canna del gas

 

Premessa.
Al cinema non arriva mai, men che mai nelle lande del cabaret o della pubblicità o della televisione. ma esiste una larga frangia di romani che potrebbero insieme costruire un cliché a se stante, e questo cliché riguarda il lavoratore onesto romano. C’è una larga frangia di romani che lavora anche tante ore al giorno, anche più del necessario, nel pubblico o nel privato è indifferente, ma la cui posa si diversifica da quella del frigno mefitico del martire produttivo, il milanese schiavo del capitale, il sogno erotico di Brunetta. Il martire produttivo è infatti quello che lavora bene, lavora sodo, sacrifica il privato in ossequio a un principio di efficienza e di decoro. E’ quello che è composto e che sospira per la fabbrichetta, sia propria che altrui, è quello per cui l’onestà non è l’aspetto estetico, ma una sorta di strascico gravoso, mentre il vessillo decorativo è un ritmo e una qualità di produzione ancorché un’esigenza di derivazione rurale.

Il lavoratore romano invece, non ostenta sacrifici nell’azienda né alla patria. Disincantato per costituzione – a causa dell’incanto temporale del Papa sempre accanto – poco portato a fanatismi e prospettive di martirio, lavora molto, aiuta chi gli è accanto, e si divincola nei meandri burocratici che tutto il paese ha sinistramente proiettato sulla città senza assumersene la responsabilità: non è Roma che ha inventato i ministeri, ma il paese che ha fatto proliferare i ministeri a Roma. Quindi lavora anche lui più del dovuto, e si spende per la sua città non di rado con una rassegnazione nel cuore e una tristezza che forse in questi giorni dovremmo noi romani capire, ha ceduto alla connivenza. Non ha condiviso questo Romano lavoratore gli orrori di Mafia capitale, e ora non di rado ne patisce le conseguenze: qualche volta con la disoccupazione, ma quando poteva non si è scandalizzato. Ha un senso dell’onestà forte questo romano lavoratore, un’estetica del non rubare e una lealtà rispetto ai suoi concittadini. Tuttavia ha perso l’estetica della denuncia.
E ora deve votare.

Deve votare il sindaco per la città più bella del mondo, e che lui ama spesso in maniera scomposta e viscerale, disorganizzata e burrascosa, e si è trovato davanti l’avvilente paesaggio di tutti le parti politiche scansarsi, di tutti i nomi farsi indietro, e quello che non ci mette i dati giusti, e quell’altra che aveva detto ma ci vogliono male se vogliono farci vincere a Roma! Nomi piccoli, bestie da macello si schierano per Roma, con tutto il rispetto pensa il romano, ma come si fa, ma chi sono questi. Che tristezza che la città conti così poco, siamo nelle mani di un prefetto. Sciorina i nomi ed è smarrito. Se è di sinistra è proprio sciagurato.

Io non ho ricordo di un’elezione amministrativa più triste di questa, non ho memoria di un momento per la città più cupo, con questa angosciata commistione di: senso di colpa per la connivenza indiretta – per dire, ma sti stronzi che chiedevano 5 euro a persona per il certificato di morte? No parliamone ,e quell’altri che prima stampavano i biglietti dell’autobus finti? – consapevolezza di magagne cronicizzate – ah l’ater che ora si deve vendere non si sa quanti immobili a causa del debito (ma domandone intanto, a che punto sta l’edilizia popolare? Quant’è che non si fa un progetto in quella direzione?), la sensazione di essere il capro espiatorio di una patologia nazionale, il luogo dove far vedere tranquillamente le ombre che altrove stanno sotto il tappeto…. e in tutto questo neanche l’odore di una persona che abbia l’aria di potere o volere fare qualcosa. Neanche il profumo di un’intenzione politica.
E’ una cosa tristissima. Una cosa davvero deprimente.

