Il nuovo quarto potere e il genere. Un post ottimista

 

In questi giorni nella mia fetta di torta social almeno, siamo tutti impazziti, io per prima, in una serie di acceserrime discussioni su questioni di genere, rappresentazioni sulla stampa, considerazioni limitrofe. Nell’ordine prima ci siamo tutti incazzati con degli scarpari di Frascati, che a pubblicizzare delle cioce ci hanno messo l’artistica evocazia di una struprata, a seguire ci siamo incazzaterrimi col resto del Carlino perché dice trio di Cicciottelle, poi è stata la volta della vignetta di Mannelli sul fatto, e in tutto questo alcuni lunghissimi dibattiti sulle pagine di questo e di quello perché uno ha fatto un certo tipo di battuta, uno un altro. E giù – adorabili – pippe.
Io, detto per inciso, amo molto questo genere di discussioni – incrociano un’istanza politica che sento importante, a temi che trovo sempre antropologicamente e filosoficamente interessanti – mi piace addentrarmi in queste cose su diversi livelli e ne sono perciò uscita devo dire, tramortita, e contenta – contenta a questo giro, per altre ragioni.

Nella mia fetta di mondo i protagonisti erano: poche donne impegnate come me e più di me in questo ordine di questioni perché facendolo come lavoro, ora si percepiscono in vacanza per cui hanno si e no scritto una cosa ma poco, una ragguardevole falange di donne che invece non fanno queste cose per lavoro ma si sono molto addentrate e molto hanno scritto contro tutti i casi dichiarati sessisti – una percentuale importante di uomini, minoritaria ma più consistente ed esplicita del passato che hanno detto le stesse cose – una percentuale consistente di donne e uomini che hanno considerato alcuni casi sessisti, e altri no sulla scorta di argomentazioni specifiche – un’altra percentuale di donne e uomini che non si considerano sessisti, ma che detestano l’aggettivazione sessista a proposito di comunicazione, alcuni temono una forma di forcaiolismo gratuito, o di censura. Nella mia fetta di mondo – sono per lo più scrittori, o gente che scrive. Poi c’è una piccola percentuale di persone che ancora, fondamentalmente non capisce di che si parla.
Altre fette di mondo avranno sicuramente altra antropologia.

La mia posizione in tutte queste questioni, posizione che non nascondo di identificare come obbiettivo politico, implica lo stigmatizzare tutte le scelte linguistiche e metaforiche che cadono in un’ideologia discriminatoria per le donne, laddove la discriminazione nel nostro contesto culturale consiste nello schiacciarle esclusivamente nel loro ruolo corporeo e riproduttivo, erotico. Che naturalmente non è un ruolo inesistente del femminile né di poco conto anzi col mestiere che faccio direi ancora preponderante, come per il maschile del resto – ma a fronte in altri contesti è secondario. Quindi, siccome in Italia il sessismo si esprime nel dire a una donna come è sessualmente quando lavora, ricordarle che sarà madre quando le viene negata una promozione, che è bella o brutta quando partecipa o vince una gara, che ci ha le cosce quando è ministra, qualsiasi comunicazione che cade in questa semantica ha una marca sessista, anche nei rari casi in cui sia veramente involontaria. Le discussioni vivaci in rete, mi hanno portato alcuni casi di involontarietà – per esempio dell’onestissimo e ammirevole sul tema Marco Giacosa, che per esempio aveva parlato di una dirigente in termini di inscopabile, perché dedita esclusivamente al lavoro. Ma anche un uomo che fa così per me dovrebbe essere inscopabile! Protestava genuinamente. E questo mi è sembrato in buona fede un caso di caduta in un linguaggio che comunemente appartiene a politiche di genere discriminatorie senza averne magari la volontà. Marco poi ha riconosciuto la questione e ci ha riflettuto, e questo è interessante – è stato uno dei pochi a capire che poteva difendere il concetto che voleva esprimere, riconoscendo l’appartenenza politica e culturale che aveva un certo aggettivo. Mi ha molto interessato, quindi per parte mia, e per quel che afferisce il mio contesto culturale, che oggi a sinistra esista spesso un problema per cui si ha imparato a stare molto attenti a non essere considerati omofobi o razzisti, vanno decadendo terminologie e modi che alludono a quegli ordini ideologici e politicamente configurati, mentre il cadere ancora nel sessismo nonostante razionalmente si pensi di non volerlo condividere, non è ancora abbastanza fonte di problema. Altra cosa che noto, è una non abbastanza severa da un punto di vista logico, riflessione sulla distinzione tra mezzo, fine, concetti trasmessi. C’è ancora un gran difendere il linguaggio e la satira, istituiti come agenti ideologici a se stanti, quando sono oggetti neutri, mezzi di altro, come il tragico, come il poetico. Sono oggetti di destra, di sinistra, classisti, populisti, razzisti, sessisti, mezzi delle concezioni di chi scrive, o della cornice in cui cadono. Io non ho mai amato Mannelli, ma mi sono fatta l’idea che il problema non era affatto il suo disegno della ministra boschi, ma solo e quasi solo il testo, che magari non era manco suo.
Nessuno cioè vuole espungere dal linguaggio il termine cicciottelle, o pure anche la formula “ a bona!” perché diciamocelo, anche le femministe trombano! Ma la questione è che in rete finalmente esiste una percezione politica del concetto di “sessismo”.

