Cosa intendete per Satana? La polemica sui vaccini.

(Premessa. In questi giorni leggo molte riflessioni amareggiate per la morte di due giovani donne, pazienti oncologiche, che sono morte avendo rifiutato la chemioterapia. Mi è stata chiesta una riflessione su questo fenomeno. L’avevo fatta con questo post quattro anni fa, è piuttosto articolata e fa riferimento al dibattito sui vaccini, che con queste tristi vicende ha in comune lo scollamento di parte della popolazione dalle agenzie della cura medica. Mi sembra quindi che questo lungo post sia appropriato. Perdonate l’esordio gigionesco – era lo stile di quel periodo).

 

 

Cari miei,
non vi sembra che il primo lunedì bloggheristico non debba cominciare con un bello psichico posterello di dimensioni titaniche e di noia mortale, ma forsanche foriero di dibattito? Probabilmente no, non vi sembra, probabilmente avreste preferito qualcosa di soave come la tassonomia delle cocacole tarocche per dire, e invece.Dovete ringraziare facebook. Tramite facebook si possono scoprire cose che non si conoscevano, che si sottovalutavano, e se ne possono individuare dei contorni. Ci si imbatte in dibattiti che portano nomi di persone e si capisce che dietro a quel coagulo e a quella discussione c’è un pensiero condiviso, e qualcosa di più qualche professione, qualche libro citato, delle azioni organizzate, e anche dei dolori privati.

Per esempio mi sono imbattuta in questo post sulla pagina di Piero Angela. Leggetelo e date un occhio alla discussione. Il post è del padre di due gemelli morti in conseguenza di un vaccino e che mette come foto l’immagine del nome del parco dedicato ai suoi figli. Nel post del signor Tremante si leggono alcune cose: per esempio che c’è una correlazione tra vaccini e malattie neurodegenerative, o tra vaccini e autismo. Si dice che i vaccini sono cioè responsabili dell’aumento di alcune patologie gravi.
Il post verrà molto citato e linkato su altre pagine, la discussione che ferve sotto riporta altri pareri che si costellano all’argomento: le lobby farmaceutiche, i medici spietati e cattivi, e soprattutto una generica incapacità di adottare gli strumenti logici e conoscitivi che aiutano le persone profane a muoversi nei confronti dei saperi strutturati. Non è la prima volta che constato questo fenomeno – mi è già successo quando ho partecipato a delle discussioni sull’alto contatto con i bambini piccoli, i cui sostenitori più convinti hanno molto in comune con i paladini della lotta alla vaccinazione. Sono approdata a una mia interpretazione personale, metà psicologica metà politica che, devo ammettere mi risulta molto poco confortante. Leggetela questa discussione – è emblematica. Io qui metto insieme alcuni punti, e poi vi dico le mie conclusioni.

Il primo punto e il più grave davvero è lo stato di inadeguatezza di queste persone davanti ai saperi strutturati, stato di inadeguatezza che spaventa se confrontato con il lessico di cui dispongono e il grado di istruzione a cui hanno avuto accesso. Arriva uno e dice loro una serie di assunti senza fondamento – tipo, e loro lo ritengono vero. Allo scetticismo di chiunque oppongono il nome di un testo medico che difende la tesi da loro proposta. Di solito al nome di quel dottore si accompagna l’ammirazione dovuta a qualcuno che si azzarda a sfidare un regime, e a proporre la verità che sovverte il sistema. Lo fanno gli ostili ai vaccini, lo fanno i seguaci dell’allattamento fino a 3 anni, e probabilmente ci sono altri fenomeni diversi come contenuti e uguali come meccaniche. In tutti i casi, i criteri che aiutano le persone moderatamente istruite a utilizzare i saperi che non possiedono, non sono utilizzati: questi criteri riguardano il processo di conferma a cui vanno incontro le teorie, e i circuiti della loro divulgazione, oggetti per i quali noi profani non particolarmente eruditi su questo o quell’argomento solitamente utilizziamo delle agenzie: per esempio se un libro di qualsiasi argomento è pubblicato a spese proprie ha meno credito per noi se è pubblicato da una casa editrice specializzata nel settore. Di due teorie scegliamo quella che ha subito la critica e la disamina di un maggior numero di persone afferenti a quella disciplina, perché quel maggior numero è una prova di validità. Quando nella comunità scientifica una certa tesi prende la maggioranza degli scienziati, i quali per quanto partecipino a un orizzonte culturale omologizzante vengono pur sempre da storie diverse, quella tesi è da prendersi sul serio. Il problema dell’affidabilità delle teorie solitarie non è come si vuol credere, in una semplice diffidenza verso ciò che è minoritario, ma nella consapevolezza che hanno semplicemente tutte le persone che dominano un’esperienza sia di cucina delle torte salate, che di reparti burocratici della corte dei conti: chi sovverte un sistema di regole, è quello che le conosce benissimo, e le supera dall’interno, essendosi dimostrato in grado di rispettarle, non quello che agisce da solo a cazzo ignorandole. O’ sapete che c’è c’è una relaizone tra vaccino e scarpe a fiori?

