So che sarai sempre lo stesso in qualsiasi altrove

 

(Quando era un bambino con i boccoli neri e gli occhi di acqua, portava i calzoni corti, e già teneva nello sguardo tutta la sua personalità a venire, le battute che avrebbe fatto, l’amore per il paradosso e la dissacrazione. Il meno ebreo dei tre fratelli, il più russo di tutta una stirpe di siciliani, introversi e caparbi. Mia nonna avrebbe amato questo fratello dalle seriose distanze dell’etica, dell’impegno, della politica. Mia nonna fatta di vodka sigari e poche smancerie, non avrebbe mai capito questo fratello bizantino  ed estetico. Pure – sapeva che era irripetibile.
Quando era un bambino con i boccoli neri e gli occhi di acqua, erano gli anni 30, e mio zio provò a dire alla famiglia che aveva inventato la valigia con le rotelle e che secondo lui bisognava venderle queste valige con le rotelle che tutti le avrebbero comprate.
Risero di lui con tenerezza – e forse è andata bene così.

Quando era un ragazzo con la criniera fulva e lo sguardo da letto e da riviera, in una casa piena di Palermo e di mare, due giovani donne se ne contendevano la mano, il corpo e potendo persino la vita. Una piccola normanna gli si attorcigliò al ventre – pure – lo vinse l’altra più lunare e malinconica.
In una foto che conservo luminosa e piena di anni 50 tutti ancora da abbattere, lei sembra rimpicciolire la sua intelligenza sotto le ali del narcisismo di lui– foglie di ulivo stanno tra i loro capelli e si indovina quanto lui si sarebbe lasciato amare.
Avrebbero fatto due figli, e anziché le valige con le rotelle, una bella casa editrice. 

Quando era un uomo con la pancia di chi ha vinto e la follia di chi si tiene sveglio, capitava a Roma per delle giornate esoteriche e segrete, incontri con scrittori, mostre di fotografia, una storia d’amore con una cantante. Si faceva amare dalle donne quasi quanto riusciva a farsi amare da se stesso – e arrivava a casa, intenzionato a sedurci. Portava regali bellissimi. Valige piene di marzapane, scatoloni pieni di polizieschi, libri che raccontavano una Sicilia magica e profana. E ancora, disegni di pornografie popolari e settecentesche, scatole di limoni che un tempo andavano fino alle americhe, foto di un mondo perduto e reinventato: mercati del pesce sventrato, melograni fioriti di semi. Oppure – vecchi per mano di un asino, sull’orlo del porto.
La mattina molto presto compariva in pigiama nelle nostre stanze, e si disponeva amabilmente a chiacchierare – mia madre di lui diceva che era buffo, io gli leggevo una personale condanna all’angoscia, da evadere con la bizzarria.

Poi gli sono venute le occhiaie, i capelli sono diventati grigi, il ventre sfacciato, e gli occhi hanno preso una venatura di fatica, l’intelligenza di capire la faccenda del tempo, i figli che crescono e diventano padri, il mondo che aveva creato forte di una vita propria e da lui indipendente. Il suo nome era ora l’eleganza di un marchio – le sue donne delle gatte materne che gli allisciavano il pelo con la lingua. Era bello sentirlo parlare. una surreale competenza sul materiale, la visionarietà onirica, l’umorismo tagliente. Tuttavia, ogni tanto strizzava gli occhi, in un modo buffo e cabarettesco – a sottolineare l’incomprensibilità delle cose, la direzione illogica che prendevano, il fatto che erano da disprezzare per questa loro anarchia, e allo stesso tempo – da amare..

Era cioè, quel tipo di persona per lo più insopportabile, ma con il difetto di essere quanto meno troppo rara.).

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