamo giustamente lontani ,  abbiamo indugiato in un sarcasmo, in un livore, in una cattiveria che non fa bene alla nostra causa, che è quella di rendere una nuova tribù politicamente innocua, costituzionalmente impresentabile. Infatti, quel sarcasmo ridondante in primo luogo solo una volta su due azzecca l’obbiettivo – che ci importa se la Meloni è incinta? E davvero è importante toccare la Natività per contestare la trasformazione di un certo tipo di famiglia in oggetto politico? – In secondo  luogo con l’indugiare nella cattiveria e nell’acrimonia abbiamo regalato un prestigio psichico e sociale, persino una sorta di vestito edipico. Scambiamo questi quattro disgraziati del family day per l’icona del padre che vorrebbero rappresentare, per l’ultima evoluzione del Cristianesimo di cui siamo culturalmente figli e anche figli stanchi, e che c’è di meglio per questi improvvisati usurpatori di una linea tradizionale che veder reificata la loro ambizione? Noi gli diamo dei Cattolici con la C maiuscola e quelli fanno festa.
Evviva!

Sono davvero cattolici con la C maiuscola? Giustamente faceva notare Laura Eduati, sulla sua pagina Facebook che il mondo cattolico istituzionale si mostra piuttosto tiepido nei confronti del Family Day: il Papa non benedice la manifestazione, i giornali cattolici non sempre la salutano con entusiasmo, Renzi – quello che si faceva fotografare colle vecchiette e strizzava l’occhio agli scout e alle scuole private– li ignora, e il giornalista cattolico Socci ne soffre profondamente, come si può leggere qui. E in effetti questi del Family Day chiamano spesso in causa il messaggio di Cristo, la chiesa cattolica e quant’altro, ma più si va avanti coi giorni e più si vedono cattolici che si scansano, che dicono ma guarda io no eh, io non ci entro con quelli la. La chiamata in causa del Presepe come modello esistenziale, e del testo Biblico come manuale di psicologia evolutiva e puericultura assomiglia, sempre di più a la ricerca di un vessillo che combaci e che nobiliti, più che ha una vera discendenza ideologica e culturale.
In effetti, Cristo a questi, li avrebbe scansati con imbarazzo.

Come dei fratelli illegittimi, quelli da dover guardare con misericordiosa compassione, i cattivi che se sono cattivi è perché la madre non se ne occupa e il padre in comune non è stato abbastanza presente, come i parenti poveri che della tradizione familiare prendono solo ciò a cui ci si può malamente attaccare, ed è naturalmente il peggio: la norma vuota anziché il senso, il precetto e non la sua complessità e la sua flessibilità. Per ogni entusiasta del family day che invoca alla cieca il messaggio di Cristo, c’è un prete di periferia che combatte con ragazzine incinte a sedici anni, marginalità sociale con cui per forza negoziare, nuove forme di contenimento da cesellare, che sbatte la testa contro il muro.
Ma che parlo a fare.
Perché questi più che cattolici sono piccoli borghesi che scivolano in basso, alle soglie del proletariato, riuscendosi a tenere agli spigoli che meglio conoscono ma rimanendo terrorizzati dalla voragine. Sono estranei alle consapevolezze della vecchia sinistra, sono ideologicamente figli di padri che non hanno alcuna scuola politica, niente sindacato di fabbrica, niente vita di sezione, ma neanche nessuna lettura di tradizione liberale, il Corsera e carta per la lettiera dei gattini e persino il dibattito grillino li sorpassa – che ce ne vole . Sono in un certo senso deliziosamente naif e asciugano tutte le questioni che li minacciano e bruciano – l’incerto futuro dei figli, la crisi che travolge quella piccola imprenditoria che deve essere stata l’eden della loro infanzia, intorno all’unico totem di cui hanno una distinta memoria, il babbo e la mamma. In questo modo ci regalano quella forma di regressione sociale che più che ricordare le evoluzioni del Cristianesimo e del mondo Cattolico, sembra invocare la distopia disegnata da Houllebque. Questi sono i nostri islamici immaginifici altro che Fratelli Mussulmani . Quella parte delle nostre donne che non sono mai state capaci di voler dare alla progenie nient’altro che pane latte e nomi di fiori, che avvertono la libertà solo come stanchezza, e che a fronte della loro inadeguatezza vaneggiano un patriarcato disneyano. Quella parte di nostri uomini che come caporali senza esercito, fanti a cui la fine della guerra ha tolto la carriera e la possibilità di medaglie, incapaci di tenere le armi in mano nella New Economy, propongono l’anacronistico sogno di dirigere un fienile, e una tribù di femmine e fantesche.

