Genitori molto vecchi

 

Allora.

Sei uscito qualche ora prima del lavoro, e quindi riesci a fare a tempo a passare in quel negozio del centro per comprare il caricabatterie del cellulare, che non funziona più. Per caso, vedi tuo padre dall’altro lato della strada – stai per chiamarlo e invece ti fermi. Lui non ti ha visto, e tu lo osservi, sorpreso di te stesso.
Noti che non ti sembra tanto alto, noti anche che cammina piano e con fatica. Ora squilla il suo telefono e ne cogli il modo affannato di cercarlo nelle tasche.
Ti accorgi allora che tuo padre è invecchiato. Ti rendi conto improvvisamente che è davvero tanto che non puoi più dire “è andato ora in pensione”, e hai come una fulminazione, un battesimo. Per la prima volta osservi uno spazio vuoto tra te e lui, uno spazio dove quelle vecchie relazioni che c’erano e quasi vi inchiodavano a delle età eterne – tu approdato a una sorta di adultità ancora giovane e lui invece l’adulto perenne – hanno cambiato foggia. Ti potrebbe capitare di arrabbiarti, facilmente di intristirti. Spessissimo di preoccuparti. E’ la prima volta che ti trovi a temere che possa inciampare.
Ce ne saranno altre da ora in poi, e da questo pomeriggio nella vita comincia una stagione complicata.

Che è la stagione in cui, al di la di come sono stati durante l’infanzia e dopo, i genitori invecchiano e si avvicinano alla fine, ed è una stagione che può durare a lungo, considerando i progressi che ha fatto la medicina. Ci sono farmaci che sostengono, e se non ci sono farmaci ci sono interventi chirurgici, e se non interventi chirurgici anche macchinari. Si lavora perché il corpo duri e il corpo può durare molto a lungo, attraversando molte gioie sottili, diverse piccole soddisfazioni, ma tante difficoltà e tanti dispiaceri – per non tacer della prova finale.

Nel frattempo, le vite dei figli sono cambiate, e questi figli hanno fatto figli tardi. Sopra i trent’anni per dire, spesso anche quaranta. Si sentono tra Scilla dei figli piccoli o adolescenti e la Cariddi dei genitori anziani. E nel frattempo quei genitori invecchiati sono come degli adolescenti al contrario: nella complicata negoziazione della perdita di forze e dunque di autonomia. Una situazione che rende l’approccio necessario e qualche volta ineludibile, sempre comunque molto delicato.

Ci sono in effetti moltissime variabili che rendono l’occasione delicata, e in qualche caso veramente dolorosa: certe madri e certi padri sono stati per esempio madri e padri molto inadeguati, sono stati per dirla semplicemente, dei cattivi genitori. Accudire dei cattivi genitori mette spesso in situazioni di grande sofferenza psicologica, non tanto nel caso in cui un figlio riesca persino a mantenere una comprensibile per quanto apparentemente disumana indipendenza e distanza, quanto perché novanta su cento, questi genitori inadeguati misero al mondo bambini e poi adulti che fanno ancora fatica a essere emotivamente indipendenti, e che si ritrovano ora, a rivedere attivati i propri desideri di riconoscimento quando il genitore è anziano o malato – andando in contro spesso a brutte e reiterate delusioni: guarda quante cose sto facendo per te! – perché i genitori non sono guariti da quella loro miopia, o freddezza, o inadeguatezza, perché non hanno imparato nel frattempo una comunicazione emotiva più adeguata o addirittura perché la tarda età ha slatentizzato malevolenze e ostilità prima almeno impacciatamente dissimulate. In quel caso la consapevolezza dell’infanzia tradita si fa più cocente, e si entra in una spirale cattiva di aspettative tradite.
Altri figli invece, attuano comportamenti di cura fortemente ambivalenti per cui insieme all’ossessione per l’attenzione si può respirare l’aria di una impalpabile – quanto spesso non riconosciuta – vendetta: figli che per esempio tolgono aria o qualsiasi forma di autonomia, o che sommergono i genitori di quantità sinistre di farmaci fino a cibi, diete sbagliate – o prescrizioni in cui non si discrimina bene dove sta la preoccupazione e dove l’acrimonia. Accudire una persona anziana è per tanti aspetti, come accudire un bambino – quale occasione migliore per presentare un conto.
(Anche se bisogna dire, il compito sarà vano, e la percezione come sempre accade quando si è posseduti dalla vendetta, è che il conto si rinnovi perennemente).

In ogni caso ci sono anche quegli altri, i figli di genitori sufficientemente buoni, genitori che hanno fatto quel po’ di sciocchezze che fa ognuno nella sua vita, e che per quanto abbiano un compito più facile, affrontano comunque una serie di battaglie, a cui per altro non sono culturalmente sostenuti: attualmente in occidente, la cura è un concetto aut, come si hanno due lire si cerca – vuoi per i neonati vuoi per gli anziani – l’intermediazione di terzi che provengano magari da culture in cui esista ancora l’ethos dell’accudimento. I nostri maschi stentano a imparare, le nostre femmine sono stufe di pagare per tutti, e non rimangono che le badanti come cuscinetto di separazione tra il proprio corpo e quello dell’altro, tra la propria morte e la sua, che si guarda con angoscia e qualche volta pura negazione.

Il paesaggio naturale è infatti comunque ugualmente spaventoso. I genitori cadranno e alla mente capita il pensiero che dopo toccherà a noi. Nel loro affrontare la fine si comincia a fare i conti con la propria di fine, e non se ne avrebbe affatto voglia. Capita di cadere in reazioni allora comprensibili ma non proprio ottimali, per esempio sull’onda della negazione: bisogna farlo camminare! Bisogna fargli fare la fisioterapia! Bisogna cambiargli terapia!

