Scala(ta) sociale

In fondo, gli argomenti refrattari alla letteratura sono davvero pochissimi. Tutto sembra essere impugnabile dall’estetica, tutto è fonte possibile di paradosso, struggimento, sensibilità, e denuncia, e umorismo. E quello che prima era censurato, protetto dalla sacralità della vergogna, ora diventa persino passibile di idolatria, con le persone che fanno la fila per visitare l’altare, e altri che invece comprano i testi sacri della vita del santo. Si comincia con un cesso di ceramica immolato ad una mostra francese, si prosegue con la vivisezione della merda, magnificamente descritta in un romanzo tedesco – di poi, si continua all’infinito.
Tuttavia, non mi riesce di ricordare la pennellata di un film d’autore, intorno a una riunione di condominio. Solo film di umorismo amaro, bassa satira di bassezze vergognose – scene di esagerata riduzione bestiale. Probabilmente, per il problema che sempre si ha con l’importanza dei soldi, come se l’importanza dei soldi negasse l’umano dell’estetica. Un errore, io credo. Nelle riunioni di condominio il romanzo di ogni vita viene al pettine, come un nodo che non si scioglie.

Abitavo in un palazzo signorile –  di vocazione genuinamente borghese, in una bella via di palazzi novecenteschi, con piante di gerani nei balconi di pietra, ampie finestre , un solido portone di legno. I miei vicini erano liberi professionisti, insegnanti di scuola superiore, impiegati di livello. La maggior parte di loro, non di prima generazione. La signora del terzo piano era figlia dell’ingegnare che ha progettato il palazzo, l’insegnante del secondo,  invece figlia a sua volta di insegnanti. Io stessa venivo da un dirigente pubblico e un libero professionista – all’epoca, erano loro quelli che potevano quella casa. Comunque- un palazzo di solido buon senso, con misurate velleità nei marmi sul corrimano delle scale. Volevano anche cambiare l’illuminazione perché  – dicevano – che quella che c’era era troppo vecchia e triste. I medici soprattutto – non avevano il naso per capire la logica del modernariato e della filologia degli interni.

C’era stata anche una portiera – ma poi costava troppo e le era stato tolto il portierato anche se lei continuava ad abitare con la famiglia in un piccolo appartamento a ridosso delle cantine. Comunque, anche questa cosa del portierato dismesso, dava le coordinate socioeconomiche degli abitanti del palazzo. Abbastanza ricchi per un terrazzo pieno di jukke e calle e piante volutamente eleganti, ma non abbastanza per smettere di essere oculati.
La ex portiera tuttavia rimaneva nel piccolo appartamento. Portava la spesa alla signora dell’ultimo piano, da mangiare a un cane e a un gatto, puliva le scale.
(A tutti fa comodo una persona che si deve far perdonare).

 Mi ricordo  però di una certa riunione di condominio.
Si doveva discutere cosa fare dell’ex portiera, perché il suo contratto d’affitto a un prezzo irrisorio era scaduto e i condomini dovevano decidere se mandarla via. Voi direte che questo è un fatto poco poetico e letterario, per via delle parole
 condomini e contratto e prezzo. E vi immaginate gente che urla, gente che ringhia, gente che bofonchia. Gente diventata tutta uguale. Una situazione sgradevole e poco interessante. E in effetti io stessa ero arrivata con studiato ritardo e me ne ero andata con scaltro anticipo, poco tempo per dire che c’ero…ma abbastanza per assistere a certe fascinose dinamiche – un tempo sarebbero state definite di classe– che trovai molto romanzesche, quasi emerse da un racconto del passato.
Riguardavano il signor Mario dentista del secondo piano e il signor Gianni oculista del quarto.

Il signor Mario era molto bello – un divo del cinema,  con i  capelli neri e la carnagione scura,  i lineamenti regolari, e il corpo dritto e agile. Sicuramente giocava a tennis più volte a settimana, e aveva una bellissima moglie, e due deliziosi bambini. Non posso dire di più  del signor Mario perché era di quelli che non salutano mai, e perché credo che in una reciproca intesa dei nostri istinti avevamo da subito fiutato, una totale incompatibilità esistenziale, che successive riunioni di condominio avevano definitivamente ratificato.
Il signor Mario – sempre abbronzatissimo – urlava continuamente, e tendeva a prevaricare mentre noialtri ce ne stavamo pigramente seduti insieme pensando alla fuga e cercando la saggia gentilezza della fretta. L’arroganza ci risultava fastidiosa talora provocava risentimento. L’avvocato del terzo piano ci trova qualcosa di puerile, io qualcosa di debole, in contrasto con la necessaria imperturbabilità del medico in carriera. 

