Hard Times

 

Qualche giorno fa il signor Francesco Starace, nome quanto mai evocativo, amministratore delegato dell’Enel, è stato invitato a parlare dinnanzi agli studenti della Luiss e ha potuto così illustrare – bisogna dire in una delle peggiori deturpazioni della lingua italiana che sia mai capitato di ascoltare – le linee guida della sua strategia di direzione, i principi base del management poraccista, che effettivamente in questi tempi poracci deve essere sicuramente vincente, portando a dei successi poracci anch’essi. Starace, come potete leggere qui, si è generosamente profuso nel ruolo del cattivone di Dickens, nel capitalista dei film americani degli anni 50, si è slanciato nel recitativo della zia cattiva di Marchionne, proponendo come totem del moderno management quasi tutti i comportamenti che, una volta siano dimostrati fanno vincere a una vittima di mobbing una causa contro il datore di lavoro. Giuslavuristi grati a Starace!

Per capire la strategia professionale del nostro nonché la sua deontologia, può essere utile ripassare uno dei sacri testi dell’economia politica, che è Teorema di Marco Ferradini. Secondo questo importante economista di riferimento infatti: se una donna la tratti bene, sei rispettoso, le dici cose gentili, la porti a cena fuori non te la da. Se invece sei cattivaccio bruttone e la maltratti, Un giorno ci sei n’antro chi lo sa, allora essa sarà a tua disposizione proprio in tutte le salse. Se la piji a calci anche meglio. Donne e impiegati funzionano allo stesso modo! E le gnocche sono come i quadri, i comparti dirigenziali, se le maltratti alla fine obbediscono. Fanno quello che voi te! E quindi per introdurre il cambiamento e facilitare quel pianto linguistico che sono i cambiatori bisogna fare tutte cose terribili ai dipendenti sovversivi (I cambiatori dice proprio così. Intendendo persone che portano il cambiamento nell’azienda, poi dici petaloso – ma se la Crusca mette una cimice dentro all’ufficio di Starace schiatta l’intero comparto dirigenziale). E quindi, dicevamo:

  1. portare i cambiatori
  2. individuare elementi contrari ai cambiatori
  3. colpirli platealmente senza pietà tipo pena esemplare
  4. distruggere fisicamente dice (?) i nuclei ostili al cambiamento.

Questa operazione suggerisce molte riflessioni.
Il primo pensiero per me per esempio è stato il seguente: tu pensa uno così che personale sveglio e ricco di sfavillanti iniziative deve aver preso. Mi ha ricordato un misurato saggio sulla storia giuridica del fascismo Aquarone L’organizzazione dello stato totalitario,  un saggio davvero molto attento a dare una valutazione oggettiva della macchina statale nel ventennio, e che premiava diverse scelte amministrative di Mussolini, l’intelligenza, la visionarietà, ma ne sanzionava certe partnership pericolose: pare che Mussolini si contornasse di invidiosi e di cretini, di pavidi e di opportunisti, perché questo è il tipo di gente che si presta più zelantemente a una certa idea di leadership, solo questo tipo si fa braccio di una simile abiezione morale e da questo tipo di soggetti in quanto che realmente o simulatamente manipolabili sono attratti i dittatori.
Quindi i migliori qui – o sono deboli e sciocchi, oppure è gente che un giorno ti farà le scarpe. Come puntualmente è successo.
Le dittature sono efficaci, ma sono estremamente fragili.

Il secondo pensiero ha riguardato la mia disciplina. La psicologia sa che non è che Teorema di Marco Ferradini sia completamente una panzana, la signora di Marco Ferradini esiste eccome – e pure il signore eh, la psicologia lo sa perché è tutta gente che prima o poi viene in consultazione: desidera una relazione ma non la sa mantenere, si nega la felicità amorosa e la produttività perché le donne che per amare devono farsi prendere a calci, o prendono i calci e non godono, oppure sono accarezzate e non godono perché la carezza non collima con la nevrosi e la disprezzano, e quindi alla fine si pongono da sole senza volerlo nella condizione dell’eterna estromissione dalla coppia sana. Non sono certo le lunghe e proficue relazioni quelle dove stanno queste signore, non sono persone che sono messe in grado – da se stesse – di compicciare qualcosa di buono, e se dovesse mai accadere è per analisti, o al limite fidanzati che sanno far loro apprezzare il vantaggio del caldo emotivo.. Se in un’azienda quindi importi questo modello relazionale su larga scala, otterrai certo il cambiamento come lo vuoi tu, e troverai degli interlocutori con una diagnosi psicodinamica che ti siano funzionali, in qualche caso questa diagnosi la procurerai tu stesso, ma poi dovrai finire invariabilmente come certe coppie a cena che non si dicono una parola e si muoiono di pizzichi ancorchè di corna. Mangiano per carità, vanno pure a teatro dopo, ma a letto una noia mortale. A lei verrà mal di testa.

A voja poi a chiamare consulenti aziendali esperti del marketing a risollevare le sorti di un fatturato mesto. Mi ricordo miei amici che in Francia facevano queste consulenze a grandi aziende – e che si mettevano le mani nei capelli, quando toccavano con mano le conseguenze della psicologia del lavoro – se così la si vuol chiamare – di marca dikensiana . Personale arrabbiato, grandi conflitti interni, nevrosi di diverso raggio, motivazione alla produttività ai minimi termini. Persone che facevano cioè quello che voleva qualcun altro, molto di malavoglia e quindi il fatturato ne risentiva pesantemente.