Anche il secondo punto è una specie di scandalo logico. Nei dibattiti sull’opportunità dei vaccini si assiste a una riscrittura del passato sociale nonostante quel passato sia stato ampiamente studiato e appreso negli istituti superiori, foss’anche di ragioneria ma certamente in tutti i licei. Perché questo è il bello, la maggior parte dei detrattori die vaccini sono persone che hanno studiato almeno almeno fino a diciotto anni e magari sono anche laureate. Eppure, credono davvero che importanti scoperte come il vaccino contro il vaiolo o la polio, non abbiano inciso sull’argine alla diffusione di quelle patologie. E in genere riportano i bei tempi andati come un eldorado in cui si era tutti più coraggiosi e si affrontavano i guai della vita con levità e forza d’animo. (E’ una cosa da raccontare a quelli che hanno perso una persona cara per via dell’aids questa. Ahò quelli il coraggio ce l’hanno, schiattano uguale però).

Il tutto – terzo punto – è condito dalla disagevole sensazione che sempre porta il parlare con qualcuno il cui vertice di partenza è determinato da un complesso di inferiorità. Ci avete mai fatto caso a come è l’atmosfera in questi casi? Ve lo dico io – plumbea. Il sentimento di inferiorità, di estraneità alle logiche del potere, una percezione di se come inefficace inerme inutile, porta a scambi dove dominano i ricatti morali, il livore, i rancori e i sarcasmi inutili, non si parla mai tra pari scambiandosi informazioni, si frigna in coro. E’ devastante, e la persona che prova a introdurre un regime di comunicazione diverso oscilla tra la frustrazione e la sensazione che non vuole provare di occupare il posto vuoto della superiorità: Io so, voi non sapete. Se poi lo occupa – Io so, voi non sapete leggete questi dati, e questi rapporti etc, la sua percezione peggiora, perché gli pare di sparare sulla croce rossa. Mentre il coro continua a frignare con voce più alta. È penoso, esi finisce con l’abbandonare il campo. Anche quando, come nel mio caso, l’opposizione non si gioca tra ostilità fideistica alla medicina contro fideistica fiducia nella medicina, ma tra fideismo in qualsiasi cosa contro allergia al fideismo in qualsiasi direzione.

Muoversi agevolmente nei saperi strutturati vuol dire questo: capire che certi oggetti (cure, terapie, pasticche, vaccini, itinerari riabilitativi, progetti architettonici, sonde aereospaziali) possono essere ben fatti o mal fatti, possono subire pressioni sociali ed economici o non subirle, possono subirle e funzionare e subirle e non funzionare, possono essere deleteri se applicati a quel singolo contesto, quella singola persona, quella circostanza o no, possono essere, possono essere soggetti a usi e abusi, ma la ricerca sperimentale e le agenzie di riferimento mi aiutano a muovermi e a fare dei passi conseguenziali in accordo con un personale concetto di ragionevolezza. Se ci dovesse essere un vaccino per l’aids testato e ritestato, io aspetterei un po’ ma soprattutto a mio figlio lo farei. Viceversa, non ho ritenuto urgente fargli il vaccino per la varicella. Ma non perché penso ai loschi interessi economici che portano alla diffusione del vaccino – il mio rapporto con il mio alimentari di fiducia mi ricorda di non avere questa cattiva idea degli interessi di lucro, lui come i miei parenti scappati dall’URSS, semplicemente se si becca la varicella non more. Altri vaccini potevo forse non farli, contando sulla paraculistica constatazione che altri li hanno fatti e mio figlio è moderatamente protetto. Moderatamente: l’immigrazione di cui siamo oggetto ha portato per esempio nei nidi una diffusione un po’ inquietante di TBC.

La domanda è: se il dato statistico dimostra che, in termini di probabilità una certa scelta è decisamente più vantaggiosa di un’altra, perché esiste un gruppo di persone che propone per se e per altri la scelta meno vantaggiosa e si accanisce contro quella migliore? Cosa significa sociologicamente e psicologicamente il rifiuto di un salubre buon senso? Perché coagularsi intorno al padre coinvolto in un incidente tragico e come dire appoggiarsi psicologicamente al suo lutto insormontabile abbeverandosi el al suo dolore? Facendo propria, in termini di comunicazione l’etichetta con il nome dei bambini morti? Perché che lo faccia lui, io lo capisco. Mi addolora ma capisco. Ma che se ne approprino altri e come si dice su FB “facciano girare” mi inquieta. Perché abitare quel regno del complesso di inferiorità e dell’estraneità al sapere? Che cosa significa in termini individuali e in termini collettivi?

