In memoria della scuola di Francoforte. Su Costanza Miriano.

Il giorno dopo il terremoto ad Amatrice, e il giorno dopo ancora, la vita in rete di molti commentatori abituali ha subito una sorta di congelamento, di inpasse, di panico espressivo. Nella rete sono esplose le macerie, il conto delle vittime che saliva – e continua a salire, i dispersi. Sui social network ancora oggi mi pare che le cose stiano così, si sono – comprensibilmente drasticamente diluite le foto di gambe, ombrelloni, pesci alla griglia, vacanze e quant’altro di lieve superficiale, solare. Ci si è preoccupati per delle persone a rischio, e in qualche caso, non si può ancora smettere di essere preoccupati. In tantissimi ci si è anche interrogati su come poter essere utili. Un paio di miei contatti, a cui va tutta la mia ammirazione, è partito come volontario. I miei contatti più vicini al mondo scientifico hanno divulgato informazioni utili – per esempio sulla modificazione del rischio sismico in centro Italia dopo il terremoto de l’Aquila, o sulle modificazioni strutturali da fare alle abitazioni per renderle più resistenti. Molti hanno divulgato numeri utili e agenzie affidabili a cui devolvere soldi e risorse. L’abituale funzionamento narcisistico dei social network, nel suo arco espressivo che va dal salubre amore di se all’innocuo mostrare parti della propria soggettività fino alle forme di vanto patologico ha dovuto trovare un modo di dirsi, e allora si è assistito a un arco espressivo che è andato da “mi dispiace voglio fare queste cose” a “se lo meritano perché si sono inventati l’Amatriciana (indubbiamente qui, anche l’idiozia ha fatto la sua parte).

Una reazione singolare ma interessante per il seguito che ha avuto e le reazioni che ha suscitato, è stato il caso di Costanza Miriano che, dopo un paio di dichiarazioni accorate su Facebook ha proposto un’azione di preghiera collettiva organizzata scientificamente, per la salvezza delle anime dei deceduti nel sisma. Allo scopo di un atto liturgico più efficiente essa ha considerato necessario non semplicemente invogliare tutti a pregare per le vittime, ma proprio dal momento che ce ne è un certo numero, ognuno doveva scegliersi un morto, fare un certo ciclo di preghiere e – se non ho capito male – passare tramite una porta santa. La Miriano ha dunque ottenuto l’elenco delle vittime e l’ha pubblicato sul suo sito, incoraggiando i suoi seguaci a scegliersi un morto da onorare.
Il post è stato rimosso, ma chi ha avuto la ventura di leggerlo ieri ha assistito a scenari postmoderni mai visti primi a proposito di un terremoto.
– la numero 35 me la prendo io che si chiama come me!
– Guarda che Maria Rossi (nome inventato) c’è due volte!
 – Io mi prendo il 31! Ma ora sono in vacanza ci penso quando torno
  – Giovanni Bianchi 45 nato nel 1970 come mio cugino!

E via così.

 

Il post poi è stato rimosso oppure non è più visibile a tutti, perché qualcuno deve aver fatto sapere che rischiava una denuncia penale per violazione della privacy, non credo per la comprensione morale dei motivi che hanno ha prodotto quella norma, comprensione che invece era piuttosto chiara a tutti quelli che sono rimasti raggelati dalla trovata della Miriano e dall’orda di commenti postmoderni che ne è seguita. Né deve averlo tolto per la pioggia di critiche che ha suscitato, e per l’umorismo feroce che ha elicitato. Pokemon go ai tempi del fondamentalismo, ha commentato Giorgio Cappozzo, dalla sua bacheca molto seguita, Vinci una Vittima – l’altrettanto scandalizzato Marco Giacosa. La soluzione di Miriano è stata infatti, bannare tutti quelli che la contestavano, anche con forme tutt’altro che sarcastiche o ironiche.

