Oca

(Il pensiero mi comincia con Sinead O’Connor con i capelli rasati e di spalle con una sorta di saio, che canta con tutta la voce che ha, qualcosa di bello e seduttivo, quasi struggente a essere precisi, mi comincia con l’assenza di difese di lei, l’assenza di filtri che rapisce, un pezzo di cuore nel talento e l’altro addosso a un’allucinazione, tutte quelle cose senza cui cantava Sinead, per esempio i capelli, o il rossetto, o l’ombelico con un brillante.

Poi mi viene in mente, la scena che vidi al cinema dieci anni dopo grosso modo, un episodio di Heimat 2, con la protagonista che ha in mano delle scarpe bellissime, e il compagno che le dice ma stiamo facendo la rivoluzione! Non hai capito niente! E lei lo guarda interdetta e si vergogna. Qualcosa del regista stava dalla parte di lei e io pure. Qualcosa le mette nello sguardo. Sono il mio scudo.
Quello che Sinead rifiuta.

E poi ho pensato a una terza immagine e a una quarta, la terza immagine è per la verità niente di preciso, una filmografia completa a dire il vero, di tutti i film sulla seconda guerra mondiale, sul nazismo, sull’Europa in guerra, e tutte le donne dei cattivi e dei ricchi, immancabilmente elegantissime e con una messa in piega scolpita – le buone invece, di solito avevano vestitini a fiori, piedi scalzi e ricci al vento. (Le fortissime buone).
Le prime colpevoli di una noncuranza verso il tragico, di una colpevole linea di difesa, garrula e inappropriata, fatta di tacchi, profumi e di sciocchezze. Colpevoli di una tenace resistenza. Le seconde, forti e magiche della loro capacità di abitare sempre belle, il basso del mondo.

Poi ho pensato a mia madre, che fondamentalmente ha fatto molta lotta politica in tailleur, e a me, che quella volta che sono stata operata per tante ore in ospedale, e ho avuto la sensazione di una discesa agli inferi, ho lasciato l’ospedale mi ricordo, con dei pantaloni larghi una golf a collo alto e un bel rossetto. Si va in giro in un ospedale con questo rossetto? Mi rimproverò il primario. Mi vergognai dell’impudenza della mia salute. Del valore apotropaico di un po’ di rimmel. Ma mi arrabbiai anche, perché sentii un uso furbesco e arcaico del ricatto morale. Un uso maschilista e fuori luogo, garantito dall’asimmetria della relazione – ma come si permette, pensai, dopo fuori dall’ospedale.

Pensavo a tutte queste cose ragionando su questa questione della vanità femminile, della decorazione di se che quando è nell’alveo dell’erotismo, e dunque della relazione è sempre promossa, quando si sposta sul versante narcisista e difensivo preserva inquietanti tracce libertarie che lo rendono ostile. E allora non lo si decodifica come forte identitario, strutturato, ma come superficiale sciocco vano. Stridente e fuori luogo, sempre e comunque dell’oca mai della forte.
E invece io trovo nel gioco estetico qualcosa del godimento, e anche, della resistenza, e anche della reinterpetazione dello spazio che mi piace mantenere e nel caso cercare di comunicare proprio quando le forze ostili incalzano  – certo non sempre, certo non in tutti i modi, certo a volte con il collo alto e i pantaloni, ma)

Advertisements

8 pensieri su “Oca

  1. Uno dei cliché più frusti e stupidi, tipico di certo femminismo isterico ed esagitato – quanto di più organico al maschilismo patriarcale io riesca ad immaginare – è che sei credibile solo se sei sciatta, mal vestita, non truccata e soprattutto se indossi scarpe rasoterra.

    Mi piace

  2. Tu alle volte mi emozioni. Scusami, è off topic, me ne rendo conto, ma sentivo il bisogno di dirtelo. Provi mai quella sensazione di calore che viene dalle parole di persone che parlando liberano una parte di te, nel senso di scioglerla dai legacci, quella parte che senti fortissimamente conforme agli stessi contenuti, ma che non condividi quasi mai con nessuno perché sai in anticipo che per proteggerla o difenderla dovrai sbuccarti le ginocchia? Ecco, mi dai quell’emozione lì. Non è poco.

