Diario

 

(Quando vengo a Venezia amo tornare negli stessi posti, e anzi, cerco sempre dei nuovi stessi posti, da aggiungere ai vecchi. Gli stessi posti, mi danno l’illusione di un’intimità solitamente sfuggente, fanno il lavoro che fanno con le amanti quando i mariti delle altre ce le portano a cena. Gli stessi posti creano una confidenza quasi apollinea, una fede al dito pure se solo per gioco. Gli stessi posti dicono, come il mio bar del mattino qui a Venezia (san Luca), per la signora un caffè molto schiumato! Oppure, come il libraio in terà degli assassini, niente Remo Bodei signora mi spiace. (ma l’hanno ristampato)

Stavo a caccia allora di un nuovo stesso posto, e avevo adocchiato uno spacciatore di gonne di lusso dalle parti di campo Manin, ero entrata piena di buoni propositi, ma anche a Venezia ci sono queste sciure che combattono la morte con la diffidenza, la finitezza con la supponenza, io scodinzolavo piena di buona volontà (e incoscienza) intorno a una sottana di crema, turchese e amaranto, la sciura mi guardava però con secchezza, mi accoglieva con troppo ritardo – forse avevo troppo rossetto, forse troppa Capitale, forse troppi chili chi sa – e me ne andavo allora mesta.
Ci son pure gli stessi posti dove non andare.

Mi aveva molto scoraggiato, questo stesso posto che avevo più volte puntato. Ho uno stesso posto di anelli (teatro la Fenice) uno stesso posto di vino alla mescita (santi apostoli) ho fatto persino pace con il mio stesso posto preferito di alcolici e cicchetti il Bottegon, che mi pareva non si volesse mai comportare da stesso posto, invece ora se incontro qualcuno che lavora al bottegon per Venezia quello persino mi saluta (con un gesto del mento, la faccia inamovibile, non si può chiedere troppo) e questo per me è una gran cosa,  per esempio quando vado in un mio stesso campo molto amato, pieno di bambini sempre allegri, e ragazzini che stanno per innamorarsi (campo santa Margherita.  E vecchi pure, vecchi che si innamorano di nuovo e stanno a bersi aperitivi seduti sulla piazza, la fettina d’arancia e la signora di lino accanto  – da spiare con pudore).
Avevo deciso quindi di abdicare. Non sono dell’umore opportuno per nuove delusioni.

Ma sapete che è successo oggi?
Ero tornata a Murano, per una ricerca di allegria che in questi giorni seguo per contrasto, la questione di tutte quelle botteghe di vetro, gli alberi nel sole, ed ero tornata prima a mangiare nello stesso posto dell’anno scorso – ma senza precisa intenzione, voglio dire né per colonialismo né per seduzione – un ritorno quasi casuale dovuto alla contingenza. Un ristorante che ha una vista bellissima sulla laguna, e gestito da ragazzini, e questi ragazzini mi hanno riconosciuta a me e ai miei, e ci hanno coccolato (un primo nuovo stesso posto!)  e poi siamo andati li accanto, dove ci sono gli ultimi signori della laguna che fanno bicchieri sontuosi, stanno nascosti dai turisti, quindi noi ci siamo messi li, io che ho una famiglia eh, dei bambini, proprio come l’anno scorso, a spiarli a lungo lavorare, a sentire le storie del vetro, del laboratorio, di Marta Marzotto che ordinò dei bicchieri sottili e altissimi e poi morì.
Come state? Ha detto il magico artigiano, quando siamo arrivati.
Due stessi posti in una sola giornata, quasi come quando l’amante riesce a passare la vigilia con l’amato)

 

(qui )

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...