Il signor Gianni invece, era basso, di mani grosse e mai completamente distese, di posture ineleganti. Quando camminava, pareva uno di quegli orsi con un eccesso di pelle. Aveva lo sguardo intriso di sapori diversi, tigna, speranza, amarezza, soddisfazione, accontentarsi, e teneva una famiglia di donne tutte bionde e assai voluminose. I condomini lo guardavano con cortese ambivalenza, e forse io pure. Tuttavia alla nascita di mio figlio, si era avvicinato alla carrozzina e aveva detto molte cose gentili – iscrivendomi in una comunanza genitoriale per me nuova di cui gli fui grata.. Sicché io il signor Gianni, nonostante subodorassi differenze abissali ce l’ho sempre avuto  più simpatico. 

Ma ecco, tornando alla riunione, quando ci mettemmo a discutere della portiera tutti i condomini erano d’accordo sul fatto di tenerla dove stava, con l’agevolazione dell’appartamento perché pazienza, poveretta  – si diceva -” non è una donna cattiva, non ha la possibilità di andare in un altro posto, il marito è disoccupato”. La signora Franca. per la verità era utile e poi e tutti erano troppo stanchi e pigri per pensare ad essere cattivi. E poi lo sfratto che noia, e qualcuno aggiungeva, poi tocca fare pure i lavori dopo, e poi a me porta la spesa, diceva una e poi a me tiene le chiavi diceva un altro e così ecco, il destino della ex portiera andava gradualmente acclarandosi.

Però il signor Mario si oppose. Basta con la beneficenza! proferì tonante all’ assemblea.Vi offro più soldi e me lo prendo io l’appartamento della ex portiera! E io mi ricordo di questa specifica riunione perché contrariamente al mio consueto silenzio assenso per la qualsiasi, , mi arrabbiai con il signor Mario, per via della portiera, per via delle riunioni precedenti pure, e pure diciamolo perché non mi salutava mai questo cafone.  Perciò inviperita mi misi a sibilare –  con lo sbigottimento degli astanti – che il signor Mario non avrebbe pagato mica il prezzo della portiera, che se no va per ponti, e manco poco di più come credo sperasse,  ma il prezzo di mercato che un distinto professionista di par suo poteva permettersi di sostenere.
Il signor Mario ne fu molto colpito e cominciò a sbraitare cose, ma come ti permetti, roba da pazzi.  e via di seguito, nella consueta incongruenza con il volto hooliwodiano e la camicia eternamente candida. Gli altri sospiravano mesti.

Io nel frattempo – come sono piccine e veloci le cose che si ha voglia di raccontare  – facevo a tempo a rintracciare le reazioni del signor Gianni, che ora sussurrava complice e comprensivo Calmati – all’altro condomino e collega  – e poi continuava dire, ora parliamo civilmente, mentre il signor Mario ora rimaneva silenzioso.


Si votava. Il signor Mario si diceva contrario a confermare l’appartamento della portiera. A uno a uno gli altri condomini si dichiaravano favorevoli. Arrivati al turno del signor Gianni io lo guardavo con la curiosità dei romanzi possibili, gli vedevo gli occhi fare dei pensieri e dei calcoli, piccolo personaggio di verghiana memoria, e gli sentivo dire un falso, mal recitato. Io voto contro. E’ ora che la ex portiera se ne vada! ( E perché? aveva chiesto l’avvocato serpentino? E niente aveva farfugliato quello confuso, giacché non aveva mai avuto molto da ridire sulla questione)
Rimanevano in forte minoranza, con 12 persone contro e l’incontestabile potere dei millesimi. Il signor Mario si arrabbiava moltissimo e pensava a chiamare un avvocato – Signor Gianni si industriava a a mostrarsi sodale.

Cosa avrebbe dato il signor Gianni  per poter giocare a tennis con il Signor Mario! Per bere con lui un caffè al bar e parlar male del servizio pubblico! Certo non nel bar della via, sporco di una quotidianità indecorosa, del resto il signor Mario non ci andava mai, e il signor Gianni a pensarci bene sospettava che non bevesse caffè, e neanche alcolici, e che non fumasse, e che dormisse il giusto e tutte le cose dei giusti. Ma comunque, sognava di esserci amico, ipotizzava  e si chiedeva  cosa mai poter fare per entrare nelle sue grazie, che chi sa che bei pazienti eleganti avrebbe potuto portare nella sala d’attesa, e che circoli distinti e danarosi avrebbe frequentato le domeniche pomeriggio…

(Il problema del signor Gianni era che lui credeva di voler essere opportunista, ma era solo un po’ innamorato del mondo che non aveva raggiunto. Era l’altro quello che col talento e  la vocazione per la miseria umana: non aveva mai perso molto tempo il suo istinto, a capire che il vicino non gli serviva a un cazzo, e da quella prima volta non si era mai peritato di rispondergli
.)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...