Novara, Cuccia, CCCP

Ha fatto giustamente scalpore, l’approvazione al consiglio comunale, del nuovo ordinamento della polizia della città di Novara. Il nuovo ordinamento prevede infatti un insieme di sanzioni, che regolamentano in modo preciso la vita dei cittadini negli spazi pubblici.
L’ordinamento infatti vieta moltissime cose – di non legare le bici ai pali, di non sostare negli spazi pubblici, di non usare in modo inappropriato le panchine, di non vestirsi in un modo che ferisca il pubblico decoro. E’ un insieme di piccole norme, che si riferiscono a piccole cose – sdraiarsi su una panchina se si è affaticati , mettersi una gonna corta se si esce la sera, fermarsi a fumare una sigaretta se si sta all’università è c’è il sabato da attraversare. Ad arrabbiarcisi, ci si fa una brutta figura, la solita brutta figura a cui sembrano destinati quelli di sinistra negli ultimi tempi: si verrà accusati di non badare al sodo, cioè la pagnotta – di perdere tempo su cose lievi e inutili come i rossetti e le panchine, oppure di prendere le difese di quei nemici del patrio popolo che ora sono gli immigrati, quelli che per l’appunto secondo la nuova retorica leghista, fanno abuso di panchine ma anche di altalene – ritenendo invece, che queste siano destinate primariamente alla popolazione autoctona e perché si dedichi  con agio alla contabilità.

Per questo probabilmente le voci dell’opposizione novarese, hanno cercato di contrattaccare l’ordinanza – così almeno dicono alcuni giornali – sullo stesso terreno ideologico della sua maggioranza, prendendo le difese degli esercizi commerciali che si vedono aggrediti da questa decisione – in effetti, se non c’è posto per la bici la gente non si ferma a comprare, se non si può sostare non si mette a bere, e via discorrendo. Tuttavia la questione è interessante invece, ma bisognerebbe dire allarmante, per un’idea di politica amministrativa che la sottende, per quel che promette: al momento abbiamo un governo gialloVERDE,  dove il giallo vacilla e il verde si impone. Il primo ministro è un personaggio di secondo ordine privo di identità, la leadership cinquestelle sembra una compagine di giovani pieni di buona volontà ma senza nerbo né esperienza politica, e accanto a questi, spicca vigoroso volitivo e savonarolesco,  Salvini, di cui Novara oggi, Lodi ieri, e alla spicciolata i comuni amministrati dalla lega sono zelanti epigoni. Questi comuni mostrano la strada che potremmo percorrere, se dovesse esserci un nuovo governo, e non avvenga un miracolo a sinistra con un leader capace che cada dal cielo. Salvini al momento è il più forte di tutti, perché è anche l’unico a vendere una visione del mondo, dell’atto politico che serve per rispettarla, e della comunità a cui è destinata.

La visione è quella di arrivare a ideali piccole cittadine di provincia, omogenee per composizione e dedizione alla produzione, dove tutti tutti siano, onesti lavoratori, sposati a composte sciure di mezza età, che vadano a blocchi compatti a messa la domenica, e al lavoro all’inizio della settimana, con valori modesti e semplici, e che abitino una città anche essa omogenea modesta e semplice, dove non ci sia traccia di malessere e povertà ma anche, di eccessivo svago o eccentricità. Devono esserci pulizia, ordine, al massimo una trattoria con rutto la domenica – ma non si deve andare oltre, Tutto, tutto tutto, deve essere sempre e comunque provincia.

Questa cosa, il provincialismo come visione del mondo, è infatti la regola base della teoresi del decoro, soprattutto quando a fronte di tanti guai e di una crisi economica ingravescente, diventa l’unico argomento di una politica pubblica. Se ci sono delle persone che dormono nelle panchine, la weltanshauung provonciale prevede che non bisogna che si vedano, non che si prenda un provvedimento perché possano avere un ricovero sicuro. Se c’è un problema di violenza di genere, alla provincia disturba la volgarità del commento e ipotizza la colpa della minigonna, non pensa a lavorare sulle cause della violenza di genere che seguirà quel commento volgare. Nella teoresi del decoro in materia di pubblica sicurezza l’amministrazione politica si permette di indossare un’idea del male che un’amministrazione pubblica non dovrebbe indossare mai, che è una rogna che riguarda altri, che è una colpa che inzacchera il panorama dell’operoso cittadino degli anni cinquanta, non qualcosa che riguarda la cittadinanza tutta per cui eventualmente prendere provvedimenti.

Ma anche in questa idea di decoro, secondo le cartoline postali del dopoguerra, anche elementi banali e vitali della vita collettiva sono visti di cattivo occhio. L’ordinanza riguarda infatti, in parte certamente i barboni e gli extracomunitari (le panchine gli spazi pubblici, forse anche i vestiti) ma molto mi pare i giovani e le donne, il fatto di divertirsi, di stare bene in autonomia, di uscire la sera in un eventuale ozio improduttivo (ohibò) di assemblarsi senza scopo preciso ecco, vestendosi in modo poco acconcio all’estetica del villino con la ghiaia, della bifamiliare col garage. Niente ricchi, niente poveri, niente intellettuali, niente puttane, niente giovani niente barboni, niente gente che se la spassa, niente gente che si annoia. Niente.
Soltanto, nell’acclarata incapacità di fare una proposta politica che risolva problemi economici concreti, quel che rimane della cultura liberale, è soltanto il loden verde oliva, l’ombrello scuro, la moglie con la spilla buona. Tutto il resto non è molto lontano dal vecchio cielo stalinista (Attendiamo l’immagine di rubizze ragazzotte padane con fasci di grano in mano. Proprio come in certi manifesti dell’URSS).

 

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Un pensiero su “Novara, Cuccia, CCCP

  1. Questo me l’ero perso, bellissimo. Trascurando poi il fatto che proprio nelle villette con il pratino e la ghiaia abitano le famiglie dove ci si sgozza e i ragazzi che si drogano di più, ma questa è propaganda radical chic. In tutto ciò non capisco che cavolo abbiano contro le bici legate ai pali!

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