Rebecca

 

La prima volta che la bambina, 4 anni capelli rossi e un modo sufficientemente piratesco di guardare alle vite e alle cose – quasi si potrebbe dire rapinoso, parlò al padre della sua amica Rebecca, disse solo che aveva i capelli lunghi e neri, e che era simpatica.
Poi che aveva dato un cazzotto a Vittorio. Il padre aveva sorriso, a però aveva detto, forse perché il cazzotto a meno di quattro anni è gratuito come i viaggi in treno, forse perché quello delle bambine è più lieve e gentile, e insomma. Che tipino Rebecca!

La seconda volta, la bambina coi capelli rossi aveva spiegato che oggi, Rebecca, non solo aveva toccato e preso in mano i vermi dei bambini della scuola – e la madre aveva avuto un momento di vertigine, di angoscia e sperdimento – ma uno lungo così! Mamma – lo aveva proprio direttamente mangiato. Nel raccontarlo, la bambina rossa, provava un’evidente stima e ammirazione per l’amica Rebecca, e anche un precoce senso di orgoglio e appartenenza, come se avere questa amica Rebecca che fa queste cose estreme, dicesse qualcosa sulla sua persona, sui suoi valori, sulle sue priorità – tra cui si annoverava dunque un certo disprezzo per le convenzioni, per le puerili gerarchie delle donne adulte, una necessaria valutazione obbiettiva del rischio.

Tuttavia col tempo, con passaggi impercettibili che dalla narrazione conducono alla finzione, passo passo, aneddoto su aneddoto, trasfigurazione su trasfigurazione, la bambina rossa aveva trasformato l’amica Rebecca in un personaggio magico, narrativo, magnifico, fumettistico, iperbolico, letterario. Nuove e meravigliose leggende emergevano ogni giorno su Rebecca, solitamente corrispondenti divieti e pericoli. Mamma ma sai che Rebecca ha mangiato solo gelato al cioccolato per una settimana intera? Giorno e notte! Sai che Rebecca si è buttata dal quarto piano e non si è fatta niente! E ancora, Rebecca che mangia troppi dolci sale in macchina si sente male, ma sputa tutto dal finestrino! Rebecca che mette tutti ragni nel piatto del fratello, rebecca che si lancia con il paracadute dall’elicottero (quest’ultima prodezza di Rebecca, viene raccontata dalla bambina coi capelli rossi dandosi un colpo alla testa! Come a dire, ho amiche che fanno cose estreme ma sono anche un po’ troppo pazze, irresponsabili, o semplicemente stolte e poco lungimiranti perché a lanciarsi col paracadute dall’elicottero è evidente che ci si espone a un rischio eccessivo, e come a far sapere dunque, che lei, la bambina rossa, non sarebbe mai così sciocca).

In ogni caso, la famiglia tutta della bambina Rossa beneficia dell’esistenza di Rebecca e della sua trasfigurazione a fumetto, è motivo di risate e di coagularsi di lessico familiare. Se sparisce qualcosa è chiaramente colpa di Rebecca, e anche se si rompe qualcosa. Se c’è qualcuno che taglia la strada al padre con la macchina, si rimpiange l’assenza di Rebecca, e anche quando qualcosa va storto alla mamma, si auspica l’intervento di Rebecca. Si costruiscono racconti allora su cosa farebbe Rebecca in simili frangenti, e si moltiplicano personaggi narrativi che potrebbero tornare in altre occasioni.

La madre della bambina rossa, aspetta nel frattempo il momento in cui potrà spiegare come tutto questo ha a che fare con la genesi della letteratura.

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3 pensieri su “Rebecca

  1. L’inizio mi ricorda “L’amica geniale” della Ferrante per poi essere trasformato in qualcosa di comico-grottesco. Mi aspetto di sapere come tutto questo abbia a che fare con la genesi della letteratura. 🙂
    Ah, grazie per Ray Gelato.

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  2. “la bambina, 4 anni capelli rossi e un modo sufficientemente piratesco di guardare alle vite e alle cose – quasi si potrebbe dire rapinoso”!!! 💚

    … quel “piratesco”, quel “rapinoso”!

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