Tutto questo comunque si inquadra in un’aria del tempo, dove i diritti dei lavoratori vengono erosi, la qualità della loro vita sul posto di lavoro è diventata secondaria rispetto al ricatto morale di un regime di crisi, e cominciano a sorgere come funghi teorizzazioni bislacche proposte come innovative, audaci, magari titolari di una amareggiata franchezza, oppure con il vanto di una narcisistica sfrontatezza, presentate come rivoluzioni copernicane della produttività industriale quando semplicemente sono la scoperta dell’acqua calda, o più precisamente la riscoperta di una ricetta che è sempre stata usata in passato, quando – come oggi – la crisi era l’ombrello sotto cui nascondere quanto la propria inettitudine,  quanto la propria mancanza di prospettive. Tempi in cui però certe cose era lecito non saperlo, certi modelli aziendali ancora non si erano visti.

Forse alla Luiss dovrebbero invitare qualcun altro.

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11 pensieri su “Hard Times

  1. credo invece che questo tipo di proposte operative sia ciò che larvatamente, raccontandosi/ci un po’ di panzane circa l’orizzontalità delle relazioni nei team di lavoro, dove i dipendenti sono diventati, dagli anni 80 “risorse umane”, bella parola, poi sempre più scopertamente, costituisce l’obiettivo del capitale, che è vivo e vegeto, anche se non sembra, idra di lerna, è vivo e vegeto e lotta contro di noi.

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    • Io credo che funzioni così. Nella crisi si attiva una spirale verso il basso, che è dettata oppure favorita dall’urgenza e genralmente danneggia. Invece quando scommetti sui lavoratori e li fai stare bene quelli producono di più. E’ un a cazzo ma mi sembra il concetto che sta alla base del wellfare. Non è che Keynes fosse popo un proletario ecco.

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      • quella spirale che potrebbe corrispondere ai corsi e ricorsi storici dal punto di vista delle crepe nei rapporti di lavoro è iniziata con la marcia dei colletti bianchi. zitta zitta, ma, ripeto il capitale muta la scorza, sotto resta identico ai suoi albori e alla teorizzazione massima in senso deteriore del genere taylor-fordista.
        keynes è sempre un’ottima sponda: è quel pensiero conservatore illuminato in cui mi riconosco. semplificato da pianerottolo: cari tycoon, volete continuare a guadagnare? ebbene, non potete guadagnare tutto voi, sennò finirete per non guadagnare proprio più niente. ma non lo capiscono. si vede che hanno un’altra terra su cui trasmigrare, una seconda vita dopo la morte, l’immortalità addirittura… ecco perché saltano fuori ste figure (sti figuri) che un nano di corte che sapesse di economia quanto ne so io, surclasserebbe.
        è pieno di specialisti del nulla.

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  2. Grazie, condivido ogni singola parola. Eppure mi è toccato vedere questo intervento difeso da persone mie coetanee, o anche più giovani, a suon di “e, però, parliamoci chiaro, i dipendenti battono spesso la fiacca!” o “non è che sono il leader devo avere dipendenti che mi mettono i bastoni fra le ruote”… Mi sono cascate le braccia per terra e sono rotolate via.

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  3. Grazie, bellissimo articolo. Una cosa che mi ha colpita è che il fatto, scontato credo, che fossero tutti uomini. Non si è vista una donna. Il maschio alfa, si fa per dire, che spara balle ad effetto, e maschi giovani aspiranti alfa che applaudono. Un circo grottesco.

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  4. Grazie condivido su mio facebook, dove qualche giorno fa si scherzava certamente in maniera poco affetuosa, riguardo la vicenda e la parola” manipolo”che il nostro rievocava dalle oscure caverne dei suoi occhi depressi deliranti e vacui. Lo so sono solo mie proiezioni.Me le concedo.

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  5. Ho lavorato per quasi vent’anni nel settore privato, ebbi precoce culo nella carriera, ma il primo segno di disagio . (che una benemerita collega di Costanza mi fece intravedere con spietataa chiarezza, dicendo: o cambi vita o il possimo supporto te lo cerchi a Lourdes ) fu quando dissi al titolare di un’azienda che si vantava della sua perfetta organizzazione che avrebbe potuto completarla introducendo la figura professionale “kapò” (fui misconosciuto precursore della battutaccia del Berlusca a Schultz). Quello chiese la mia testa (ne chiedeva una al giorno), ma poi fallì. Ciò nonostante, penso che neppure in una cultura d’impresa piuttosto arretrata come quella italiana – mediamente arreetrata , perchè ho conosciuto anche imprenditori fantastici per progettualità e coinvolgimento di chi lavorava con loro – un personaggio come quello mostratoci da Costanza possa trovare giustificazione a esistere. Chi convoca come conferenziere simili nullità manageriali, ancor prima che umane, ignora che quando la vanità da platea si fonde col desiderio di mostrarsi spiritosi, cinici e originali il risultato non può essere diverso. Quel tale ha illiustrato per benino come distrugge un’azienda. Continuo a dubitare che effettivamente possa e perfino mettere in pratica ciò che dice (perché chi lo fa davvero , che esiste, non arriva a farsene vanto). Ma il fatto che occupi quella posizione è inquietante di per sè. Poi è vero che ci sono situazioni di crisi generale nelle quali la difesa è anche quella di sospingere tutto e tutti verso il basso.In cui i rapporti fra capitale e lavoro si induriscono, e in qulle cirocstanze chi è più debole ci rimette. Ma tutto questo è drammatico, mentre lo show di cui si parla rientra nel tragicamente comico…
    (post argutissimo, dottoressa jesurum, valeva il biglietto)

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  6. So di economia come un criceto sa di astrofisica, ma mi sento di sottoscrivere ogni riga per questioni di prossimità con un soggetto rispondente alla tua descrizione. Non solo i dipendenti di uno Starace devono temere: pure i suoi parenti.

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