Decomposizione dell’attrazione

Ancora si ricorda le infinite diatribe quando era ragazzina e oltre, da ragazza pure, con le colleghe del suo primo lavoro al negozio di casalinghi, con Matilde prima che se ne andasse a vivere in Olanda dietro al fidanzato, che poi ci è rimasta e l’ha sposato e la questione non si sarebbe più posta. Cosa si deve fare quando ci si lascia dopo una storia con uno che si ha amato, si potrà mai rimanere amici dopo avere baciato, e stretto e progettato, e Matilde diceva che non si può proprio assolutamente no perché poi se ti torna la voglia non puoi ribaciarlo di nuovo, che magari non eri felice oppure ora stai baciando, e allora.

E altre sue amiche Cinzia e Anna invece sempre al primo negozio, in piedi sulla scala per dire, agitavano il culo come tortore e dicevano ma si che si può certo! Alberto Gianni Antonio Flavio Gigi, è il mio migliore amico! Quello che mi conosce meglio! Io se litigo con il mio amore io parlo con lui! Perché lui sa come sono fatta! Così dicevano le sue amiche terribilmente sicure della loro vanità, api regine della loro capacità di non lasciare, femmine nate in posizione di forza. Lei rimaneva ai piedi della scala, e borbottava interdetta. Erano amiche che avevano lasciato, forse per questo. E quelle che sono state lasciate?
Quelle che sono state costrette alla fine del sentimento?
Cinzia una volta, a serranda abbassata – nella pausa pranzo – aveva capito la questione e le aveva detto, non devi fare tutto subito, ma sai i sentimenti cambiano. Dai tempo al tempo.

E durante quel tempo, con nuovi baci e nuovi maschi, nuove rose sotto al lavoro, nuovi cinema e nuovi letti, si era chiesta, e va beh che cambiano i sentimenti, ma se una cosa ti piace ma perché dovrebbe smettere di piacerti? Se una cosa ti chiama come smette? Se io e lui siamo gli stessi e rimaniamo gli stessi ricominceranno le stesse cose, le stesse parole e gli stessi richiami. Come i cani faremmo, come i lupi e tutte le bestie che ascoltano solo la stagione.

E ora anni e anni dopo, direttrice di un altro negozio era diventata! E non stava più a fare avanti e indietro nel magazzino, anche se lavorava ancora tantissimo, ma era diventata una signora si può dire, una signora con pure dei figli, un bambino e un ragazzetto adolescente, una signora con tanto ombretto scuro e vestita di buon gusto e senso pratico, perché commessa o direttora sempre dieci ore in piedi devi stare, e l’aveva rivisto, padre anche esso e sposato e impiegato. Gli aveva raccontato della sua vita con i bambini da separato, era entrato a comprare un regalo per qualcuno, la sorella aveva detto, e lei per un momento aveva pensato ai suoi fianchi a quel tempo che si era preso e si era messa addosso, sulla pelle e sul ventre, e i capelli pure i capelli erano cambiati, se li sentì molto tinti, davvero molto, ma quello tanto era venuto verso di lei risoluto, e non c’era stato modo di evadere.

E l’aveva riconosciuta e salutata con un ampio sorriso.   Come ti trovo bene come ti trovo bene si erano detti – cosa fai tu, io lo vedi hai figli si anche io, tua moglie veramente mi sono separato. E da li una successione di informazioni e di battute, e insieme anche bisogna dire la forma del suo corpo, sempre un bell’uomo non c’è che dire, uno che ci tiene si vede, la palestra ci deve essere su questo corpo, la piscina, un buon dopobarba. E si era scoperta irritata da questa nuova vanità. E poi lui parlando poveretto, affabile e gentile aveva detto delle cose, per esempio aveva detto “praticamente” molte volte, e aveva fatto un certo gesto con le mani sulla cintura, e pure queste cose nuove, l’avevano fatta come retrocedere emotivamente.
E mentre ancora parlava alla fine le era arrivata una cosa di lui, che da ragazzi era solo una sfumatura, un pericolo, una potenzialità sommersa. L’inelegante difesa della boria, la disgraziata vanteria dell’arroganza, il modo che hanno certi maschi di soffrire, il più insopportabile di tutti.

Alla sera si era detta che doveva chiamare Matilde, perché Cinzia la vita se l’era portata via, e doveva dirle questa cosa che aveva scoperto, che i sentimenti potrebbero pure rimanere sempre gli stessi aveva ragione lei e torto l’altra, ma la vita può fare delle cose alle persone, e cambiarle, portarle in una forma diversa da quella che ci aveva fatto innamorare. Matilde mia anche le tentazioni possono morire.

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5 pensieri su “Decomposizione dell’attrazione

  1. quello che un tempo, per esempio, costituiva un impercettibile fastidio, colto, come dire, con la coda dell’occhio, poi diventa un insormontabile macigno. evviva il moschino fastidioso, dunque!

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  2. Mi è piaciuto, mi sei arrivata! E’ proprio vero che le cose succedono così! Questo racconto ha il sapore della vittoria che il tempo a volte regala a chi si sentiva sconfitto, o abbandonato. Ha il sapore di quando ti accorgi che in realtà ti sei salvato. Bello. Per un momento ho letto senza pensare che fossi tu a scrivere (è difficile leggere le cose delle persone che si conoscono, è difficile distrarsi da questa consapevolezza).

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  3. Qui mi scomodi e mi rendi bello il Giòis!
    Stavo pensando proprio sotto gli effetti dell’influenza, ma col caspita che vorrei tornare ragazzo, ai venti e qualcosa o anche prima, con tutti quei sentimenti tentatori che sembrano appunto un po’ deliri da influenza, la malattia della giovinezza quasi, perchè invecchiare poi è la sua medicina.

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  4. Ecco Costanza. Io spero in questo. Una parte di me, sotto sotto, si è preparata a questo, E spero che mi salverebbe dall’annegare in occhi che, ahimè, temo resteranno sempre gli stessi. Per fortuna che non li devo vedere 🙂

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