La terza moglie

 

Di tutte le mogli quella a cui la realtà costringe uno sguardo più severo è la terza. La prima infatti conserva il sogno del primo amore, e anche la carezza dell’errore ingenuo, la seconda quella dell’amara ma orgogliosa consapevolezza e la fa almeno pettinare con fierezza -l’ultima sarà quella a cui la vecchiaia e la morte, regalerà la consolazione di una romantica bugia.
Mi ha amato fino alla fine dei suoi giorni.

La terza ora lo guarda, il suo patriarca di una carovana di cani gatti canarini e tartarughe, il padre fratello di bambini non suoi, domatore di balere di provincia, esteta del liscio, virtuoso del caschè, il più galante con le vecchie di paese, il più paziente con le bimbe del belvedere, un uomo sempre con una rosa in mano o un prosecco, un pensiero, un vagheggiar qualcosa che gli manca.

Le comari la guardano scuotendo la testa – alcune dal lato della riprovazione altre da quello dell’indulgenza: il dibattito si dipana intorno al dilemma tra l’ascissa dell’amore e l’ordinata dell’autodistruzione. Il campo più malefico s’è le scelto di certo la terza moglie, concordano tutte sulle sedie di plastica intorno alla pista da ballo, c’è la festa del santo patrono. Fa molto caldo e si sventolano guardandola,mentre sta discosta dal corpo di lui, assorta, bellina sull’orlo della sfioritura, la magrezza di quelle che volevano un figlio ma s’è fatto tardi, e neanche l’impennata di un’ambizione professionale.
Terza moglie pure nella carriera, dice la meno vecchia e più cattiva.

(Ma la terza moglie è una sopravvissuta a leoni che le comari non conoscono. Ha visto ospedali, malattie, s’è seduta con la morte, se ne è lasciata accarezzare, quasi abusare, nell’imprevisto intervallo di una tregua, per un romanzo man mano sempre più impietoso. Infine, s’è vista arraffare da questo vento di leggerezza, di facilità, quando tutto doveva essere perduto. La terza moglie s’è regalata un fotoromanzo quando quello prese a corteggiarla fanfarone e teatrale, a cantare di rose rosse sotto alla finestra, a spostare sedie come in una piece teatrale, che tutti vedano la scoppiettante galanteria, e barzellette e regali e cesti di frutta – e certo, anche lenzuola

 Tutti,  ma soprattutto se stesso, il primo beneficiario delle sue generose prestazioni. Non vorrete mica che mi sposi una quarta volta! Dice ora l’eterno marito ridendo con altri maschi – eroticamente più pigri, più d’uno cocciutamente monogamo, qualcun altro approdato a una bigamia ordinata come la spola di una tessitrice, qualcuno infine solo come un cipresso sul ciglio della strada, e vecchio di vento e di fatica. Le comari allora registrano la crudele levità – trattata come una cosa qualsiasi proprio! come una macchina!
Nel mentre lei chiude gli occhi, e si sente cinica, materna, viva.

(qui)

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