Riflessione sul genere molto veloce e senza virgole

Se si mettono a confronto l’evoluzione delle due più grandi scuole di matrice psicodinamica, la freudiana e la junghiana, se si guarda in prospettiva storica o sociologica quel che è stato di maestri e discepoli,  e soprattutto discepole, si constata una questione curiosa per cui Freud, che è stato titolare di una teoria aspramente criticata dalle femministe, considerata a ragione maschilista o anche storicizzata, o anche rivedibile, ha messo al mondo una serie di teoriche e analiste autonome rispetto al padre, capaci di pensiero originale, e come soggetti originali riconosciute. Jung invece – come già qualcuno ha osservato, il cui impianto teorico poteva adattarsi meglio ai contenuti dei cambiamenti sociali e dei rapporti di genere, non ha messo al mondo pensatrici originali  – l’unica davvero capace l’ha nel complesso coartata  – ma tuttalpiù ha generato una serie di disciplinate vestali. Il discorso trascende il genere, perché in effetti io da junghiana invidio la maggiore vitalità della tradizione post freudiana che ha radici in altre e più vaste questioni che riguardano i rapporti di genere, ma ora mi trovavo a riflettere proprio sui rapporti di genere, e in particolare su quanto siano più dirimenti le azioni, le modalità relazionali piuttosto che le letture del reale, le interpretazioni. O meglio, quelle letture e interpretazioni sono importanti, sono vitali nel guidare le azioni, ma il primo potere è delle azioni.  E’ nota l’organizzazione che aveva Jung con i suoi e il numero di colleghe che sono state sue amanti, come d’altra parte è nota la modalità un po’ rigida ma rispettosa, di Freud con le sue colleghe e allieve. Magari teorizzava pure l’invidia del pene, ma sul piano di realtà la società analitica negli albori è stata uno dei mondi professionali più aperti alla realizzazione delle donne dell’Europa novecentesca.

Pensavo a queste cose mentre riflettevo su tutt’altro, o sia sull’educazione delle nostre bambine e dei nostri bambini. Pensavo alle bambine soprattutto, e al desiderio di volerle felici libere e complete. Ci pensavo perchè a volte ho la sensazione che la teoria venga sopravvalutata e che si sopravvalutino certe piccole prassi tipiche dell’infanzia, quando invece trovo dirimente l’esempio genitoriale, come il padre e la madre sono tra loro, cosa dicono ai figli, e il grado di rispetto reciproco e di rispetto per le bambine che mettono in campo. Una madre lavoratrice che discute con il marito tra pari, e un padre che parla seriamente con la sua bambina delle cose della scuola e dei suoi vita, vincono su plotoni di barby, su vagonate di cicciobelli, su chili di vestitini rosa.  E mentre vedo nel tuffo al parossismo del genere un passaggio identitario che mi sembra funzionale alla crescita – quella cosa dei bimbi piccoli: maschi ruspa femmina bambola, che nel mio privato ho osservato senza la mia minima interferenza o intenzionalità) ho il timore che la sua negazione sia una sorta di teoria astratta e non applicata al meglio. I meccano alle bambine non basteranno mai, se sul piano relazionale non c’è un modello di rispetto dell’altra. Una tutela della sua identità. Se c’è quello, se c0è quel modello, nella rappresentazione tradizionale del genere ci si può financo sdraiare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...