Ora, quello che mi interessa rilevare, è che la rete sta dando uno spessore diverso alla questione rendendola più rilevante che in passato e in particolar modo Facebook. Io scrivo in rete oramai da 12 anni, e 10 anni fa, quando ci fu per esempio il caso Carfagna, e io e la Lipperini ce ne occupammo a forza di post continuativi, il dibattito sulla blogosfera era molto vivo ma molto più circoscritto, ai pochi che avevano un blog o li leggevano e a quelli proprio sensibili a questi argomenti. Ancora all’epoca la cittadinanza non si esprimeva granchè su queste cose, oppure, la piccola opinione non era rilevante, quella detta e non scritta. Verba Volant! Dicevano i latini con ragione – mentre Scripta Manent.
All’epoca del verba volant, le utenti femminili di qualsiasi comunicazione scritta erano ancora più volant degli altri, e i giornali erano tutto un parlare di donne e non alle donne, e se proprio discutevano di una questione di genere, ne discutevano fra loro. Molte donne si inserivano magari professionalmente in quei dibattiti, ma le lettrici semplici non facevano testo. I social non erano ancora così usati, e chi li usava non ne faceva sempre l’oggetto quotidiano che sono oggi.

Quello che invece io noto è che – la reattività dei social da diverso tempo condiziona il dibattito sulla stampa, imponendo non di rado agende di argomento, necessità di interviste – dico vent’anni fa ci sarebbe stata una polemica su Mannelli? Non credo, ma manco sulla foto del piccolo Eilan – e la reattività dei social è composta da una larga falange di utenti femminili che dicono la loro e che creano una visibilità per cui al Resto del Carlino è successo quello che è successo – (che per altro, io non ho per niente condiviso.) e questa stessa utenza femminile crea delle discussioni nei microprivati delle bacheche, immette un punto di vista che prima era associato a una linea percepita come estremista – aaargh le femministe orrore – mentre ora si tratta di donne che semplicemente hanno sempre pensato certe cose, ma mai hanno scritto una lettera, o partecipato a un corteo o che, solo esistono come soggetti culturali a cui la rete da una tridimensionalità. Sessista, diventa un aggettivo politico raramente condiviso, e anche questo diventa interessante, perché va passando il concetto per cui comunque è una sorta di onta. Mi rendo conto che presso altri mondi ideologici si leggeranno ben altre e ben più tristi discussioni, ma la mia parte di mondo in qualcosa, sta migliorando.
Grazie quindi, anche alle persone con cui ho litigato in questi giorni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...