Analista in rete. Terzo capitolo

A questo punto l’analista che è in rete sa che deve mettere in campo una nuova persona professionale che riesca a mediare le richieste della rete – tarate sulla familiarità e l’estroversione, e le richieste della sua funzione professionale – tarate sulla riflessione e l’introversione. Credo che ci possano essere molte soluzioni, le quali sono funzionali all’equazione personale dell’analista ma anche alla sua capacità di dominare il linguaggio. La nuova persona professionale che sta in rete infatti, ha degli oneri in più perché non può affidarsi esclusivamente al rodato lessico della divulgazione scientifica. Internet è una nuova forma di spazio pubblico che si connota bisogna dire anche virtuosamente, per uno scambio informale di dati e contenuti. L’informalità di questo scambio elimina le barriere protettive della scrittura specialistica e crea un arsenale comunicativo in cui entrano molte più variabili di linguaggio e di argomenti – quindi una capacità nel saper scrivere, nel saper tradurre in linguaggi diversi ciò che passa per la testa è molto utile.

Per quanto possa sembrare legittimamente inquietante, la rete chiede più volentieri una serie di informazioni personali accessorie a chiunque la abiti, e lo fa anche a noi che abbiamo sempre lavorato con agio fornendone il meno possibile. Non è però così difficile trovare una soluzione di compromesso, perché in finale quello che importa non sono davvero tantissimo i dati di vita privata che si è disposti a mettere in campo – ma la varietà di registri tematici e di oggetti terzi mediabili. Si può tranquillamente abitare la rete senza dare conto di proprie questioni private e familiari (oppure farlo dedicando queste questioni a un pubblico molto ristretto usando gruppi chiusi) e risultare accessibili utilizzando oggetti terzi e vari livelli linguistici. La mia personale soluzione per esempio prevede una rotazione di articoli sul blog e affermazioni sui social network ponderate, correlate al mio lessico professionale e alla mia formazione scientifica, con post e affermazioni che usano registri diversi umoristici e lievi, che fanno riferimento a debolezze quotidiane, fino a post seri e preoccupati o coinvolti su oggetti politici o temi che mi interessano. I primi sono contenuti moderatamente dissimili dalla divulgazione dei contesti tradizionali – riviste convegni. I terzi sono contenuti tutto sommato assimilabili all’opinionismo che quotidianamente si legge sulla stampa su questioni che infiammano il dibattito pubblico, i secondi invece – i contenuti umoristici e quotidiani sono un oggetto letterario terzo, che sceglie alcuni contenuti privati ma spendibili e che siano però molto quotidiani e condivisibili.

Infatti, non credo che ci sia niente di veramente increscioso se uno psicoanalista, ma anche un qualsiasi altro professionista – mostri di amare scarpe, o vestiti – o una squadra di calcio. Al contrario l’uso di diversi registri e campi dialogici – dai negozi alla bibliografia sui concetto di Persona che potrebbe essere allegata a questo post – rappresentano la presentazione di un oggetto doppiamente affidabile, sia per una vasta consapevolezza dell’umano che include lo spicciolo, il veniale, il quotidiano – aspetti da cui gli psicoanalisti sono sempre stati considerati eccessivamente lontani anche da colleghi di altro orientamento – sia perché esattamente l’aggancio su questi aspetti spiccioli veniali e quotidiani permette a diverse persone di accedere a contenuti intellettualmente più impegnativi. Questa cosa infatti mi ha insegnato la rete: molte persone non affrontano lavori e articoli di divulgazione impegnativa con rimandi colti e derivati dalla letteratura specializzata non perché non ne siano attratti, ma perché tendono ad autopercepirsi come meno competenti, meno in diritto di quanto realmente siano – anche per una questione di status sociale, o di presunta illegittimità dovuta a una lontananza professionale o categorizzata come di classe. Una pagina facebook che ironizza sul quotidiano più condivisibile crea una base che rende più accettabile ovvia, acquisibile la comunicazione colta – e finisce che molte persone ci scivolano dentro quasi senza accorgersene. Diciamo dunque, un concetto virtuoso di follower, nel lessico della rete.