Non tollerando l’antipatica questione del corpo esausto.

Ma c’è anche l’altra di reazione: quelli che invece ugualmente non tollerando la medesima cosa, quasi cercano di affrettare la fine, negando cure, negando interventi, e provando rabbie furiose verso la tenacia della vita – la quale come disse un mio amico che ebbe ad assistere alla fine di sua madre vince sempre: fa di noi quello che vuole, ci vive ci sopravvive e ci trasforma in qualcosa d’altro. – Questi, non necessariamente con cattiveria, anzi più spesso con autentico affetto, reificano chi ancora cosa non è.  L’ambiguità del declino risulta estenuante e destabilizzante.
In entrambi i casi, del genitore anziano è negata l’esperienza soggettiva, il diritto a una costellazione di ultimi giorni con le sue piacevolezze. Tanto fa paura quell’aggettivo ultimo da oscurare completamente la rilevanza delle piccole qualità. Vedere dei nipoti per poco. Mangiare qualcosa con un buon sapore, per favore mi mettete in soggiorno che c’è quella bella luce.

E’ difficile e non ho poi tutti questi bei consigli da dare. Se si nota che il periodo porta davvero alla luce grandi sofferenze e sentimenti persecutori di inefficacia, di dispiacere, di rabbia, di vergogna per paura di certe ombre che salgono dall’inconscio, potrebbe semplicemente essere arrivato il momento per affrontare una terapia, perché certamente – dopo la genitorialità, la malattia dei genitori è un altro importante pettine psichico, dove si fermano i nodi irrisolti. Ho la sensazione però ecco, che anche di fronte ai vecchi più cattivi del mondo latitare per quanto comprensibile sia in un certo senso pericoloso – perché da alla psiche la prova definitiva che niente sia curabile, arginabile, e che di quella inadeguatezza emotiva si sceglie di reindossare le vesti. E’ un po’ come quando si fanno i figli: essere migliori dei genitori che si ha avuto può fare un po’ bene. Non tantissimo, il passato non si cancella. Ma è se stessi che si cura in quel modo.

Aiuta anche cercare di capire nei limiti del possibile il perché di certe reazioni emotivamente molto forti, e come dire riappropriarsene il più possibile, perché magari sono in parte correlate alla questione materiale – che spesso è davvero pesante da un punto di vista logistico ed economico – ma magari hanno altre cause, nel nostro rapporto col dolore fisico, con la morte, con l’handicap e con l’esperienza del corpo e nella nostra area di incertezza che va curata quella rabbia. Così come credo sia importante tenere sotto controllo e riappropriarsi di certi contenuti proiettivi che si ficcano sulla cura verso i genitori e che riguardano i propri rapporti non solo tra loro ma anche tra fratelli. Siccome il genitore anziano fa ricapitolare la qualità della relazione di una vita, quando ci sono più figli nel calderone delle esperienze difficili da gestire ci saranno sicuramente anche i rapporti con i fratelli, i problemi che si osservano avere i fratelli con i genitori condivisi le eventuali latitanze e rivalità che possono essere anche terribili. Non è facile, e qualche volta possono scappare fuori litigate anche violente, che possono trascinarsi dietro giudizi pericolosi sulla vita privata – ma il tema è delicato e vale la pena fermarsi e mettersi cinque minuti nei panni dell’altro.
A volte critichiamo velocemente – ma se ci fermassimo cinque minuti a pensare la vita degli altri come se per esempio fosse un romanzo, ci accorgeremmo che certi epiloghi come certi momenti nevralgici della trama, non potevano andare diversamente, ci accorgeremmo che quelle ansie e quei contrasti e quelle tigne hanno qualcosa di ineluttabile. Saperlo ci fa convivere meglio. .

Ma credo che infine, sia sempre meglio per il discorso che dicevamo sopra – fare una telefonata in più e una visita in più che una in meno, Non tanto e non solo perché un giorno non ci saranno più. Ma perchè quel vecchio siamo noi se dovessimo avere la fortuna di diventare vecchi, e insomma è bene fare agli altri quello che poi possiamo sperare di dover ricevere.

 

 

 

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4 pensieri su “Genitori molto vecchi

  1. “E’ la prima volta che ti trovi a temere che possa inciampare.” Touché! quel momento segna lo spartiacque.
    Grazie, è un argomento di cui si parla troppo poco, specie nel modo giusto.
    Nell’occuparmi della malattia di mia madre ringrazio quotidianamente di aver affrontato una terapia un po’ di anni or sono, che mi aiuta ad essere “centrata” e anche a ritrovare (o forse trovare per la prima volta?) il rapporto con mio padre che si occupa di lei (con poca delega a terzi, tanto da preoccuparmi quasi più per lui).
    Ho cercato sostegno anche nella letteratura, ma anche lì non è facile: ieri sfogliavo in libreria il libro di un’autrice che racconta di una madre malata della stessa malattia di mia madre, ma il registro scelto è quello dell’ironia quasi cinica, e non l’ho comprato. Non mi aiuterebbe.

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  2. Buon pomeriggio. A me pare ci sia un punto : la societa’ ed il collettivo attuale HA Tollerato E Accettato e Diffuso come T a b u’ , un : DATO DI FATTO : Si Diventa VECCHI E VECCHIE : il C o r p o umano, Diventa : vecchio. Appunto : IL DATO DI FATTO Di un Corpo che : Diventa : ESAUSTO. Grazie per Aver Specificato ANCHE Questo aspetto. Chiedo Cortesemente la possibilita’ “bei zauberei” di scriverlE Anche Privatamente. GRAZIE

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