We walk hand in hand (2008)

Io – se vado avanti di questo passo – finisco diretta con le gonne lunghe a fiori, i capelli a guisa di tendina della roulotte, uno spinello, le ciocie e comincio a farneticare di peace and love.
Un buongiorno cari carissimi tutti. Quanto vi pare di merda questo paese negli ultimi tempi? E sorge anche il quesito, essa merda vi sembra fermarsi all’arco alpino o alle acque della Tunisia, oppure travalica li confini nazionali? Se li travalica – indubbiamente la densità pare un pochetto diminuire – o è questione di prospettive?
Ho alcuni esempi da mettere insieme. Su cui approfondire un par di riflessioni, alcune già abbondantemente riflettute ma ahò mi ritornano. Portate pazienza. In compenso ho allestito alcuni fagottini di mele zenzero e cannella e alcune tazzulelle di tisane calde. Melissa. Tiglio. Frutti di bosco.
Ner caso anche voi abbiate un cavatappi in gola.

Esempio uno: un cinese aspetta alla fermata dell’autobus e una banda di ragazzini lo picchia – perché cinese.

Esempio due: Bruno Vespa conduce una trasmissione sulla prostituzione, non di rado usa toni der tipo “Ma inzomma siccome ci sono sempre state ‘ste qua, da qualche parte le dovemo mettere. (Mi duole non poter riportarne il tono di voce. Provate a ripetere le frasi di Vespa pensando a delle pantegane)

Esempio tre. Vi ricordate li cartoni animati di quando eravamo piccini? Dove topolini canarini e coniglietti scappano in virtù di rapidità e sagacia ai ben più forti gattoni e lupi e altri predatori ivi assurti alla categoria dei minchioni? Ecco. Bostoniano – non senza un certo imbarazzo – segnala un’artista – ‘vesto qui che fa delle tavole ove, finalmente, i pessimi ponno avecce la rivincita. E in una mostra all’artista dedicata, potrete finalmente avere l’ebbrezza di gustare il buon vecchio Jerry che fa definitivamente a fette il povero Tom. E che palle sta correttezza politica.

In questi tempi di governo destrorso, buona parte del paese prova la sensazione – non si sa bene quanto realmente legittima, ma un bel po’ ci pare – di poter finalmente fare a pezzi il topolino. Di dichiararlo, di esprimere il desiderio o semplicemente di ripristinare l’antico ordine delle cose così come sono. Vespa e il ragazzino che ammazza di botte un cinese siccome il vigile che picchia un uomo sbavando negro negro! Sono della stessa pasta mentale. L’unica differenza è che Vespa ha più soldi, e dunque meno motivi per essere frustrato. Di fatto per tutti e tre esiste una gerarchia che vede: i maschi ricchi e bianchi sopra – volendo tra i 30 e i 60 anni – e sotto in una rigida piramide ci sono i giovani e i vecchi bianchi, i poveri, le femmine, e ancora più giù i poveri e le femmine e i vecchi di altre razze. Vespa non ammazza di botte nessuno perché ha abbastanza soldi per non averne la necessità la piramide sociale nel suo caso è rispettata. Tuttavia essa ritorna costantemente nell’eloquio e nelle scelte professionali. È abbastanza repellente sentirlo parlare di donne, di immigrati, di anziani e di giovani.
Un vecchio stronzo in cima alla torre di formaggio.

I piccoli bianchi che stanno più in basso, giovani sputati nelle periferie, e che arrancano nella generica mancanza di stimoli intellettuali, di possibilità professionali, condividono la medesima piramide mentale di Vespa, ma soffrono acutamente per doversi immischiare con gli altri in basso, gli altri che dovrebbero stare sotto di loro e che invece – loro si! – lavorano per spostarsi al più presto. Non so la situazione economica di quel disgraziato pestato alla fermata dell’autobus e gli faccio i più sentiti auguri di pronta guarigione. So però che, al di la della mafia, al di la del traffico, al di la del male che sempre alligna, gli immigrati di oggi hanno la violenta forza d’animo, lo stoicismo che noi avevamo anni e anni fa – nel tempo della fondazione del capitalismo, quando per costruire le città americane lavoravamo per niente, 10. 12. 15 ore. Come gli eroici personaggi di Nella Pelle del Leone, magnifico romanzo di Michael Ondaatje sulla costruzione di Toronto, operai che brancolavano nel vuoto per la costruzione di un ponte che superasse un’enorme vallata – e c’è ancora quel ponte, ci si passa con la metropolitana. I cinesi, come molti altri immigrati, lavorano un numero di ore decisamente superiore alle nostre, accettando le condizioni che si riservano ai nuovi arrivati, rabbiosi e determinati. Si sposteranno – si stanno spostando. Di alcune città potete constatare il mutato assetto del centro storico per esempio: a Venezia, moltissimi negozi sono gestiti da Cinesi. Uh la mafia cinese! Uh il racket. Uh Ma sono sempre aperti, cioè per più tempo, vendono spesso prodotti confezionati da loro, in luoghi e tempi di produzione che noi abbiamo dimenticato – che sono stati i tempi della nostra schiavitù ma anche le fondamenta dei nostri lussi moderni. I paesi ricchi li fanno sempre le ore dei poveri.
A voja a menà.