Il vaccino ha di per se qualcosa di magico ed evocativo. In qualche modo richiama le simbologie sciamaniche di cui parla Ellemberger nel primo volume de alla scoperta dell’inconscio. Il meccanismo del vaccino si fonda sull’introduzione di un agente patogeno – eventuali lettori medici mi correggano se sbaglio – in un dosaggio minimo di modo da dare all’organismo la possibilità di imparare a combatterlo e a espellerlo per sempre, con una strategia che si riproporrà ogni volta che l’agente patogeno si dovesse presentare. È uno di tutti i piccoli microcosmi che costellano la medicina e che simbolizzano l’eventualità della morte – come gli sciamani di ellemberger che si facevano mettere un insetto sotto pelle e passavano un periodo di trance. Nelle modalità che adottano i nemici del vaccino per scongiurarne l’utilizzo l’odore che si sente è più quello del rito apotropaico che della lotta per la civiltà. Tutti i comportamenti di queste collettività che si pongono alla marginalità del sapere condiviso – senza sapere cosa sia esattamente questo sapere condiviso che contestano molto a grandi linee – hanno nei loro comportamenti e atteggiamento tanto del comportamento religioso e arcaico. Essi fondano delle asfittiche sette post moderne, che come in tutti i periodi di decadenza, più che ringraziare i frutti donati da un dio positivo, scongiurano con cori e macumbe le demoniache tentazioni di un Demonio tutto negativo. Il terribile vaccino viene costellato nelle segrete e per lo più imperscrutabili aree di un capitalismo lussurioso, che seduce con la sua conquista mortale, con la falsa promessa della salute ma con i segreti intenti di un cannibalismo esistenziale ed economico, le cui icone votive più note sono le industrie farmaceutiche. Le parole sacrileghe e quindi da usare con ossessione morbosa diventano quelle dell’interesse economico, del potere segreto, della lobby, del mondo kleinianamente desiderato come proprio e da cui ci si sente psicologicamente crudelmente estromessi.

In un certo senso – temo che abbiano ragione. La diffusione di questi fenomeni da una parte alligna in strutture psicologiche e problematiche individuali – sostenere il sapere scientifico comporta la sopportazione della delusione e dell’incertezza che da sempre sono implicite in tutto ciò che ha a che fare con l’umano. Il vaccino può ammazzare, può far male, può far bene. E’ intollerabile il numero di variabili così incisive sul piano emotivo per persone che hanno delle debolezze a monte, meglio cadere in un salubre manicheismo che almeno nella sfiga costante – dell’estromissione eterna dal potere desiderato – non deluderà mai. Ma in parte è l’esito di un materno cattivo proprio come la Klein lo aveva disegnato. Queste voci, sono le voci di una piccola e media borghesia che ha potuto contare sui risultati raggiunti dalla generazione precedente, ma che diversamente dai padri non riesce a entrare e a partecipare alla strutturazione del corpo sociale. Il primo sentimento che c’è dietro alla demonizzazione della medicina, e al rito apotropaico contro la casa farmaceutica non è nient’altro che una torva invidia sociale che ha cominciato a prendere forma quella volta in cui si è provato un concorso pubblico ed era truccato, quell’altra in cui si è rimasti fermi fermi fermi per vent’anni di fila nello stesso posto di lavoro senza mai vedere un avanzamento di grado, l’assenza di quel cambiamento che seduce e sitmola, quella volta in cui una ci sarebbe anche tornata a lavorare ma con i figli piccoli ma chi te lo da il lavoro. E’ la voce di un’area intermedia di soggetti, che non è stata molto fortunata, non è stata molto determinata, non è stata molto curiosa ed è stata abbandonata dalla cultura della lotta al potere per il tramite del sapere, che un tempo era il grande merito della sinistra italiana, o persino di una certa democrazia cristiana e il cui risentimento è stato strumentalizzato e rifocillato da vent’anni di cultura berlusconiana.

Non è manco la metà di tutto quello che avrei voluto dire. Ma vi prego di intervenire, dire la vostra anche sollevare obiezioni, potrebbe venire un bel dibattito.

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3 pensieri su “Cosa intendete per Satana? La polemica sui vaccini.

  1. Grazie, bel post e con spunti stimolanti. I meccanismi ci sono più o meno tutti. Il più evidente è quello in base al quale un tizio con una vita (che lui lo sappia o no) priva di grandi e motivanti interessi, si arma di lancia e si scaglia da solo o con pochi sodali all’assalto del “potere costituito”, che in tempi moderni non è più il governo infame, ma l’alleanza Big Pharma, Bilderberg, mass media che non te lo dicono e pecore che credono a tutto (anche se loro mi paiono i primi).
    Unica precisazione: l’allattamento fino ai tre anni non è “una fisima coi seguaci”. E’ una indicazione dell’OMS che oltre a raccomandarlo fino ai 6 mesi lo consiglia fino a due anni ed oltre anche dopo aver introdotto gli altri alimenti. Vorrei dire che la mia esperienza personale lo conferma, ma poi passo per un analfabeta funzionale.

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