Mazada

 

Il rapporto dell’ebreo con le classi sociali è da sempre improntato a un’appartenenza mai conclusa eppure vistosa, se è povero è straccione, se è borghese è molto borghese, e questo dipende da un problema degli occhi di chi lo guarda, ma anche da una sorta di formazione reattiva, a un sentimento opposto. Forse gli capita di vestire con zelo, le stimmate di una famiglia a cui sa di non appartenere mai del tutto.

I più forti però, fanno di questa appartenenza difettosa, un dolore ma anche un privilegio: sono liberi, disincantati, distanti, e quindi allo stesso tempo affabilmente conquistabili, e pure liberi e portati a un’agile iconoclastia.
Mia madre per esempio, per quanto studiasse da giovane signora con gli occhiali a gatta, non ha mai perso questa scomoda posizione privilegiata, neanche agli esordi della sua carriera borghese.

Per esempio racconta ancora oggi, con la risata potente dell’anarchia dei vecchi, di quando vestita con un taielleur di tutto punto, le scarpine col fiocco, sul portone dell’ufficio – s’era ritrovata di fronte a un abnorme temporale, la furia del cielo che imperversava, la pioggia come una stoffa che non fa vedere niente. Ma io sapete, racconta allora, dovevo assolutamente andare via! –  Aveva visto una macchina gialla con forse un signore dentro – un taxi! – e ci si era buttata dentro con un grande sospiro. Poi, racconta già con soddisfazione, aveva ordinato con l’autorità delle cosce lunghe, dei guantini ma anche del segreto pensiero che io tzk sono una donna che lavora sa – Per cortesia! Mi porti a piazza Mazzini!

(E credo di poterne ricostruire la voce – meno compromissoria di oggi, più manichea, con delle note che derivavano da una fatica lontana fino a un punto d’arrivo, la convinzione di esserselo meritato quasi angosciata, e anche penso ci potesse essere un che da ridere, perché mia madre è il tipo che la pioggia, la fa ridere)

Pare che il signore comunque, quello dentro la macchina, si sia girato tutto piccato dicendole – ma signora! Scusi, come si permette! Questa è una Rolls Royce!  – Evidentemente sconfortato dal tradimento di una stimmate di classe che non aveva fatto il suo dovere, per quanto col mal tempo – uno vole passar per principe e bastano du gocce che diventa proletario.

A quel punto mia madre, garibaldina, ma diciamo pure infame a questo pover’uomo ha allora prontamente risposto “Ma lei è un cretino, le deve cambiare colore” con riprovazione convinta, come una professoressa a un allievo sciatto nei compiti, come un caporale dell’esercito alla matricola imbranata.
E senza che quello potesse aprir bocca poveruomo, lei è scesa, ridendo di soddisfazione.

(qui)

 

 

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