La questione ci interessa non tanto per la Miriano stessa, icona pop sagace e perfettamente riuscita di cui qui ci eravamo già occupati per la sua interessante visione dei rapporti di genere (sposati e sii sottomessa, ma non guardare me che vendo bestseller, spopolo ai convegni, e mi riconoscono per strada quando esco con il milite ignoto, mio marito) ma per il senso di scacco che vive evidentemente il mondo cattolico oggi, l’inpasse della religiosità e della sua semantica nel nostro orizzonte postmoderno che chiede alla spiritualità e alla profondità una smaterializzazione che la profana e la offende, per cui trovare una via per una onestà spiritualità e un comportamento umano rispettabile diventa molto più difficile.   C’è in atto una sorta di spontaneo scollamento etico che in molte persone sgancia contenuti vite dolori dalla carne delle cose e ne fa un entità astratta, sganciata dalle vite vere, dai dolori veri.
Prima della sua offerta lancio, la Miriano aveva infatti disinvoltamente scritto:

“Volevo dire che a Roma romanisti e laziali hanno raccolto INSIEME cibo per i terremotati. Chi non è di Roma forse non può capire, io mi sono commossa.”.

Io che sono di Roma, ho avuto un conato di vomito.

L’idea cioè che si possa perdere di vista ciò che è ancora immediatamente presente, prossimo, vivo, le tende per strada, le persone negli ospedali, i soccorsi le case sventrate e possa essere messo accanto a Roma e Lazio, il tifo, il calcio i rigori la pesantezza e la levità il futuro perduto e il tempo libero mi ha fatto un sincero schifo. E quel sincero schifo, mi ha prodotto la lista dei nomi con i numeri e i commentatori che pensavano a cose vuote, quello si chiama come me prego per lui! Questo ci ha l’età di mio figlio, e i numeri i numeri – l’associazione al numero è quanto di più spersonalizzante, e immorale abbiamo già conosciuto. Pregare così astrattamente per qualcuno di cui non si prova nessun rispetto. Mi è sembrato un peccato infernale.

Le critiche che sono arrivate dal web sono state lette dalla Miriano come un attacco di tipo ateista. Ma io per esempio non ho una matrice atea, a me l’operazione della Miriano mi è sembrata specificatamente empia, empia nella direzione postmoderna dello svuotamento di significato, di contatto con la realtà emotiva e spirituale, empia che un prete qualsiasi dovrebbe aver, e credo che in molti abbiano avuto, un moto di orrore. Ricorda la Dialettica dell’Illuminismo e certe pagine complicate quanto tristemente ancora valide che denunciavano già sessant’anni fa, la tecnicizzazione delle relazioni, dei campi vitali, dell’eros e di thanatos. Come Adorno e Horkheimer rintracciavano la morte dell’erotismo in certe sofisticate gestioni dell’eros che da De Sade correvano fino ai campi della pallacanestro, Miriano oscilla tra la logistica della preghiera e i campi di calcio, con la stessa mortale improntitudine, con la stessa maniacale dedizione alla ragioneria della preghiera che tralascia il tragico.
Come sono morti questi numeri. Cosa stanno facendo ora, in questo momento i loro figli e fratelli, dove hanno passato questa notte.

 

Io non voglio dire cosa debba fare un buon credente. Forse non sono la persona più adatta a farlo. Certamente pregare per qualcuno e fare degli atti religiosi è una cosa comprensibilmente iscritta nella prassi di un praticante. Credo che le vie però per parlarne debbano essere altre, i modi altri – vuoi con il silenzio, vuoi senza distinzione, vuoi con amore verso i sopravvissuti. Niente testimonia più di questo atto osceno i punti di crisi di un mondo che preso tra lo scacco di un passato che se ne va dove la religione guidava la vita, e un mondo tecnologizzato in cui la religione deve trovare un suo posto, non sa trovare una soluzione, e allora in un moto di scellerato entusiasmo – adotta la peggiore.

 

 

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16 pensieri su “In memoria della scuola di Francoforte. Su Costanza Miriano.

