Piazza Remuria 3

 

I poeti non abitano le più belle piazze del paese, quelle con le pietre sul selciato, i comuni le basiliche e i porticati, le piazze antiche ed egocentriche, piene di ragazze e di strilli e di aperitivi
E di sole per carità – anche il sole non è cosa da poeti.

I poeti pure se cedono a civetterie femminee, baschi francesi e occhi lunghi e turchesi, pure se fumano pipe con il naso in sintonia con la stagione, hanno ventri corpulenti, mogli che sorridono gentili, un gatto ostinato e una cucina borghese. I poeti hanno il frullatore, e il lavabo con due vasche per sciacquare i piatti, e un tavolino sotto la finestra, dove prendere il caffè macchiato.
I poeti sporcano, lasciano le briciole, e si pentono per via degli uccelli fuori della finestra.

A queste cose penso, quando capito in questa piazza decorosa e polverosa, da una parte una scuola elementare, dall’altra una villa di signori, in mezzo un parco in disarmo (lo scivolo, un’altalena che cigola delle panchine un po’ rotte), cipressi e querce di novecentesca introversione, pochi bambini che strillano e una piccola fila di condomini, di signorile ambizione e modesto senso estetico, condomini gentili e conformisti,  per quanto umbratili e ritratti.

In uno di questi – abitava il migliore.

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