Kaddish

 

E’ morto triste e solo e anche estenuato, per il fatto che non si decide di morire ma invece, si è vissuti dalla vita, si è il campo di capriccio di qualcun altro, qualcos’altro. Il suo corpo era stato negli ultimi tempi, la radura per arresti, e scivolate, e anche per scontri, bombe che desertificavano il pensiero, febbri alte, infezioni, l’aria che mancava, allagamenti, siccità, le sue mani come i boschi senza rami il giorno dopo un incendio.
A casa non poteva stare, irretito da fili e tubi e li l’ossigeno qua l’azoto e pure il piscio a dire il vero. A ondate regolari nella giornata arrivava una figlia, la moglie, una badante sconosciuta. La sua amica degli ultimi anni infatti è andata in India dai suoi bambini, maledizione, lei si avrebbe voluto salutarla, maledetti bambini.

I suoi amici sono tutti morti, e la stanza dove si compie l’ultima battaglia è di un rosa tenue, alberi di periferia dalle finestre. Che bella vista diceva sempre sua moglie quando guardava fuori con le lacrime agli occhi, che bel posto. Per la verità dopo una certa ora è tutto un brulicare di coltelli, di intenzioni incerte, di organizzazione della tenebra, ma la moglie la sera non veniva mai, o forse, poiché non era mai stata una donna ingenua, preferiva cocciutamente ignorare, ridisegnare, decorare, eludere le metafore e le minacce.
Non trovi che oggi sia un po’ più sereno?

Sereno.
Tutte le sue tracce identitarie erano state cancellate dalla guerra in corso. Era stato un uomo introverso, costitutivamente perplesso, e spesso anche gentilmente buffo. Amava molto certi formaggi dozzinali, certe caciotte insipide, che alle volte addentava e lasciava in frigo lasciando la forma dei denti. Lasciava continuamente cravatte in giro. Molto disordinato, ovunque si sentiva ospite e non stipulava relazioni con gli oggetti, era stato un professionista onesto ma non brillante. Amava moltissimo la geografia, e gli atlanti, e le cartine, e conosceva fiumi e città e catene montuose e governi, e certamente stragi, conflitti e dittature, di cui era stato estremamente appassionato, di cui si occupava con luciferina dedizione. Era invece in un rapporto di conflittuale relazione, sofferta e incorreggibile con i soldi e il guadagno e ancor di più con le persone e le relazioni. Non sapeva tenere, non sapeva comunicare, ma provava sempre, offriva cose, provava a dire a toccare ad accarezzare ma con scarso successo. Come ora la morte – i soldi e le persone e gli affetti se lo prendevano e se ne allontanavo e si avvicinavano e lo rimproveravano e insomma lui era anche questa incolpevole inettitudine.

Era stato anche un bambino, la cui madre si era ammazzata e il cui padre si era disinteressato a lui, era stato anche un bambino che a nove anni aveva dovuto decidere per la strada bombardata: dove scappo per evitare che mi ammazzino. Torno dai preti che mi nascondono, o vado da un’altra parte.
Era andato dall’altra parte per fortuna, e il collegio dei preti era stato ridotto in cenere.
E tutta la vita è andato dall’altra parte. Fino a che ha potuto.

 

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4 pensieri su “Kaddish

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