Farfalline e poltrone

 

 

E’ interessante come la vicenda Weinstein e il dibattito che ne è conseguito, fotografino lo stato dell’arte in merito alle consapevolezze culturali sulle questioni di genere. Intanto, accogliamo come una buona notizia – per questo caso e per alcuni altri dell’immediato recente – che la questione del ricatto sessuale è diventata una notizia rilevante considerata capace non tanto di generare scandalo – che per la verità, lo ha sempre fatto – quanto indignazione.
In secondo luogo, se c’è un contesto dove almeno io constato una certa utilità della rete, è proprio il contesto delle questioni di genere, e forse di questo specifico range di questioni, che toccano il privato ma non troppo, che alludono a momenti della vita che stanno in una zona intermedia tra pubblico e privato. E insomma in questi giorni ho assistito a scambi interessanti.

Il dibattito si è agganciato infatti, sulla parte dello scandalo che ha riguardato Asia Argento, che ha dichiarato di essere sentita costretta ad avere rapporti con lui quando era più giovane, e di esserci sottostata temendo di non avere scelta. Asia ha avuto successo, e alle spalle aveva un padre noto regista, e queste stimmate poco adatte al ruolo di vittima hanno fatto perdere a diversi commentatori l’attenzione sulla natura del reato e hanno spostato astio e giudizi severi sul comportamento della vittima di ricatto sessuale. E’ una cosa interessante, che mi ha sollecitato diverse riflessioni. Siccome questo è un post un po’ frettoloso perdonatemi se schematicamente le enumererò una per una.

  1. La questione dei ricatti sessuali si iscrive sempre in un contesto dove al vertice non c’è mai il potere del sesso, ma il potere politico – ossia il potere di determinare cambiamenti materiali, che a sua volta è correlato al potere economico, il potere cioè dei soldi di muovere cose e altri soldi. Il potere del sesso è invece un potere sempre povero, sempre di corto raggio, in qualche raro fortunato caso può essere un potere strategico, ma di solito, siccome è insieme risultato e infamia, non porta a granché di buono. D’altra parte, bisogna dire, scopare è una cosa che sappiamo fare tutti, per questo al di la del valore della carrozzeria, il sesso rimane una prestazione viziata dal suo essere sostituibile. Invece il potere politico non è sostituibile con la stessa agilità, e non ha mai il marchio dell’infamia.

A questo aggiungiamo un secondo tassello: partiamo da un orizzonte culturale per cui il potere maschile è – spesso anche se non sempre – tendenzialmente quello tradizionale rispetto al quale il potere femminile è – spesso anche se non sempre – subalterno a esso. Spesso, questa subalternità è garantita dall’uso suggerito o imposto, della moneta del potere sessuale. Quel potere sessuale, che è in realtà fuori dal mondo della monetizzazione e della gerarchia il gigantesco della prosecuzione della specie –ma che dentro vale poco, e si autodenuncia ipso facto come un potere misero. Se non nullo.

2. Il grande mito di questi scambi da Berlusconi a Weinstein è che la donna che cede allo scambio fa carriera per quello scambio. Questo mito culturale è molto interessante. Da una parte aggancia qualcosa di vero, ma una parte molto minima – come in generale accade quando ci si concentra con troppo incantato livore sulla carriera per raccomandazione. In generale infatti vale la triste regola per cui, quando non si hanno capacità di nessun tipo è difficile che si faccia carriera perché non si è capaci di gestire nessun tipo di potere.   Ci si può forse assicurare uno stipendio, ma non ci si assicura una scalata.
La questione è allora diversa: la questione è che ci sono diverse persone in grado di assolvere un ruolo, o una scalata di ruoli, ma i criteri per farcele arrivare possono essere onesti e disonesti, sessisti o non sessisti. La raccomandazione e la corruzione sono criteri che ammettono l’accesso alla scalata tipici dei contesti semplicemente disonesti. Poi però ci sono contesti onesti e disonesti, che vincolano l’accesso in base a un’appartenenza di genere, e in questi ambiti le donne possono avere due tipi di chance: essere migliori di molto rispetto ad altri, oppure essere brave quanto altri, sottostando però a un ricatto sessuale. Le grandi attrici, o le attrici che per una qualche magia tipica della loro professione hanno avuto successo – e con questo intendo la misteriosa capacità di un volto e di un modo di usare il corpo di incarnare immagini dell’inconscio culturale – che avessero dichiarato di aver soddisfatto Weinstein si sono adeguate prob ob torto collo – alla regola ferrea del sistema sessista, che chiede il dazio dell’abuso di potere. Ora lo possono dichiarare perché a voja a rosicare nessuno potrà dire che un film ha incassato milioni di dollari per un pompino a Weinstein. Tra tanti pompini, ha fatto carriera quella che aveva delle cose in più ossia un’altra forma di potere.
(In questo senso, uno dei tanti termometri che misura il grado di sessismo di un contesto culturale potrebbe essere determinato dalle frequenza con cui si sommano scambi sessuali in contesti economici e possibilità per le donne di poter usare lo scambio sessuale come accesso al potere. Regimi poco sessisti, condannano lo scambio sessuale e l’ostacolo sessista. Regimi molto sessisti impongono a prescindere il dazio sessuale come obbligo da tributare al maschile, e poi ci sono le democrazie intermedie, dove i dispositivi funzionano insieme, poco o molto, quando si quando no – in gradazioni diverse).

3.Scrivo tutte queste cose, piuttosto rarefatte e forse noiose, perché vedo che forze psichiche oscure e lontane anche da parte di persone oneste e di buona volontà, in buona fede alla ricerca di un’opinione moralmente corretta, perdono l’occasione politica, perdono lo sguardo di insieme, non pensano a di cosa è sintomo questa vicenda, e si fanno imbrigliare da altri oggetti simbolici, marginali all’abuso di potere. Weinstein non lo conosce nessuno qui, diciamocelo Asia Argento si! Angelina Jolie si! Sono potenti! Ricche! Belle e famose! Come mai non hanno in primo luogo respinto le avance? E come mai non hanno fatto denuncia subito dopo? Dietro questa cosa c’è in parte l’idealizzazione del potere estetico e sessuale, e la supposizione di una costante contentezza in merito ad esso – per cui alla fine, aleggia l’accusa sottile che una che viene scritturata come comparsa deve esser contentissima e orgogliosa di questa gran fica che è, mentre del fatto che si è impegnata per imparare a far bene una determinata cosa non deve importare un bel niente. E’ bona e incantatrice deh, sta mignotta! E siccome quel tipo di incantamento è molto incisivo su un’altra economia che è quella della ita privata e tutti noi vorremmo esserne titolari, si fa il corto circuito tra il potere che ha nel privato la seduzione e la trappola che rappresenta nel pubblico quella medesima seduzione.Soprattutto però, si perde la visione di insieme

 

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