Lacrime, politica, personale, politico

 

Mi ha colpito la reazione della Meloni alle lacrime della Mogherini, dopo l’attentato di Bruxelles. La Meloni ha infatti criticato il ministro perché con quelle lacrime avrebbe dato un’idea dell’Italia poco forte e responsabile – mollacciona diciamo. E’ un commento che ha suscitato più scandalo di quello che dovrebbe, considerando il personaggio: Meloni è una piccola fascista, giustamente si attiene al suo copione e a quello che in grado di dire coerentemente con le sue premesse: i fascisti dicono cose fasciste– e lo scandalo dovrebbe essere che lei è appunto arruolata a sindaco di Roma, non per quello che ci ha nella pancia che anzi, magari potrebbe contribuire a risolvere il vero problema – che è quello che ci ha nella testa.

 

Mi ha colpito dicevo, perché la sanzione delle lacrime mi ha rimandato ad altre lacrime sanzionate, quella volta da molte più persone e da tantissime a sinistra, ossia le lacrime della allora ministra Fornero che fece una legge sui lavoratori ancora oggi molto discussa. Sulla legge, e in generale sulla sua gestione dei cosiddetti esodati,si parlò moltissimo (allora come oggi io ancora non ho deciso se fece malissimo o se questa congiuntura economica non permetteva alternative, davvero non lo so) ma quando a seguito di una decisione che avrebbe lasciato comunque molti agonizzanti sul terreno, Elsa Fornero  si mise a piangere, l’opinione pubblica si appese alle sue lacrime, e anche la stampa, e la satira, e i commenti di rete che si sprecarono.
Fornero coccodrillo. Fornero ipocrita. Chi ti crede Fornero.

Ora qui io non voglio discutere della buona fede dell’una o dell’altra. Credo che fossero entrambe in buona fede, e che purtroppo questo è forse il grande problema della politica: ci piacerebbe pensare che chi ha il potere prende spesso decisioni che non ci piacciono per cattiveria, perché il buono e il giusto sono una cosa unica sola e facilmente accessibile e invece no, disgraziatamente, un sacco di gente pensa in buona fede delle cose che reputiamo orrende e pensa che il nostro concetto di buono e bello non sia affatto accessibile. Sostenere la buona fede altrui rende la lotta molto più aspra infatti che svilire nel comodo ritratto della cattiveria – e infatti in questo paese alla deriva politica, dominante è la retorica del martirio cittadino e del potere sempre cattivo.

 

Ma la questione che mi ponevo era questa. Donne che vanno in politica e ottengono ruoli di prestigio, possono ogni tanto rivelare comportamenti tipicamente femminili e tutto sommato periferici l’azione politica, come del resto sono periferici le nostre azioni quotidiane. Non so come funziona a casa vostra, ma se io per esempio piango a dirotto perché devo pagare delle bollette, a casa mia è dirimente che io le paghi più che io pianga o meno. Il pianto è una qualifica emotiva privata al tutto legittima e ininfluente l’atto pratico, in cui indulgono più facilmente donne e anche donne pubbliche – ma per quanto si possa sottolineare la cosa, non ha alcun effetto pratico per la cittadinanza. Il terrorismo non lo argini né con i pianti né col sorriso, e anche il problema dei contratti di lavoro, non ci ha queste svolte epocali con il frigno o la risata.

 

Probabilmente la muscolare fratella d’Italia avrà invidiato la sublime occasione squisitamente fascia – terroristi arabi e che c’è di meglio! Forse i terroristi froci? Ma non ne fanno, i terroristi ebrei purtroppo hanno perso il treno – di dire cose come li scannerei uno a uno con le mie mani, tutti al paese loro possibilmente a calci in tutte le zelanti variazioni di una futura madre a cui purtroppo è deficitaria la produzione della prolattina, ma quello che qui interessa è che anche lei ora, come noi allora, e come tutte le volte che stiracchiamo il privato per farlo diventare politico anche quando non è – ecco, e io devo dirlo, qualche volta non è – si appiccicata a qualcosa di flebile per farlo diventare sostanziale.

 

Non è solo colpa della Meloni e non è un problema che riguarda solo le donne in politica, ma certo le riguarda in misura decisamente maggiore di quanto capiti ai loro colleghi uomini. Ma se un tempo si poteva rivoluzionariamente dire che il personale è politico, ora pare che il personale da solo sia l’unico sinonimo di politico, specie quando la politica la fanno le donne, ma bisogna dire non solo, per cui l’emozione vince sul progetto, il privato sul pubblico, la coerenza sulla qualità delle idee, i piccoli segnali di un presunto interno sulle cose pronunciate e decise all’esterno. Fino a contraddizioni macoscopiche che intrattengono l’opinione pubblica più delle cose che realmente la riguardano. La Mogherini accusata di piangere per Bruxelles non va tanto lontano da Casini accusato perché divorziato – e forse, in tempi più recenti la colpa di Nichi Vendola di aver avuto un figlio tramite utero in affitto. Ma rispetto a questi altri, abbiamo anche una lunga storia di donne in politica il cui operato non è mai valutato e preso in considerazione dai detrattori, ma viene invece sostituito da oggetti periferici appunto privati: come si vestono, che scarpe comprano, se sono dotate di mariti o meno, se sono belle o brutte. Dunque,  la retorica sulle lacrime della Mogherini, al di la del profumo fascista dell’estetica di fondo è, l’ennesimo segnale della nostra povertà politica e di un certo orientamento sessista di sfidare le donne, anche da parte di altre donne.

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Un pensiero su “Lacrime, politica, personale, politico

  1. sono d’accordo con le conclusioni e penso che dovremmo “sdoganare” una volta per tutte il pianto, le lacrime in pubblico, considerandole non come segno di debolezza (e tipicamente femminile!) ma semplicemente di una umanità che riguarda tutti, anche i potenti.
    E sindacare sulla buona fede o meno è oltretutto chiacchiera da bar, alla quale io per prima spesso non mi sottraggo, ben sapendo però che è proprio tempo perso.

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