Sospira

Quando torna a casa la sera, e dunque lascia la sua vita diuturna alle spalle, l’uomo butta la giacca sul divano, saluta affettuosamente, regala paterni sorrisi, poi va in bagno, si lava le mani si guarda allo specchio e si giudica severamente. Non è la vecchiaia, è il ragazzo che non è mai stato, è la linea del mento che gli pare pavida, le guance che non sono mai state dure e lineari ma molli come quella di una nonna, di una cugina grassa. La forma degli occhi pure. Allo specchio non piega la bocca e se ne va in salotto. Accende la televisione, scivola in una modesta sovranità.

La cucina manda odori consueti, rumori indelicati e gentili di sempre. Tranqullizzanti. Ma se un giorno vincerà quella lotteria, regalerà alla moglie un armadio per le pentole grande tutta la parete, una pentola per scaffale, un cassetto per ogni coperchio. Un armadio bellissimo e immenso dove le giunture scivolino come ballerine delicate, come pattinatrici sul ghiaccio, un gigantesco armadio laccato ed elegante, sua moglie sarà potuta andare dal parrucchiere e avrà anche lei i capelli che luccicano, come l’armadio, la vedrà contemplare di spalle le pentole come un direttore d’orchestra guarda gli orchestrali, e certamente con questo bellissimo armadio dove le pentole hanno tutte un loro posto, e forse pensava, ripiani di velluto, sua moglie tornerà giovane e felice.

Poi lei lo chiama, chiama tutti a tavola, lui si ridesta dal sogno dell’armadio di pentole – a tavola! – dice proprio con un’aura di minaccia nella voce, i figli che arrivano alla spicciolata, e lui pure, per ultimo, un gran strusciar di seggiole sul pavimento, regalare lussuosissime sedie che si muovono come cigni sullo stagno quando una truppa di ormoni si lancia sulla pastasciutta – si appunta – si siede, assume un’aria autorevole. E allora sospira riciclando gli ultimi rumori a potenziare retoricamente la stanchezza di una giornata – del cazzo, ma questo lo saprà solo lui – e si pone assorto, si da un tono.

I figli mangiano vitali e scomposti, tutto un mulinare di mani grosse e braccia e forchette e peli, quando è stato che questi hanno tirato fuori questi peli. Lei invece è silenziosa, di un silenzio tranquillo, pattuito, deciso in un passato perduto e più rinegoziato. Oh se lavorasse, gli è capitato di pensare, se lavorasse ne saprei il tavolo e la cornetta del telefono e non solo! Anche le carte, e gli obblighi e le mani, e certo i rischi e le persone! Ma se lavorasse non sarebbe, ancora dopo tanti anni dal loro matrimonio infantile, così dannatamente geloso della zona d’ombra di quel silenzio. Di cosa fa di quelle distese di ore in cui la casa è pulita e vuota, a che pensa. Cosa si tiene addosso della strada.
A una schiavitù ne ha sostituita un’altra. Le fidanzate dei suoi figli, sono molto meno opache
.

(per chiudere qui. Meglio sarebbe in tutte e quattro le parti)

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