Interventi tempestivi

 

Ogni volta che l’opinione pubblica è scossa da un terribile fatto di cronaca, che nella stragrande maggioranza dei casi ha in seno le stimmate della diagnosi psichiatrica, ci si chiede che cosa si possa fare in termini di prevenzione. Ci si chiede che cosa è in nostro potere per evitare che delle tragedie si replichino. Ora, per quanto io sia segretamente portata a pensare a una sorta di necessità del male nella logica delle relazioni, una sorta di costante negativa funzionale alle variabilità dei rapporti e alla libertà di identità e di espressione – non posso che condividere desiderio di prevenzione e spesso ho parlato degli interventi sociali ed economici che potrebbero essere attuati per evitare l’emergere di quelle patologie che presiedono successivamente a comportamenti criminali.
E’ comunque un’impresa titanica – per la quantità di variabili che determinano la strutturazione della personalità di ognuno e l’impossibilità di poter contare su una matematica certa del determinismo psichico per cui, fai così ora dopo andrà sicuramente in un certo modo.

Tuttavia, proprio in questi giorni, mi sono ritrovata a riflettere sul gran numero di situazioni sintomatiche che a un’analisi attenta e con un po’ di preparazione psicologica, potrebbero essere rilevate come preoccupanti e anomale e invece ciò non succede perché i comportamenti sintomatici vengono confusi con comportamenti congrui secondo le aspettative sociali. Qualche volta arriva un blando sospetto, ma il timore di quel qualcosa di oscuro che si associa al disturbo di ordine psicologico o psichiatrico addirittura, fa stiracchiare l’aspettativa sociale, fa mentire in un’organizzazione forzata delle cose. E questo è un errore che costa molto, perché le psicopatologie quando si prendono subito possono essere non dico fermate, anche se si qualche volta anche si, ma perlomeno arginate, o portate in direzioni più gestibili e sintoniche per l’io. Trattate precocemente non cronicizzeranno ecco e diventano meno terribili.

Un esempio.
Conoscevo di una donna che viveva in un piccolo centro in campagna. Mestiere casalinga. A un certo punto, di punto in bianco si sostenne, la donna ebbe dei deliri persecutori. Un giorno disse che c’erano gli ufo, che i marziani volevano entrare dentro casa e farle del male. Uscì scappando e fu molto difficile farla tornare indietro perché era terrorizzata. Soltanto in quell’occasione la famiglia prese atto di un malessere grave e si trovo costretta a chiedere aiuto. Fui molto colpita da questa vicenda – certo può capitare che improvvisi mutamenti di processi logici possono avvenire per cause organiche, tumori, malattie biologiche, ma raramente comportamenti così esplodono senza nessun segno prodromico, senza un crescendo pregresso. Più probabile invece che, in un contesto rurale a scarsa alfabetizzazione, preoccupazioni, comportamenti depressivi, processi logici incongrui non siano stati notati anche per una bassa aspettativa di prestazione logica correlata al genere. E’ donna, moglie, casalinga, non tanto istruita ma che te voi aspettà.

Questo è un tranello esemplare che può aiutarci a considerare una cosa utile per avere una reazione vigile: l’essere umano sa essere molto mutevole e adattivo rispetto al suo ambiente: queste capacità lo rendono la specie vincente su tutte le altre. Quando ci sono cambiamenti nel suo ambiente l’umano funzionante li coglie e li usa. E quindi siccome anche in una zona rurale e poco alfabetizzata arriva quel tanto di mass media di televisione e stampa e radio e oggi internet – da modificare le risorse cognitive a disposizione a mettere le persone in un grado di sofisticazione intellettuale più alto di competenze razionali etc. quando in una donna si vede un comportamento cognitivo impoverito – che spesso prelude all’esordio della schizofrenia – o ossessivamente reiterato, con ragionamenti sottilmente incongrui rispetto al contesto, preoccupazioni che non modificano, è utile rivolgersi a qualcuno anche perché la qualità della vita di quella persona si sta compromettendo. Qualcosa non sta andando per il verso giusto.
Le aspettative sociali alle volte coincidono in maniera curiosa con certi comportamenti sintomatici impedendo a chi li osserva di coglierli per quello che sono.

La differenza tra un sintomo e un comportamento elettivo è che il sintomo è in un certo senso coatto. Sembra che una persona stia facendo una cosa perché la vuole fare, ma in realtà non è in grado di farne un’altra e spesso sa fare solo quella. In generale la psicopatologia corrisponde a una riduzione della libertà per cui le persone hanno una tendenza a dire cose diverse facendo sempre le stesse cose. In questo senso, a fronte di molte diagnosi importanti, Tolstoj aveva drammaticamente torto: la sofferenza non è così esageratamente variegata ma più aumenta e più converge in un vertice di banalità. Quel che rende le famiglie diverse ognuna a modo suo è dunque il margine di felicità e di possibilità evolutiva – la risorsa soggettiva che fa reinterpretare il malessere. Quindi una seconda cosa da tenere a mente per farsi venire un sospetto è l’osservazione di una scarsa flessibilità nel comportamento– anche se congrua socialmente.