Ecco.
C’è stato un tempo in cui anche io guardavo alla correttezza politica con certo paternalistico scetticismo. Non che non ne riconoscessi le buone intenzioni e qualche merito, ma pensavo che non fosse una cosa tanto buona che la gente non raccontasse barzellette antisemite perché pareva brutto Pensavo, in un raptus di immotivata fiducia nell’umanità, che una buona dose di lotta e di autocoscienza avrebbe convertito chiunque a non dire stronzate su un suo simile o a non farle. All’uopo la scorrettezza politica – quando espressa da cervelli validi – poteva avere una maggior efficacia. In linea teorica una tavola con Jerry che affetta il piccolo Tom poteva scuotere le coscienze, e nobilmente mettere l’osservatore dinnanzi alle orrende perversioni della sua anima crudele.
Altro che Politically Correct – guarda che merda che sei. Di la verità questo topolino non ti aveva rotto il cazzo? Lui co sti negri, co ste zoccole, e con tutti quelle che sotto stanno e non vogliono rimanere.

Una delle cose che sono morte con Freud è la potenza assoluta dell’autocoscienza, della rappresentazione, e della chiarezza. Non che codeste cose non facciano bene ma da sole spesso non possono molto. Anzi, a volte da sole sono una vera iattura. Una delle cose che si apprendono con l’esperienza è per esempio che non tutti possono sopportare tutto ed elaborare tutto. E tra le varie cose che bisogna imparare c’è anche il valutare se – una volta scoperchiata la pentola inconscia il paziente sarà in grado di tenerla, sopportare le cose che ne escono. Il terapeuta dovrà valutare se sarà in grado di esserci e gestire con il paziente quel carico di emozioni che per la loro intollerabilità erano a lungo rimaste sigillate. Alle volte è più saggio girare intorno alle cose, e sistemarne il contorno.
Se no – sbattendo la pentola aperta agli occhi del disgraziato – tiè guarda che ci hai dentro un gatto cattivo che ammazza il topolino! Si finisce con il prendere le parti del gatto cattivo, l’artista che in teoria voleva fare autocoscienza, diventa un po’ quel fantastico Tom Cruise che in Magnolia aizzava torme di maschi frustrati inneggiando a svariate forme di stupro.
Ragazzi – lei vuole questo.

Naturalmente nessuno obbliga l’artista a assumersi degli oneri etici o pedagogici, perché l’arte è libera e lo dico senza retorica – e va valutata con i metri dell’estetica e della complessità – vale per i quadrucci, vale per i romanzi, vale per la satira in televisione. Tuttavia nella nostra fruizione dei prodotti culturali chi produce l’oggetto ha un’anteriorità logica, rispetto al suo essere artista, o scrittore, o umorista. Egli è umano e dunque noi lo si giudica con le categorie dell’umano. Tra cui l’etica e la politica.
Sotto il profilo politico, per questa Italietta malata e sporca, comincio seriamente a pensare, che a voja biennali di arte contemporanea, a voja ad Americhe di ieri di oggi e di domani, c’è una totale assenza di argine etico, di superio, di confine. Quelle sarebbero cose per spiriti evoluti, guariti, cresciuti – che devono entrare in dialettica con i loro mondo segreti. Ma qui il mondo segreto dilaga – l’immaturità psichica è eretta a sistema parlamentare, e brancola nel buio spaventata, per gli stessi mostri che genera e che non è in grado di controllare.
Vedete?
Vado a mettermi li zoccoletti e me metto su un po’ di Joan Baez.

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