Manipolatori e manipolati, narcisisti e ammiratori.

Quando le persone mi chiedono un post che parla di questioni psicologiche prevalgono due punti vista: o si chiede un post per un problema che si ha o per una caratteristica propria, oppure si chiede un post che riguardi il problema di un altro, o la caratteristica di un altro. Le individualità sono immaginate per buona parte monadiche e isolate poste in una comunicazione reciproca che le correla, ma non le modifica – e questo risulta quanto mai evidente quando simili richieste arrivano a proposito di relazioni di lungo corso: mio marito soffre di una depressione grave, è malato. La mia compagna è terribilmente gelosa, cosa posso fare. Questo post nasce dalla domanda: cosa bisogna fare colle personalità manipolatorie?

Non è un approccio sciocco, e anzi possiamo dire è stato l’approccio che ha permesso lo strutturarsi della psicoanalisi e in generale della ricerca psicologica. Soltanto partendo da questo approccio la psicoanalisi poteva cominciare a esplorare la mappatura delle funzioni psichiche, la toponomastica del soggetto, soltanto delineando i confini del soggetto si poteva ragionare di Io Es Superio e ancora meccanismi di difesa, e ancora processi di simbolizzazione del sogno. E soltanto con questo decollo poteva partire un’idea di cura della psiche che tesaurizzasse l’esperienza della medicina. Prego si stenda, mi dica che sintomi porta.
Il lettino di Freud come continuazione del lettino dell’ internista.

A questa prima impostazione poi, seguirono una serie di opposizioni dialettiche che allargarono lo sguardo prospettico: l’esperienza dell’io non si interrompe nitidamente quando incontra quella dell’altro, non si argina né si protegge. Le relazioni ci costituiscono in una misura consistente, nel nostro passato relazionale come nel nostro presente. Sono un’ulteriore agente chimico che crea modifiche strutturali alla persona, ma anche – addirittura – che crea organismi complessi costituiti da più soggettività. Da questa opposizione sono nati nuovi modi di concepire la cura, che si affrancavano dal modello medico e dalla protettiva asimmetria del clinico seduto col paziente sdraiato, per approdare a una cura dei sistemi relazionali: nella stanza del clinico entravano tante persone, famiglie intere, gruppi, addirittura gruppi di famiglie. Non c’è più soltanto un parente psicotico – i sistemici relazionali avrebbero detto “il paziente designato” ma una famiglia che ha come sintomo il comportamento del membro psicotico.
Per tanto anche chi ha continuato a lavorare con il modello più vecchio, ha dovuto integrare nello sguardo la svolta relazionale che si è irradiata in tante scuole cliniche. Noi facciamo gli altri, e gli altri ci fanno. E noi con gli altri facciamo un oggetto terzo che è il mondo relazionale che condividiamo con loro. E quindi, per tornare alle manipolazioni – il manipolatore avrà bisogno del manipolato e viceversa. Insieme costituiranno un oggetto terzo, che è la loro relazione.

Con il riferimento generico alla manipolazione, mi erano stati indicati diversi fenomeni: soggetti che a fronte del loro desiderio di dominare l’altro, tenerlo in una relazione che dall’altro è percepita comunque come asimmetrica, ne manipolano pensieri e reazioni con strategie grossolane come sottili e che sono percepite come cattive, potenti e subdole perché nel loro desiderio di creare sudditanza si avvalgono anche di strategie emotive non di rado efficaci. Ma tra le persone che chiedevano il post c’era sia chi portava ad esempio la dittatura carismatica su questioni di ordine neutro e politico, magari condita da qualche modificazione più o meno consapevole del dato di realtà – e chi invece faceva riferimento a relazioni affettive di ordine amoroso o emotivo, in cui il gioco della manipolazione riguardava meccanismi distruttivi e svalutanti, dove l’altro è niente e l’uno il tutto, l’altro è il cattivo potente e l’uno il buono impotente. Mi è sembrato che in entrambi i casi, parte del problema fosse la gestione dell’implicito ricatto emotivo che rende chi è designato come parte manipolata: se non stai dove ti ho messo – dalla posizione politica al luogo affettivo, l’amore, l’amicizia, la devozione – sei una persona cattiva, oppure, una persona che mi fa soffrire.