E’ la questione per esempio dei disturbi da ADHD, il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività. Questo disturbo quando è grave è molto penoso per i bambini perché impedisce loro di portare a termine qualsiasi attività sia di lavoro che di gioco e anche di relazione. Non è semplicemente e soltanto il non riuscire a stare seduti su una sedia quando c’è da fare qualcosa di noioso, ma anche il non riuscire a coordinare le regole di uno sport con dei compagni. E’ quindi davvero penoso e sintomo di una depressione grave che sta emergendo. Spesso però si tarda a diagnosticarlo perché si ritiene che i bambini si sa sono rumorosi, capricciosi, discoli e si spera di sovrapporre il sintomo all’aspettativa sociale. Ma non è vero.
Un bambino vivace sa fermarsi quando gli conviene.

Anche altre sintomatologie piuttosto allarmanti rimangono non viste per un’idea confusa di infanzia o preadolescenza. Se si vedono dei bambini comportarsi reiteratamente in modo sadico contro un animale per esempio, facendo delle torture o quant’altro, c’è obbiettivamente qualcosa che non va: c’è ossia una dimensione sadica e persecutoria che viene attualizzata e va vista tempestivamente. A livelli più gravi quando forme di bullismo, che già di per se è un buon catalizzatore di diagnosi in che lo pratica come in chi ne è oggetto, degenerano in aggressioni fisiche, torture e quant’altro è un altro vistoso campanello di allarme che chiede la consultazione.
E cosa forse non tanto ovvia, chiede la consultazione per la vittima. Non tanto perché come si crede, è provata psicologicamente dall’aggressione dei compagni, che è sicuramente vero. Ma perché ci deve essere qualcosa nella sua organizzazione interna, nell’uso che fa di comportamenti e proiezioni a fare in modo che si costelli esattamente in quella posizione e finisca esattamente a essere vittima di quelle dinamiche. Questa cosa rientra nel concetto di vittimologia, ma insomma ci sono situazioni e assetti psicologici che portano le persone a essere vittime di abusi più frequentemente di altre. Quindi più che cambiare scuola, e pensare a società persecutoria disvalori e quant’altro quando un figlio è vittima dei giochi sociali ha un problema doloroso da risolvere.

Un ultimo esempio che posso fare, riguarda le aspettative di angoscia e malessere che socialmente sono associate all’idea di adolescenza e in genere giovinezza, per cui si associa a una fisiologica insoddisfazione e irrequietezza quelli che invece sono i prodromi di un disturbo di personalità franco e in qualche caso pericoloso o quanto meno i segnali di una depressione clinica diversa dal normale trambusto adolescenziale – che si fa fatica a gestire. Se si osserva un adolescente per esempio procurarsi dei tagli, farsi del male, porsi reiteratamente in condizioni di pericolo, assumere le movenze di una sorta di comportamento estremamente provocatorio che ha un che di sinistro disperato angosciato – e qualche volta si mischia con una incertezza rispetto alla propria identità di genere quella è una situazione clinica di grande disagio, che l’adolescenza potenzia, ma che da essa è distinta. Il comportamento provocatorio e pericoloso per se è un modo parossistico sia di sentirsi vivi e contattarsi quando solitamente si ha l’impressione di non riuscirci, sia una ricerca di limite e di attenzione che magari stentano ad arrivare.
Questi sono solo alcuni esempi, e volendo ci possiamo ritornare o trovarne altri. Credo però che la capacità di cogliere il momento di disagio sia importante, e che questa capacità vada potenziata elaborando e disabilitando invece le istanze emotive e narcisistiche che ci tengono lontano da una presa di coscienza di un problema. Per un partner, per un genitore considerare che una persona amata e vicina abbia bisogno di un intervento specialistico può essere un problema. Questo problema apparentemente assume contorni altruistici o concreti: perché far sentire non normale la persona da noi amata? Perché mettere in discussione le sue scelte di comportamento? A ruota si diceva materiali: perché imbarcarsi nell’impresa di cercare uno specialista, seguire una terapia e quindi spendere tanti soldi e tanto tempo?
Spesso e volentieri però c’è ben altro. Se la persona con cui noi siamo in relazione ha bisogno di un intervento specialistico che lo metta in discussione, si dovrà mettere in discussione la nostra relazione, e indirettamente sul tavolo delle trattative ci finiremo noi stessi, e i nostri sogni desideri e valori. Se la nostra relazione va in terapia ci si trova a sospettare che la nostra capacità di coltivare i nostri sogni e desideri e modi di stare con l’altro e in generale di edificare la vita non siano efficaci, utili buoni. Per cui un familiare in terapia sembra la prova ultima di un fallimento esistenziale.