 

Una maggiore attenzione o quantomeno studiata consapevolezza, va posta invece riguardo altri e altrettanto dirimenti contenuti che la rete elicita, e in particolar modo i social network e che riguardano propri aspetti caratteriali, i quali come dire trasudano nostro malgrado da mille spie spesso sottovalutate. Per tanto tempo internet i blog e social sono stati dipinti da chi ne era estraneo come la terra della finzione, ma in realtà è assolutamente il contrario: sono il luogo dove un’estroversione scritta, spostata dalla correlazione con il volto e il corpo, titilla e invoglia l’espressione di aspetti salienti di se – proprio in virtù di quella provvisoria separazione del corpo. Persone la cui formalità contiene quotidianamente per esempio un’aggressività latente si mostreranno più reattive. Persone i cui complessi sociali inibissero un modo di essere creativo si mostreranno più creative. Per non parlare di tutte le cose che dicono di se le parole usate specie quando non vengono scelte con cura e cognizione di causa, o delle cose che dice di se, un certo uso della punteggiatura piuttosto che un altro. Se non si mette in atto una sorta di consapevolezza estetica, una consapevolezza da scrittore in quella comunicazione quotidiana, lo stile comunicativo dice delle cose di noi. Per fare degli esempi: l’uso di emoticon o di punti esclamativi in abbondanza versus l’uso di puntini di sospensione in eccesso. La modalità di controargomentazione nella scelta dei toni, certe sussiegose formalità che anziché essere solo scritte sono la traduzione scritta di un assetto valoriale di fondo, certe modalità invece creative che possono essere irruente, o francamente aggressive.
Tutte queste cose sono da gestire, e da gestire con maggior impegno quando in rete, per usare una terminologia junghiana dovessero comparire personaggi ombra e argomenti complessuali che riguardano sul piano simbolico il privato di ognuno di noi. Ho visto analisti piuttosto bravi nella gestione delle loro relazioni e comunicazioni ogni giorno lasciarsi coinvolgere, o magari decidere scientemente di mostrarsi coinvolti in discussioni politiche che mettevano in evidenza la loro gestione del dispiacere, della ferita narcisistica, del dissidio etico. E’ tutt’altro che infrequente perdere l’orientamento nel social e lasciarsi andare. Ognuno ha le sue aree pericolose. Io per esempio ho imparato a tenermi a debita distanza da tutte le discussioni che riguardano ebraismo, Israele, Palestina. Ci ho messo certo del tempo.

Questa cosa va ben valutata perché può essere un rischio e una risorsa. Un rischio perché l’umanità è giudicata come eccessiva, sovrabbondante, intrusiva – specie se si pensa all’oggetto mentale della persona analitica, un vantaggio perché l’onesto per quanto controllato mostrarsi dell’equazione personale di un terapeuta, lo rende riconoscibile e sceglibile proprio per quella personalità che lealmente mostra. Affidabile: una delle cose che spaventa di più le persone che devono intraprendere una terapia è questo fatto di dover andare da un tecnico del quale sembra sia illecito chiedere a proposito delle sue caratteristiche private quando nell’intimo – dovendo parlare di se è la cosa che per molti è più importante. Noi clinici sappiamo che possiamo lavorare bene con transfert cosiddetti negativi come con i positivi – anche se nel primo caso indubbiamente il lavoro è molto più lungo e faticoso – ma insomma con una scelta del genere l’alleanza terapeutica parte meglio. In sostanza in rete ci potrebbero essere dei potenziali pazienti che diranno, anche sottovalutando questioni tecniche importanti che non ci potrebbero scegliere per ciò che hanno intuito di noi, e altri che lo faranno proprio per quello che hanno intuito.

Ma di tutto questo e degli effetti nella terapia, parleremo meglio nel prossimo post  – dedicato alle psicoterapie che nascono da una conoscenza su internet.

 

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