    Mi piace

  3. molto originale oltre che interessante come sempre.
    c’è infatti un aspetto dell’argomento abbigliamento femminile di cui si parla troppo poco, ed è la percezione interna del soggetto in relazione ad esso (non so come esprimermi meglio…), ovvero io scelgo quel vestito non tanto o non solo per come mi fa apparire ma per come mi fa sentire. Ci sono ancora volumi da scrivere su questo…e confidiamo su di te 🙂

    Mi piace

  4. Ieri ho pensato molto pure io a faccende simili e mi si sono chiarite una serie di questioni personali mentre mettevo i piatti in lavastoviglie e sono contenta di avere l’opportunità di condividerle. Scusate lo sproloquio.

    Ho ricordato Madre, ad esempio, che per darvi un’immagine visiva era Blondie, con tanto di pantaloni di pelle, per poi evolvere verso una sorta di Lady Diana, in età più matura. In un contesto comunista – credetemi – spiccava veramente tanto. Non l’ho mai vista un giorno della sua vita senza i tacchi a spillo, nemmeno all’uscita dall’ospedale dopo la nascita di mio fratello. E penso che in fondo la voce che mi dice “sii dimessa” ha fatto propria parte del dolore di Padre che, distrutto dal divorzio, in qualche modo è riuscito a trasmettermi la sua visione di terribile pericolo per gli altri data dall’essere belle, colorate e seduttive. Padre è, naturalmente, spettacolarmente misogino.

    Ecco dunque. La scarpa bassa e l’avversione per il gioiello, l’estetica da gamine (che non è affatto poco vanitosa, eh, solo che è poco apertamente seduttiva) sono in parti uguali a) ribellione verso il mio materno interiorizzato b) compartecipazione al dolore di un genitore che ho sempre sentito come debole e incapace di difendersi da solo e c) se vogliamo, l’eredità di un’adolescenza grunge.

    Scusate ma il post emotivo mi ha fatto venire il desiderio di chiacchiere.

    Mi piace

  5. Mi hai fatto pensare ad alcuni ritratti fotografici di Karen blixen visti qualche anno fa.La grande scrittrice era anziana ,magrissima,aveva un gran naso a becco ed era consumata dalla malattia,e tuttavia era vestita e truccata con grandissima eleganza ed in qualche modo bellissima. E si, ho pensato che questa bellezza così voluta e cercata dentro di sé e costruita con quello che si ha fosse una espressione non solo della propria identità ma anche della propria etica ,di grandissima forza

    Mi piace

  6. scusate se cazzeggio…
    io da anni sono in sovrappeso evidentissimo e mi vesto come NON mi piace: semplicemente compro cose che mi stanno un po’ meno peggio.
    Ma sogno di riacquistare prima o poi uno smagliante peso forma ….. e allora sfoggero’ un luc mooolto aggressivo! 🙂

    Mi piace

  7. Grazie Costanza, grazie sempre e di più oggi. Mi hai ricordato mamma che si truccava – un velo di rossetto amaranto (continuo così a chiamare il bordeaux, vuoi mettere), la matita verde sugli occhi, che a scriverlo è improbabile e invece lei era bellissima e seventies, già così vintage, nei primi ottanta. Lo faceva con gesti veloci, in una penombra dolce, di mattina presto, con la luce proiettata sul muro come una pioggia geometrica dai buchini degli avvolgibili. Prima di avviarsi a lavoro con la sua panda (sempre amaranto), buona per arrampicarsi negli sperduti comuni montani dell’alto Molise che le toccavano in sorte dalla Pubblica Istruzione, ogni anno uno diverso. E dopo aver pensato al pranzo, a me e alle mie due sorelle – persino ai colletti inamidati e ai fiocchi rossi dei grembiuli, in quel perfezionismo un po’ anaffettivo di certe madri in guerra – a mio padre, e a sopravvivere agli affondi crudeli dei suoceri – brave persone che una vittima se l’erano dovuta pur cercare, per tirare campare da buoni.
    Da grande mi sono sempre chiesta come abbia fatto, a resistere, e quel suo rossetto era questo, è vero, una resistenza per aiutarsi ad abitare il basso del mondo, restando bella anche quando lo specchio le restituiva un sé fragile, stanco, prostrato. Un atto caparbio di libertà, forse una libertà cattiva, se cattiva è prigioniera, ma una piena affermazione di sé, il rifiuto di incarnare la vittima di cui gli altri avevano bisogno, e un ricordo così bello, che ancora oggi mi fa forte come quando ero bambina.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...