Mi sembra che la coppia del manipolatore e del manipolato, possa essere considerata il fulcro di una nebulosa semantica molto vasta nella cui area centrale c’è l’incastro di due patologie che possono essere anche molto gravi per avere poi intorno altri tipi di funzionamento che ricreano il campo relazionale in una dimensione moderatamente nevrotica, fino alle zone del perimetro connotate da elasticità e consapevolezza –che però mantengono i due segni opposti della struttura caratteriale e che spesso mantengono tra loro la stessa tendenza a incastrarsi tra segni opposti. Il fuoco centrale il corpo della nostra farfalla sarà l’idea di una insieme di cose belle e buone e utili. Per cui un’ala sarà di quelli che dovranno dire di averla e dovranno trovare il modo di dimostrarsi di meritarla, oltrechè dovranno convincere gli altri che è proprio così, mentre sull’altra ala ci saranno i convinti di non possederla, coloro che tenderanno a vedere nell’altro tutte queste cose buone che vorrebbero possedere ma che non si azzardano a riconoscersi, fino a quelli che preferiranno mostrare di non aver nessuna reale titolarità su quell’oggetto pieno di cose buone. Nel centro fortemente patologico di questa farfalla ci sono le coppie di disturbi di personalità con diagnosi difficili e relazioni amorose distruttive e turbolente, tra un partner che viola e abusa, e un altro che subisce e si annichilisce, con uno che tutto sembra potere e niente sembra potere, con uno che nomina l’assenza dell’altro e detta il nome della propria potenza e l’altro che si macera nella sua assenza. Nelle zone intermedie ci saranno le patologie nevrotiche pericolose per se ma utili ai diversi contesti sociali, i vari narcisismi preziosi per la politica e le devozioni necessarie per costruire elettorati, le leadership e le le disposizioni gregarie deresponsabilizzate, gli sciamani e gli ammiratori, gli eroi e gli umili gli adorati leader e i tanto apprezzati troppo modesti. Sulle ali della farfalla, proprio sul bordo, quelli che sanno riconoscere la propria struttura caratteriale e sono riusciti a forzarla e a renderla elastica pur rispettandola. E una conquista questa dell’età adulta, per qualcuno è la conquista di una psicoterapia ben riuscita, per molte professioni – la prima è la mia – una necessità. Il desiderio di sedurre tipico delle istanze manipolatorie è un ottimo motore pre produrre cose, l’idea di farsi vedere pieni di cose belle, alla fine le cose belle le fa fare. Parimenti più sei pieno di cose belle da solo, più in realtà ti metti nella posizione di non poterle accogliere, di non fare entrare gli altri, di non rinnovare il tuo dna creativo, qualsiasi cosa tu faccia. Senza gioco tra aggressione e ritiro, tra seduzione e ricezione, tra occupare spazio e levare spazio, tra dire e tacere, senza flessibilità di ruolo psichico c’è la morte intellettuale e certo anche la morte relazionale delle vicende altamente patologiche.

Il fatto è che le due ali della farfalla sono regolarmente legate da un sistema relazionale che le rende spesso atrocemente dipendenti. Le persone manipolatorie di cui quindi mi si faceva domanda, quanto più non sono certe di essere piene di quegli oggetti buoni che vogliono credere di avere, tanto più attueranno strategie scorrette, anche emotivamente per conquistare lo sguardo dell’altro, per portarlo dalla propria parte. Il carisma in un certo senso, è una di queste strategie scorrette – ma nelle aree dei disturbi gravi anche certe suggestioni di discriminazione, di svalutazione, di annichilimento dell’altro mirano allo stesso scopo, così come nelle lande riparate delle discussioni apparentemente neutre, certe modalità segretamente ricattatorie che cercano di bruciare aree di libertà dell’interlocutore: se non la pensi come me mi fai stare male mi fai soffrire, mi crei dispiacere. Ma soprattutto, se non la pensi come me, sei una persona indegna, irresponsabile, cattiva, insensibile egoista. Io ho le cose buone! E tu devi credere che ce le ho io! E tanto più stanno male le parti in causa, tanto più sottoscriveranno entrambe il patto tra chi impone l’amore che teme non arrivi gratuitamente, e chi lo elargisce pensando di non avere il diritto di tenerlo.

