Debacle

 

 

Cosa chiedete voi a un libro?
E cosa chiedete voi alla recensione di un libro?
Nel bellissimo film Il Postino, a un certo punto Troisi deve ammettere con Noiret, di aver copiato una poesia a scopo seduttivo. Con le poesie di Neruda in effetti, il Postino, ci ha trovato moglie. Il poeta lo rimprovera gli dice – in effetti senza troppa convinzione, che non si spacciano le poesie altrui come proprie. Ma il postino risponde: una poesia non è di chi la scrive, ma di chi gli serve.
Ossia. Un testo letterario deve saper vivere, sapersi far mangiare, digerire, amare, capire, nella sua stessa essenza e in maniera assolutamente indipendente da chi lo crea. Il recensore di quel testo letterario, deve saper parlare di quel testo, spiegare ingredienti, risultanti, effetti e chimiche a prescindere dalla storia dell’autore. Per fare un esempio, anche le gustose esegesi di stampo psicoanalitico di cui io personalmente mi beo, sono roba buona per la clinica e il lavoro con i pazienti, ma paccottiglia per il lavoro dei lettori. Quelle letture analitiche trasformano le opere letterarie in sogni di un inconscio personale, o prodotti onirici di un gruppo culturale, servono per leggere altri sogni, ma ammazzano invariabilmente la vertigine epistemica di un buon romanzo, o anche l’addolorata consapevolezza di quello che manca a una prosa di corto raggio, a un mondo immaginifico che non ha tridimensionalità.
Quindi nell’ordine – chiederei a un buon libro di inventare un linguaggio, oppure di inventare un mondo, oppure – una visione del mondo. Nei casi baciati dal Signore, tutte e tre queste cose. A qualcuno di colto e preparato la cui autorità è chiamata a giudicare un libro, io chiedo riflessioni su queste categorie.

Ora. Scanzi ha pubblicato un romanzo – che non credo leggerò, perché saggi precedenti della prosa di Scanzi, non mi invitano a comprarlo. Le mie tre categorie che interpello quando voglio un buon libro non penso possano essere saturate da quella scrittura. I social sono inondati dalla prosa di Scanzi: la sua estetica, il suo mondo, la sua visione del mondo sono alla portata di tutti, e ho potuto già valutare quanto non ne sono attratta –  è un impasto estetico noto su cui si potrebbe ragionare (un po’ di brillantezza, un po’ di scandaloseria borghese, il placet dell’autoironia, la consolazione della cattivelleria, ma poca verticalità concettuale. ) . E se questa fosse una recensione potrei dire che temo di non trovare il lavoro sul linguaggio che desidero, che questo prodotto linguistico è il parto spontaneo della scrittura via social, con i suoi ammicchi e i suoi tic, e le sue seduzioni troppo a corto raggio, potrei dire che l’impianto narrativo risente di uno scarso tempo di gestazione, potrei dire insomma tutte le cose che so Murgia potrebbe dire davvero meglio di me, ma non ha detto.

Murgia ha invece detto troppo poco sul testo, e molto su chi l’ha scritto, e in più una serie di offese ingiustificate sul perché questo libro non vada comprato. Dice che l’unica cosa buona sono le pagine bianche, oppure che spera che a nessuno venga voglia di comprarlo. Oppure ancora, all’inizio che il problema di questo libro è la conseguenza del fatto che ora chiunque si sveglia e vuole scrivere un libro.
Voglio dire. Ma di preciso:
A noi, che ci frega?
Per parte sua Scanzi, ha risposto che a Murgia non l’ha votata nessuno, che Murgia è una cicciona, che nghè nghè ma che me frega faccia da cipolla faccia da zucchina uffa uffa. A lei non piacciono i libri passionali!
No dico, in che mani è la patria.

La litania malmostosa da parte di scrittori affermati che frignano perché oggi che disgrazia scrivono tutti – è una storia vecchia, che per esempio ha infiammato il dibattito sui blog letterari a cicli regolari negli ultimi dieci anni. Non mi ha mai persuasa questa litania, perché era condotta dalle persone sbagliate, le più frantendibili se interpellate sul tema ma anche perché condotto con modi non solo sbagliati, ma che a loro volta reiteravano il problema che denunciavano. Scrittori laureati dicevano infatti: non si fa più letteratura ahinoi! Tutti scrivono, partendo da farlocchi alter ego. Tutti hanno bisogno di visibilità! Uffa! Che orrore! Tutti vogliono fare presto! Gli viene l’uzzolo e l’editore compiacente gli va dietro! Oh tempora oh mores. Ma in questa lamentazio che ora ritorna sul lavoro di Scansi, non c’è mai stato un discorso serio sull’edificazione dell’opera letteraria, sul lavoro in merito al linguaggio, e si attacca solo l’unica cosa che non dovrebbe essere attaccabile perché l’unica cosa che può accomunare un Saramago a un autore modesto come Scanzi – è proprio il desiderio di scrivere e di vedersi letto. E Murgia o non Murgia, sempre di meno sulla stampa si ha la possibilità di trovare una recensione di un libro che stia davvero sulla materia.

Come d’altra parte – Scansi o non Scansi – si fa sempre più fatica nei meandri di una buona libreria, a trovare nell’offerta editoriale una scommessa in termini di marketing della cultura su qualcuno capace di creare mondi linguaggi paesaggi. Un Safran Foer – che ora delude ma all’esordio spiazzò – noi non possiamo inventarlo, perché noi facciamo i libri sulle esperienze singolari, sulle biografie sul privato da rimescolare, e qualche volta ci va pure bene ma è ancora troppo raro davvero trovare quel salto nel terzo quella vertigine che ci diede per dire Molto Forte Incredibilmente Vicino. E’ tutta una produzione su ciò che è soggettivo e ridetto. E’ tutto un inventare personaggi che si raccontano.

In sintesi – Murgia mi ha un po’ delusa perché ne ho grande stima –e mi pare che alle volte faccia delle cadute che facciano perdere a noi qualcosa. Scanzi non mi ha deluso affatto, perché non ho mai apprezzato quello che scrive – e la sua mediocre sortita è in linea con quello che produce quotidianamente. Ma quello che conta è che abbiamo dato vita a un mondo talmente depauperato, depresso, annoiato, devitalizzato, pauroso, avaro, banale, moribondo che da una parte sembriamo aver paura della vitalità della complessità – che vuoi parlare di letteratura? Che vuoi metterci sei anni a scrivere un libro? Voi parlare veramente di teoria della prosa? Vuoi fare veramente della prosa ambiziosa, non immediata? Ma stiamo morendo tutti! – dall’altra in quanto moribondi possiamo essere rivitalizzati solo da sentimenti arcaici, ferini volgari – la competizione, il risentimento, la ripicca, la ferita, la revanche.
Che tristezza.
Chi scrive, faccia qualcosa

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Un pensiero su “Debacle

  1. L’errore è pensare che Murgia abbia uno spessore superiore a Scanzi. Io mi accorsi della fregatura quando lessi il suo articolo dalle vacanze in Turchia. Lì stava per scoppiare il fascismo e quella pensava di far l’intellettualina a dirci che invece (dal suo hotel) andava tutto bene. Imbaarazzi.

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