Donde la fantasiosa e tutta postmoderna invenzione dell’ideologia gender, coacervo fantasmatico di tutte le minacce di dissoluzione di un mondo che  essendo la copia cartonata del sogno che non si è potuto vivere fino in fondo non è mai esistito. Quante delle nonne di queste signorine con le perle trovate nel detersivo avrebbero davvero voluto non lavorare e fare quella con le perle vere, dannazione! E ora arrivano questi e ci vogliono mettere dietro ai tavoli, come ai maschi e pure a partita iva e senza contratto a tempo indeterminato! E da qui vigliacca aggressione ai diritti delle persone omosessuali che importerebbero una comoda libertà una liquida alternativa esistenziale a quel rassicurante totem perduto. Je tolgono l’articolo diciotto e se la prendono coi froci.

La legge passerà, con delle modifiche? Senza? Con modifiche da fare in futuro? Ci saranno? Ora? Fra poco? Noi speriamo ora. Ma che tristezza questa lotta di classe compiuta sui tavoli inutili, sulle pelle di altri, comunque troppo pochi. Perchè, mettiamo che la legge non passi, mettiamo che non passerà mai, qualcuno non potrà sposarsi, non andrà in ospedale a curare l’amore di una vita, non avrà la pensione di chi ha seguito rinunciando. Qualcuna non avrà una casa in eredità e un bambino che la chiama. Ma la merda di un capitalismo che arranca non la leva nessuno, i figli non si riusciranno a fare lo stesso, e senza specchietto per le allodole, la frustrazione non potrà che aumentare.

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8 pensieri su “La Sindone come copertina di Linus.

  1. Condivido molto l’analisi del popolo del Family Day. Però non sono altrettanto convinta della distanza tra la Chiesa Cattolica e la manifestazione. Intendiamoci, mi ha dato un brivido di piacere leggere quanto Socci si dispiaccia per il mancato endorsement del Papa, però è anche comprensibile povero che ci sia rimasto male, che si sia sentito traddito: ma come, il Papa e la CEI non la pensavano uguale a loro sulle famiglie? “i bambin hanno bisogno di uan mamma e un papà”, «Nel percorso sinodale sul tema della famiglia, che il Signore ci ha concesso di realizzare nei due anni scorsi, abbiamo potuto compiere, in spirito e stile di effettiva collegialità, un approfondito discernimento sapienziale, grazie al quale la Chiesa ha – tra l’altro – indicato al mondo che non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione», “La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al “sogno” di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità» . (Pontifex dixit) I rappresentanti della Chiesa Cattolica come gli ideatori del Family Day, mi sembrano di fatto remare nella stessa direzione, chi più compostamente, chi più rabbiosamente: il mantenimento dello status quo, la negazione dei diritti delle persone omosessuali (che siano cattoliche o meno) di unirsi in matrimonio e adottare figli, in nome di una presunta superiorità della famiglia come voluta da Dio.

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  2. “abbiamo indugiato in un sarcasmo, in un livore, in una cattiveria che non fa bene alla nostra causa …”
    non solo non fanno bene alla causa livore e cattiveria, ma questo tipo di vera inciviltà (che riguarda entrambe le fazioni in campo) non fa onore alle persone che vi si prestano, che non riuscono evidentemente a sottrarsi all’eterna logica dell’altrui demonizzazione e disprezzo.
    Lasciando volentieri stare Socci, tanto intelligente quanto invasato, il fatto di dire che un bambino ha bisogno di un padre e di una madre è reazionario e fascista (e non mi riferisco alle parole dell’autrice)?
    Non può essere semplicemente una conclusione che qualcuno osa trarre dal fatto che, a oggi, maschio e femmina sono ancora indispensabili per fare figli?
    Oltretutto una cosa è adottare un bambino andandolo a prelevare in un orfanatrofio, sia per una coppia etero che una gay, altra cosa e ben diversa è l’utero in affitto.
    comunque, questo mi sembra un giusto approccio:
    http://www.snoqlibere.it/home/

