Appunti

Era stata l’amica geniale di tante, ma forse geniale non era la parola opportuna. Aveva sempre avuto una brillantezza né cattiva né efficace, non stupiva nessuno nel senso dell’altezza e neanche del livore, non era stata cioè particolarmente cattiva o o intelligente e d’altra parte neanche buona. Invece era stata goffa, irriducibile, eccentrica, libera ossia per necessità più che per vocazione. Risibile e invidiabile insieme, sul bordo delle cose sempre, ai confini degli assembramenti e delle dialettiche quotidiane, sempre in ritardo sulla maggioranza, ma sempre in tempo per l’ultimo treno.

Esplorava vie laterali, e nascondeva il timore per le strade maestre con una complicata supponenza, una falsa svogliatezza – allo stesso tempo provava un senso di genuina scomodità nelle sedie tutte uguali. A un senso di inferiorità verso le cose banali e condivise, corrispondeva una sensazione di autarchia che compensava – anche eccessivamente tutte quelle incertezze. . A scuola ebbe voti mediocri, un lungo sentiero di aspettative tradite, cappelli ridicoli, pochi amici, fidanzati guadagnati con ambivalente fatica. In generale un cattivo rapporto coll’ambizione. Ma non aveva mai avuto bisogno di essere cattiva.

La sua posizione di periferica indigeribilità, vestiti sbagliati, discorsi blandamente afferrabili, fughe e rientri sull’orlo del confine, quel che di incongruo che un po’ era errore un po’ tesoro di provincia, la rendeva invece il porto sicuro di chi abitava quella stessa periferia esistenziale, ma in modo più lugubre sgraziato – o di altri altri che invece accomodandosi al centro dei cortei, nella zona più candida del gregge, se la mettevano vicino al banco, all’altro capo del telefono un po’ per avere una boccata di colore, un po’ per rassicurarsi della comodità di una scelta mansueta. La sua indigeribilità sociale, era il balsamo per la paura altrui della propria irrilevanza, la sua resistenza sul confine la speranza di chi se ne stava allontanando,.

(Ma anche, la rabbia sotterranea. Gente malconcia che s’affondava nella droga, nella depressione, che lambiva gravi dissolvenze senza ritorno, cercava di tirarla in basso dalla sua parte, di farla ammalare. La rimproveravano la ricattavano, se la tiravano appresso, allungavano le mani per farsi salvare ma parte della malattia era tirarla giù con loro).
Col tempo avrebbe trovato un posto, e tutto quel nevrotico sciupare il tempo sarebbe diventato un metodo, una risorsa, una difesa, un mestiere.

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2 pensieri su “Appunti

  1. Costanza, ma questa è una descrizione di te o di una tua amica, devo dire che mi ri-suona molto, quanti si identificano in questo personaggio?
    grazie per i tuoi bei scritti pieni di ironie arguzie e parole che c’azzeccano in pieno!
    a presto
    Sara

    Mi piace

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