  1. “Miriano oscilla tra la logistica della preghiera e i campi di calcio…”
    E’ così, infatti i commenti e la lista mi hanno ricordato le figurine dei giocatori, l’accaparrarsi quella del più amato, la più rara, quella strana.
    Fortuna che la lista è sparita perchè non escludo che si sarebbe arrivati allo scambio dei morti. 😦

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  2. Hai ragione. La preghiera, quando sincera, non va imposta, certamente, ma questo scegliere nomi di una lista, numerata, per giunta, ad assommare altro orrore, è quanto di più lontano dalla religione io, cresciuta in un liceo cattolico gestito dai padri Scolopi, possa immaginare. Quel che mi angoscia è che una come la Miriano abbia questo seguito di figli di mamma Ebe-ti.

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  3. «Intellettuali senza talento, eticisti senza bontà, portatori di bellezze da museo»: sono queste le categorie di ipocriti che Gesù rimprovera tanto.
    Nel vangelo di Matteo al capitolo 5 troviamo una chiara risposta alle Costanze Mariano di turno:
    – Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
    Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate-.
    Non servono elenchi di vivi e di morti se si ha voglia di pregare.

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  4. La preghiera è un atto forte intenso, privato che ognuno ha col Divino. Un atto carico di rispetto amore e pietà, ancora di piu se fatto dopo una tragedia così grande e se fatto per i suoi defunti.Accumunare questo momento intenso e privato con una distribuzione di numeri tipica delle lotterie di paese, mi ha provocato disgusto e orrore, sarebbe stata meglio.una richiesta di preghiera comunitaria …anche se io avrei preferito l’ aiuto ai vivi..Se davvero esiste un Divino ( come io credo esista) cosa potrà pensare di questi suoi fedeli , che parlano di fede come fossero dal parrucchiere, che decidono la religione di una persona che non conoscono, senza amore,senza partecipazione, senza rispetto? Non è forse questo il peccato capitale maggiore cioè la superbia?

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  5. Da credente posso dire che si può pregare per le vittime in generale, come si è sempre pregato per le anime del Purgatorio, per comprendere nella preghiera anche chi non ha nessuno che prega per lui. Non capisco questa cosa della lista: sapere il nome delle vittime non te le rende più vicine, sono comunque persone che non conosci e mi sembra anche poco rispettoso verso i parenti e gli amici.

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  6. quella del milite ignoto mi ha fatto morir dal ridere.
    per il resto che dire? meglio calare un velo pietoso.
    con questo ovviamente non voglio banalizzare la fede e la preghiera, questioni molto serie che però Miriano strumentalizza 99 volte su 100, perlomeno questa è la mia impressione.
    Non è neanche tanto il fondamentalismo a impressionarmi (per quanto ….) ma ancora una volta la credibilità delle persone, in questo caso della nostra Costanzuccia.
    Perciò mi viene subito in mente, anche in questo caso, questa espressione dialettale di “casa mia”: “Scolta, ma te dit daboun o tot pral cul?” che tradotto diventa: “Senti/ascolta, ma tu dici sul serio/davvero o prendi per il culo?”
    🙂

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  7. La riduzione di una vita a numero è cosa tecnica, l’hai detto; del resto ognuno di noi è fiscalmente considerato un codice, questo dovrebbe essere ricordato e far riflettere.
    La differenza tra la proposta della Miriano e la prassi fiscale è di modo, la logica è la medesima. Non è uno svuotamento, ma uno spostamento di senso della vita. La sua è una preghiera fiscale.