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  3. Qui non credo sia una questione di pensarla diversamente, ma di pensarla o non pensarla affatto. La differenza fra le persone non la fanno le idee, che uno può avere anche vaghe (l’ignoranza non può certo essere considerata un diritto, ma è una condizione in cui spesso ci si trova senza grosse colpe) ma il perseverare di alcuni in idee mal poste e ancor peggio espresse. Le idee in sé sono davvero innocue, basta poco per dimostrarne la fallacia, e loro si piegano abbastanza spontaneamente e cedevolmente a questa disamina. Non sono le idee il pericolo, ma la volontà ferrea di non cambiarle mai e poi mai, e barricarsi dietro le proprie pseudo convinzioni per partito preso. Non è la frase “un papà e una mamma” il problema. Il problema è il fatto che diventi un qualcosa che si agita come uno slogan o peggio come un dogma. Io ho il diritto di invocare la mamma e il papà, ma se qualcuno mi spiega che la mamma e il papà possono non esser per forza persone ma modi di amare, e che quindi chiunque può essere per un bambino un po’ madre e un po’ padre, e magari mi porta esempi, mi cita studi, mi parla in modo credibile, io ho il dovere sacrosanto quantomeno di misurarmi con questo punto di vista. E’ il perseverare che è diabolico, no? Quindi aver sentito anche solo una volta qualcuno mettere in dubbio ciò che ci sembra ovvio e aver foderato le orecchie di prosciutto, senza osare l’esercizio del libero pensiero, che ti fa chiedere d’istinto “che dice questo? che vuol dire? Vediamo, non è che forse dice una cosa non tanto sbagliata?”. Questo è veramente diabolico. Non la pigrizia intellettuale di chi non si confronta attivamente, ma l’inerzia per scelta di chi mette la marcia indietro sempre e comunque. E peraltro che fatica devono fare costoro, che il pensiero per sua natura vorrebbe andare avanti, e loro devono tenerlo ben fermo coi freni tirati! A me la gente così fa sempre un po’ pena. Certo, il mio è un atteggiamento aristocratico del cavolo, che non cambierà mai il mondo, ma credo che coloro che partecipano alle manifestazioni come questa siano una minoranza. C’è una maggioranza di pigri e basta, pigri senza grosse convinzioni, che magari non voterebbero contro una legge giusta, che magari resterebbero agnostici, o confusi, o indecisi. Quelli col freno tirato in realtà non sono tantissimi e penso che alla fine l’esperienza delle coppie omosessuali, vedere i loro bambini a scuola con gli altri, toccare con mano casi di persone normali e famiglie normali anche se di nuovo tipo, questo farà la differenza e manderà avanti le cose. Quindi sono ottimista, dopo tutto, e di sti pori scemi codini non me ne frega un fico.

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    • tutto giusto Valentina, se non fosse che a me sembra che anche tu, che evidentemente sei su posizioni molto “aperte” (diciamo così per capirci), ti spendi in una disanima polemica su ignoranza, idee mal poste, inerzie varie, idee che non cambiano e dogmi che riguardano solo gli altri, quelli chiusi e conservatori e allora mi sa che non ci siamo
      le persone si schierano non si schierano, riempiono le piazze … guarda caso le piazze sono vuote da tempo immemore quando si parla di lavoro e di pensioni e si riempiono quando si parla di diritti individuali, e questo sì sarebbe il discorso centrale!
      Ma alla fine, il succo vero del tuo discorso è la pena che tu provi per tutti questi ignoranti dogmatici inerti….
      non mi piace, anzi mi fa quasi solidarizzare con costoro del Famuly day che pure sono molto distanti anche da me.