E allora il Romano onesto – qui un esemplare a che stimiamo – esplode in alti lai, di comprensibile incazzatura, osservando le modalità di sopravvivenza della sua città: in cui, siccome lavori pubblici no, appalti privati no, proposte per le associazioni e le onlus no,  operazioni al livello istituzionale no, le uniche forme di resistenza sono il circense per la vita sociale dei precari ai quali il pane è fornito dai genitori. Infatti, a Roma non si sono mai visti tanti ristoranti e tanto pieni, giacché con 800 euro al mese, la famiglia non la puoi mettere su, puoi invece vivere in casa, aiutare i tuoi e con gli avanzi mangiare, e comprarti quattro cazzate, poi finisce li. La città non produce, non produce né cose né famiglie nuove, non ha iniziative e non ha bambini, solo un’infinità di fratelli che si aiutano l’un l’altro malamente mentre invecchiano e si fanno invadere da chi non ha niente da perdere.

Io spero solo che questo sia il fondo, vedo negli esiti di questa amministrazione l’occasione in cui toccherà fare esperienza di un’esplosione della patologia cittadina che non aveva precedenti. Vedo ognuno di questi candidati e penso, mio Dio questo se vince, compiango lui e noi (la Meloni? No, ma ve la immaginate. La Raggi, o signoriddio Giacchetti) ma mi chiedo se non sia arrivata la volta buona in cui (ve la ricordate la retorica di un tempo?) “la parte onesta della cittadinanza” non si decida a pensare il proprio modo di abitare la città in un modo diverso. Non cominci a pensare a un’estetica diversa della sopravvivenza. Quella cosa che connotava, perché bisogna essere lucidi, i cinque stelle di prima maniera, quelli più scollegati dai deliri del leader, quelli anche un pochino più preparati della falange di incompetenti che poi sono stati criminalmente mandati in parlamento. Quel desiderio di verginità, quello zelo, andrebbero rubati a loro e portati altrove, insieme a una cognizione di causa e delle cose da fare che invece a Grillo e ai suoi è del tutto estranea. Ma la vedo davvero impervia.

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3 pensieri su “canna del gas

  1. Considerazioni più che condivisibili, la vedo anche io impervia, la cosa più triste è che dopo la farsa di chi come grillo ha dilapidato una cospicua dote di speranza, arrivi il dramma, ancora più vero ancora più atroce, non solo romano ma italiano.
    Il lavoratore onesto romano, categoria molto ampia sono d’accordo con te, cosa fa per rendere palese il suo lavoro, la sua condizione? poco o nulla, ci vorrebbe uno scatto di reni, un impeto che parta dalle piccole cose, ad esempio indignarsi quando orde di coglioni fanno sgorbi che si vuol far passare per arte su ogni muro della capitale, su ogni autobus o vagone di metro, e dargli un sano ceffone quando li vedono invece di giustificarli, indignarsi e redarguire i responsabili, quando i marciapiedi sono pieni di merda dei cani di altri cittadini onesti che però hanno smarrito quello che è il minimo comun senso civico.
    “la parte onesta della cittadinanza” cosa potrebbe fare se non si organizza? e per farlo quali mezzo potrebbe usare se non quello partitico? e quand’anche ci riuscisse, quali sarebbero i risultati? e si, la vedo davvero dura

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  2. Sui 5 stelle la penso paro paro. Quella illusione, quella speranza, quell’essere vicini alle cose erano bellissimi e sono spariti. L’ illusione della democrazia dal basso ha spalancato le porte ai nostalgici del ventennio e oggi vediamo cosa è

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  3. “Quella cosa che connotava, perché bisogna essere lucidi, i cinque stelle di prima maniera, quelli più scollegati dai deliri del leader, quelli anche un pochino più preparati della falange di incompetenti che poi sono stati criminalmente mandati in parlamento. Quel desiderio di verginità, quello zelo, andrebbero rubati a loro e portati altrove, insieme a una cognizione di causa e delle cose da fare che invece a Grillo e ai suoi è del tutto estranea.”

    Sappiamo dirci che quello zelo, certamente adolescenziale , immaturo e sintomo senza dubbio di una problematica sociale poi emersa ancor più chiaramente su Roma, sono stati assolutamente rifiutati da un Pd di qualche anno fa, mi riferisco alla questione tesseramenti pd del m5s? Sappiamo dirci che una volta di più la sinistra italiana non si è fatta anche in quella occasione meta di un possibile Altrove? o Anche solo strumento? o anche solo accompagno di poverelli da t.s.o. o anche solo tentativo ultimo di non “Evaporare “del tutto?

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