Ci sono personalità immuni a questo tipo di suggestione e forza ricattatoria, e lo sono perché principalmente condividono la stessa ala di farfalla anche se magari occupano posti marginali, quindi che combaciano con l’orlo della moderata nevrosi e dell’elasticità psichica. Non solo non cadranno facilmente nella seduzione, ma se riescono in virtù del loro benessere a provare stima per altri soggetti carismatici, vivranno un senso di profondo fastidio, di rabbia e di aggressività per le modalità più platealmente seduttive. Chi ci somiglia infatti in certi desideri e difetti rappresenta spesso la nostra ombra da ostacolare e si sente nemico. Il narcisista manipolatore, il bisognoso di consenso, può per chi ha lo stesso bisogno più lieve e controllato, rappresentare quel che di se non vuole vedere, o ha parzialmente guarito con tanta pazienza e fatica.

Dall’altro lato, chi non riconosce in se oggetti buoni e si arrabbia per la capacità che ha l’altro di tenerli con se, e di avere relazioni buone sposta il problema ancora sull’altro e non su di se, e non si occupa di vedere le cose buone che ha inclusa la sua capacità di accoglienza che mantiene dei valori positivi e in qualche fortunato caso, è una risorsa relazionale quanto quella di chi non si espone affatto. E’ il talento per esempio di certe persone discrete e diplomatiche, di certi poco connaturati al podio ma molto alla tessitura di relazioni, che quando si collocano ai bordi delle ali di farfalla, tesaurizzano la sicurezza che sa rimandare chi non ha un ossessivo bisogno di riconoscimenti e sta sul suo, e arrivano ai vertici delle strutture di potere più protetti e agili degli altri. Ognuno nei propri contesti professionali avrà constatato l’emergere di questo tipo di personalità.

Quindi per rispondere alla domanda,  la questione della manipolazione riguarda il disvelamento della funzione che svolge, per ognuna delle parti in causa, la propria strategia relazionale e quella dell’altro. Una volta che la dinamica è disvelata diventano più gestibili gli stati d’animo che suscita e le strategie per rendere la relazione più elastica. In casi di strutturate nevrosi, questo lungo e involuto articolo è di scarso ausilio perché essenzialmente parla all’io, al mondo conscio, quando ci deve essere un grande iceberg di inconscio e di storia personale che mette in un certo posto della farfalla e non fa spostare, un iceberg la cui base sta nello sguardo spento di una madre, nell’essere il secondo fratello di un primogenito magari malato, in vicende che primarie che hanno indotto un’organizzazione di personalità stabile e allora ci sono davvero gli estremi per una psicoterapia ben fatta, che può molto aiutare. Ma per certe situazioni più lievi riconoscere all’altro i suoi bisogni e le sue richieste che sul piano emotivo investono di un certo ruolo l’altro e viceversa. Riconoscere la dinamica sottesa della relazione aiuta ad agirla più liberamente.

 

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Un pensiero su “Manipolatori e manipolati, narcisisti e ammiratori.

  1. Mi chiedo se c’è un nesso tra quella sorta di manipolazione funzionale all’educazione dei figli, fino alle tristi degenerazioni della sottrazione d’affetto, e lo sviluppo di una personalità manipolatoria tout court, determinata dall’osservazione che il modello -tra morti e feriti è il caso di dirlo- può rivelarsi efficace ad uno scopo.

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