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  4. Penso che l’esagerazione insita nella convocazionedi una piazza, l’evidente sproporzione nel merito fra il dissenso da una parte, e i toni e le bandiere dispiegate, abbia più di una spiegazione. L’antropolgia del Circo Massimo in buona parte è quella, come è vero che questa volta il cattoicesimo c’ntra poco. Ma questa volta ci sono dinamiche politiche che qualche anno fa non c’erano, e fra qualche anno non ci saranno più. Per chi discute spesso con chi politcamente è agli antipod ei, segue, con un po’ di masochismo, anche la stampa di destra e i principali promoter mediatici , ci sono chiari segni che la scelta del tema “stepchild adoption” è un risultato del declino poltico del belusconismo. Il desiderio quasi disperato di riaggregare un elettorato disperso e diorientato che passa attraverso l’accettazione di Salvini come leader dell’opposzione. Qindi “destra” senza “centro”. Gli schieramenti parlamentari riflettono questa dinamica,. La piazza era contro il governo nella stessa misura in cui era contro gli omosessuali. L’accusa principale, – fra quelle non evidentemente becere – fatta a chi propone la legge era quella di aver incorporato nello stesso provvedimento il riconoscimento civile – simulando di averlo sempre accettato – e la stepchild. Ovvero di non aver consentito una discussione separata. Di essere stati prepotenti, o furbetti, secodo le versioni. Di averli isolati polticamente. Con lo scopo di attirare sulla stessa sponda i grillini e di recuperare qualche voto a sinistra. Ovvio che questo scenario è frutto di una visione disperata e distorta. Lo dico anche perché a me è parsa una piazza non solo omofoba e reazionaria, ma anche piuttosto stanca, poco convinta e combattiva, ripetitiva, perdente, quasi rassegnata. Inefficace. Mossa da inerzia più che da convinzione. Fatta di molte persone che il problema lo dimenticheranno in pochi giorni, lo rispolvereranno (blandamente) se ci sarà il referendum, e poi lo dimenticheranno per tornare ai cavalli di battaglia come l’immigrazione, e altro. Centomila o un milione, era una piazza pressoché inesistente.

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  5. Giusto quello che si dice qui che il Cattolicesimo con quella piazza c’entra tutto sommato abbastanza poco. Tanto è vero che nelle comunità cattoliche quelle sul territorio, nelle parrocchie, negli oratori, di questo si parla veramente molto poco: abbiamo ben altre priorità, anche guardando al dramma delle nuove povertà. I miei 5 centesimi li voglio aggiungere dando una lettura magari confusa dell’origine di tanto astio di alcuni cattolici nei confronti delle unioni civili: sta proprio in quello che Costanza ha scritto riguardo all’adesione al Cattolicesimo come norma vuota, come estremo tentativo di restare in un mondo morbido che i tempi stanno spazzando via.
    Quanta frustrazione può creare l’adesione feroce ad una regola durissima (chi dice he il Cristianesimo sia una fede facile evidentemente non lo conosce), nella quale in fondo non si crede affatto, solo come ultimo espediente per cercare di essere qualcosa, dopo che la crisi ha rimosso il censo che tutto sommato era la sola cosa che si era? Parecchia. E la nuova libertà delle coppie gay che in quella regola non hanno mai creduto non può che esacerbarla parecchio: per questo combattono con tanta ferocia l’acquisizione dei nuovi diritti, perchè rende loro intollerabile l’adesione al vuoto precetto, rende sempre più impossibile mentire a se stessi.

    Io sono cattolico. Ma il cattolicesimo è davvero un’altra cosa.

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  6. “C’è una maggioranza di pigri e basta, pigri senza grosse convinzioni, che magari non voterebbero contro una legge giusta, che magari resterebbero agnostici, o confusi, o indecisi.”
    Cito questa parte del commento di Valentina (col quale mi trovo molto in sintonia) perché credo sia il nodo di tutte le questioni “etiche” che tanto fanno discutere e riempiono ipotetici bar pieni di avventori esperti di tutto. Magari qualcuno che ha partecipato al F-Day ci crede anche, ha una personale e convinta visione della famiglia, ma penso che molti si vedono attaccati quei valori (sociali, sessuali ed etici) con cui sono cresciuti e per cui sono diventati “ambiente” sicuro e che ora si vedono attaccati e quindi gli toglierebbero un po’ di terra sotto i piedi e li costringerebbero a pensare.
    L’attacco verso i detrattori del F-Day ci sta ed è giusto, perché si sta parlando sempre dello stesso “campo da gioco”, a chi manifesta con superficialità si contrappone chi, con superficialità, cerca di dimostrare l’assurdo e il medievale. A chi difende l’etica con cui è cresciuto ed abituato si contrappone chi, quella stessa etica, la distrugge appositamente per ricrearsi un’identità e un’anticonvenzionalità fasulla e figa (che diventa convenzionalissima, alla fine).
    Il web 2.0, i social, i forum richiedono una rapidità di opinione, risposta, dibattito e pensiero che non sono alla portata dell’utente medio e ogni problema importante viene banalizzato, trattato ed archiviato a velocità pazzesche, dovendosi anche confrontare con l’assurda idea del “non commento/condivido perché trovo tutto superficiale/non mi sono fatto un’idea però DEVO commentare/condividere perché altrimenti passo per menefreghista/superficiale”,
    Siamo diventati contemporaneamente più empatici e più vuoti. Ci sarà una rivoluzione, spero!

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