Isn’t this a lovely day?

Certamente dei tanti talenti il suo secondo e più spiccato fu l’apparenza di un’iconografica borghesia. Fu prestissimo una ragazzina carina, e subito dopo una signora rassicurante. Dagli occhi non sarebbero venute proteste, né obbiezioni, né accuse. Della vita non si sarebbero sapute disgrazie, e dalla voce mai alcuna resa, o devastazione, o nudità.
(Il primo talento. Usarsi come uno strumento, suonarsi come un contrabbasso un pianoforte un violino, un archetto sulle corde vocali, cantare come se si fosse un’atleta, un funambolo della nota più alta)

Non che come tante sue colleghe non fosse nata da una bambina abbandonata e senza scarpe, col vestito di mussola e fuori le porte dei bianchi. Non che non fosse poi diventata anche lei, una succulenta gallina dalle uova d’oro a cui gli sciacalli togliessero le penne, giorno per giorno, canzone per canzone serata per serata, canta stella di casa, canta che sei una stella, canta che ti passa, canta per questi pochi dollari che sono pur sempre più di quel che prendeva tua madre a pulire le scale, canta che ci servi a noi bianchi per brindare la sera e sentirci belli. Canta che poi esci dalla porta di servizio.
(Sai, ho cercato delle foto tue con le perle al collo. Ti ho sempre pensata con le perle al collo, perché una regina delle signore, le dovrebbe portare. Con mio enorme disappunto non ne ho trovata neanche una. Ella che peccato, dovevi comprartele. Troppo tardi certo, avresti potuto)

Aveva un sorriso larghissimo, cantava canzoni perfette, e non aveva mai storie fosche da dare alla carta. Divenne anzi una virtuosa della serenità, dello spicchio apollineo del cielo. Cantava incessantemente, incideva chilometri di vinile, calcava palchi tutte le sere, in lunghi dorati scintillanti vestiti da sera e corone di fiori – fino all’estenuazione, fino alla devastazione, senza pausa, senza tregua.
(Lo scat come via di fuga dall’angoscia di morte. )

Era una donna che sapeva far ballare le persone, e farle abbandonare a un godimento rarefatto, innocuo, gentile e per questo a modo suo – inarrivabile. Era un’esteta dei tavolini vestiti e i calici di champagne. Nella sua perfezione formale e nella protezione di un privato pieno di spine e di suture, è stata un primo cittadino di un modo tutto americano di stare al mondo  – quella rigorosa osservanza della levità  – il cinema, certi romanzi sottili, il musical. 
(Dovevi essere gentile e credo molto simpatica. E’ estate Ella, ti ascolto scendendo nelle strade di alberi di curve e di sole, e spero che qualche volta, la tua lotta estrema ti abbia regalato un pomeriggio così, con te stessa nelle orecchie e il sole fuori)

per dire  – qui

Annunci

Un pensiero su “Isn’t this a lovely day?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...