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  8. Le Costanze Miriano mi fanno orrore, del cattolicesimo non posso certo dirmi edotta, non sono credente. Però non possiamo sbagliare a leggere le parole della Miriano in maniera così clamorosa, rischiando poi di essere anche tacciati di imbecillità noi, da LORO.
    Allora, ricomiciamo: questo è l’anno santo giubilare.
    durante l’anno giubilare, se si passa sotto una porta santa (definite tali e distribuite sul territorio prima dell’inizio di tale occorrenza) si ha l’indulgenza plenaria. cioè ti vengono perdonati tutti i peccati senza passare dal purgatorio.
    Le Costanze Miriano varie, tramite la lista, adottano un nome e passano sotto la porta santa a nome del defunto vittima del terremoto (ero ignara che la pratica si potesse fare per conto terzi, ma evidentemente si può) regalandogli in tal modo il paradiso immediato.
    dunque la orrifica lista (che tale rimane) non ha funzione di mera preghiera solitaria in casa, ma serve per personalizzare l’indulgenza giubilare.
    il che fa comunque orrore, lo ribadisco, perchè chi lo dice che quel defunto VOLESSE l’indulgenza? si sceglie per il defunto e per lui si agisce. senza averne delega però.
    ma viene almeno a mancare l’elemento spersonalizzazione della preghiera, di cui qui si parla, perchè invece si tratta di una pratica fortemente personalizzata. si adottano il defunto a cui regaleranno il paradiso.

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  9. L’iniziativa della Miriano ha assunto fin da subito i caratteri di una grottesca, paradossale e squallida visita ad un canile comunale: “posso adottarne due?” , “io ho scelto due fratellini” , “quanti se ne possono adottare?”. Senza contare il buon gusto della paladina che annuncia: “la mia è una signora anziana che, almeno in apparenza, era lontana dalla fede”. Quale bontà! Invece di prendersi un “cucciolo”, ne ha scelto uno anziano e “malato”. Non mi stupirei se, tra qualche tempo, partisse una campagna adozioni per gli sfortunati rimasti “senza padrone”…

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  10. Questo non è per niente un fenomeno “postmoderno”. Questo è un fenomeno PREmoderno, che si riallaccia ad una tradizione (quantificabilità delle colpe e dei suffragi) oggi minoritario nella stessa Chiesa Cattolica, ma di origine molto antica e, come si vede, tuttora persistente. Così come assai antico è quello stesso “spontaneo scollamento etico ” che l’articolista considera invece problema recente. Quella cattolica è una tradizione di enorme complessità, nella quale agiscono tuttora componenti (concetti, dispositivi mentali eccetera) che appartengono ad epoche diverse dalla nostra ma risultano ancora attive, anche se non più “mainstream”.

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  11. Oggi Costanza Miriano nel suo blog torna sull’argomento e spiega accoratamente le sue ragioni; ragioni che, dal mio punto di vista, rimangono sempre non convincenti, in più accompagnate da quella melassa tipica della persona, o perlomeno del suo modo di scrivere (ad esempio il riferimento che fa al bonus esaurito a livello di parolacce …).
    Su due questione posso concordare con Miriano: 1) la questione della privacy in effetti non esiste, dato che l’ansa e diversi quotidiani hanno pubblicato foto e nomi dei defunti; 2) A un certo punto Miriano, polemicamente, dice: “Dobbiamo sapere che il pensiero unico troverà sempre di più che la fede è ammissibile, ma solo nel privato. Potremo pensare cristiano, ma solo in chiesa”. Ecco, da miscredente non praticante penso abbia ragione su questo punto: la preghiera cioè ha pieno diritto secondo me di svolgersi anche in contesti pubblici, pensare di relegarla alle quattro mura domestiche o nel chiuso delle chiese, penso sia da intolleranti.
    Questo non toglie però che l’iniziativa della Miriano sia classificabile come una forma di sciacallaggio.
    Poi ribadisco una cosa per me fondamentale: certi fanatici – di tutte le parrocchie – esercitano su di me un notevole fascino, purchè, come ho già detto, mi risultino credibili. E Miriano non lo è, e anche il post l’ha sottolineato con ironia: “sposati e sii sottomessa, ma non guardare me che vendo bestseller, spopolo ai convegni, e mi riconoscono per strada quando esco con il milite ignoto, mio marito ….”.

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  12. Grazie, Costanza, il tuo intervento è molto bello. Come cattolica misuro la distanza abissale da questa (ir)ritualità della preghiera per scelta mirata che propone la Miriano. L’Eterno riposo è una preghiera plurale e anonima. Che nella pluralità indistinta della preghiera tutela anche la volontà dei defunti, forse non tutti interessati al Paradiso della signora.

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