vent’anni

 

Guarda la ragazza, diciannove anni, venti chi sa – seduta al ristorante con due uomini e una donna, i genitori e uno zio, gli zii e il padre – o meglio, guarda principalmente i lunghi capelli biondi sulle spalle, quel mondo esistenziale e quella scelta politica di certe ragazze (o aspiranti tali) – di tenerli liscissimi e tagliarli tutti pari e perfetti, a fare dei capelli un vanto composto e affidabile, una naturale compostezza.   (Quanto di più lontano pensa lei, dal suo tignoso presente, e dalla sua indigesta giovinezza.)
Tiene la testa bassa, sulle braccia incrociate in ascolto. I capelli, prendono una piega prevedibile quando arrivano alla schiena.

-Se posso darti un consiglio – dice uno dei due adulti, e prosegue con una lunga tirata, su cosa è opportuno fare, citando i desideri di lei, ma anche lo stato dell’arte e dell’economia e statistiche e numeri. Lei rimane immobile mentre gli altri due annuiscono sorridenti ma anche presi nel far vedere quante cose della vita sanno, quanto è meglio essere vecchi e brutti, come la pelle liscia del volto sia al tutto inutile alle magagne quotidiane.
China la testa di lato la signora, arriva il cameriere che vuole togliere i piatti, il vento muove la tovaglia del tavolo, e la ragazza coi capelli ordinati invece, rimane sempre ferma.

 Tutti dicono che i vent’anni sarebbero quelli a cui tornare volentieri, per tutte le possibilità che incarna l’assenza di definizione, per via della seduzione fantastica che rappresenta quel crocevia magnifico, e certamente anche la naturale bellezza dei corpi con poca storia, il ventre prima della madre, le gambe di cerbiatto o gazzella o lepre, la levità della morte lontana.
In certi casi anche, forse però non quello della ragazza con i capelli lisci e tagliati con ordine, la seduzione è anche in quel coraggio avventato e stolido, l’incoscienza che fa fare cose e ingaggiare battaglie, o la va o la spacca senza manco saperselo dire, posseduti come si è dal desiderio.
La naturalezza dell’indicativo che hanno certi beati titolari dei vent’anni –  come un bacio di Dio.

Tuttavia, nonostante una riottosa complicazione mi desse per un verso parecchi nodi al pettine – ma per un altro un consistente contingente di anticorpi, e spade e cerbottane, e scudi e cannoni, ho un ricordo mefitico della legione di invidiosi che suscitava la pelle mia e dei miei amici e delle mie amiche, al tempo della ragazza di spalle. I continui rivalersi della saggezza, le profezie di sventura delle pance sopra la cintura dei pantaloni. I professionisti affermati e vecchi che civettuoli e puzzolenti ti dicevano eh no il mercato è saturo, è un lavoro difficile, le candidate a cuginanza fittizia che ti spiegavano che con gli uomini bisognava fare in altro modo, la legione di quelli che in odor di sfiga avevano bisogno di dirti eh da più grande capirai capirai. E te con sti vent’anni a espiare il peccato delle occasioni perdute dagli altri, a scontare gli errori che non è detto che farai.
Fatti coraggio ragazza mia, alza la testa e mandali affanculo – ti è concesso e anzi, necessario.

qui.

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2 pensieri su “vent’anni

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