Ora aldilà delle considerazioni che si devono fare sull’utilità di un intervento tempestivo piuttosto che tardivo, soprattutto per i figli – che un clinico mi diceva, sai sono come le piante, prima intervieni più facilmente crescono dritte – forse un buon puntello narcisistico lo può dare proprio una sorta di orgoglio, che secondo me è giusto e legittimo e che spesso ho trovato negli occhi di molti pazienti a terapia avanzata e a fine terapia. Quella cosa li di dire: io cavolo io sono forte perché io, mi ci sono messo sul tavolo operatorio a vedermi da solo le parti più brutte delle mie viscere e a cercare di rimetterle apposto, quindi non mi potete dire niente, perché io ho fatto questa prova e ho vinto. E’ cioè difficile da anticipare, ma il senso di coerenza, di forza, di aver fatto la cosa giusta, anche di coraggio, che può dare questo tipo di percorso non è da sottovalutare. E ha una sua verità perché davvero spesso e volentieri la terapia fa riscoprire risorse che non si credevano di avere.

 

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3 pensieri su “Interventi tempestivi

  1. Interrogami, interrogami, che sono preparata. sottoscrivo tutto con cognizione di causa e ampio corredo di materiale umano. Nel vecchio blog mi dedicasti una Nataliaspesilla e non ricordo se ti ho più raccontato come è andata a finire. Figli vittime di bullismo e robe strane che non si capiscono. Un paio di terapeuti consultati non ne vengono fuori. per istinto e disperazione cambio di colpo scuola a figlio piccolo e trovo una direttrice con i controfiocchi, che oltretutto aveva una grande esperienza/corsi di specializzazione su gestione alunni con autismo e in più si era passata i suoi guai con un figlio iperdotato, che prima di capire che era sembrava il cretino della classe. Grazie a interventi anche della scuola finiamo in un centro dove uno alla volta ci diagnosticano me e i figli con ADHD, più qualche cenno di spettro autistico il piccolo. Che una volta medicalizzato esce da una brutta spirale depressiva e c’è da dire che il tratto autistico lo aiuta molto l’ adhd, perché basta inserire degli elementi nella routine che diventano fissi, non lo sposti più da quelli e puoi quindi contare sempre sul fatto che se li risolva in autonomia.
    Figlio grande è un discorso diverso, come dici tu, se è sempre stato vittima dei bulli un motivo ci deve essere e stiamo cercando di arrivarci, ma nel frattempo la psic ha ipotizzato una sindrome da stress posttraumatico, quindi proprio la settimana scorsa si è capito che lui ovunque si sente in pericolo, tranne a casa e pochi altri posti (e finalmente ci si può lavorare), il che mette in prospettiva parecchie cose che non si capivano. Intanto però ha confessato pensieri suicidi, si è messa in moto l’ unità di crisi e la settimana prossima ne sapremo di più. Ma finalmente abbiamo fiducia che si troverà una via anche per lui.
    E comunque si, il povero sarà insonne, stressato e preoccupato, ma ha trovato negli anni tante risorse e noi con lui, che davvero chi ci ammazza più? fatemene solo uscire, poi svengo con calma per riprendermi, ma diciamo che mi considero già la tua testimonial preferita per garantire che si, con la volontà di andare a fondo, le risorse e le scuole che ti appoggiano, se ne esce benissimo. Cambiare scuola quindi ha un gran senso se vedi che dove sei non ti prendono sul serio. Lo avessi fatto anche per figlio 1 quando lo massacravano di botte e la scuola ignorava, non ne parlava, e non sospendeva gli aggressori “per non creare preoccupazioni nella classe” magari la PTSS almeno ce la risparmiavamo.

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  2. che bello questo post, grazie! abbiamo liste di sintomi praticamente per qualsiasi malattia e infermità, ma non per la psiche. ci sarebbe bisogno di altri e altri dettagli, su altre patologie, così da poter quanto meno avere una cartina, una mappa, una guida di massima per poterci muovere con gli altri nel mondo. grazie

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  3. tra i tanti motivi a favore dell’introduzione in Italia di psicologi scolastici (e che non siano formati solo sui disturbi dell’apprendimento, per cortesia) ci sarebbe anche questo. Però, prima, ci vorrebbe una rivoluzione di massa nel pensiero comune…

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