Ciao Luigi (una lettera al cielo sui nostri gatti)

Ciao, come stai
E’ molto che non ci sentiamo, voglio dire molto anche nel freddo e nel silenzio. Sai che abbiamo un nuovo gatto? E’ una femmina. E’ piccinissima, ma salta di qua e di la. Ti piacerebbe molto. Il gatto Ulisse, infatti se ne è andato –  era molto vecchio e malato.
Mi sono ora ricordata di quella volta, che sei venuto a vedere casa mia, nuova nuova, e ci ero andata ad abitare da sola, senza fidanzati mi ricordo, senza mariti in vista, ero molto emozionata e c’era Ulisse che era giovane e iconoclasta – come sempre i gatti giovani – e a un certo punto, io ti avevo dato un bicchiere di succo di ananas, tu pontificavi al tuo meglio di anima e animus, e quello ti beveva dal bicchiere di succo di ananas. Io mi arrabbiai moltissimo, e tu rimanesti proprio impassibile. Ma no cara, ha ragione, hai detto una cosa del genere, è molto buono il succo di ananas.

(Un bravo analista è pure questa cosa qui. Questo mettere comodi davanti all’incontrollato, l’incongruo, uno che offre da bere a un gatto, che ti dice. Sta a te decidere se un gatto può bere del succo di ananas dal bicchiere di un’ospite. La stanza dell’analista, una wunderkammer piena di gatti e leoni e scarafaggi e farfalle e cammelli che fanno cose in quello spazio sempre lecite).

La gatta si chiama Teodora. Anche lei obbedisce alla missione esistenziale dei gatti giovani, che è sovvertire l’ordine delle cose, e costringerti a un ribaltamento di prospettive. Anche lei ti costringe a giocare per terra, sotto una sedia mentre ci sta sopra, a inseguirla nel mondo degli animali piccoli che vedono le cose nostre piccole farsi grandi. Io mi ricordo bene della tua gatta nera, di cui conservavi i baffi e con cui conversavi lungamente. Mi ricordo che anche tu sei stato uno che si sarebbe appiattito sul pavimento se un cane, un gatto un topo o un pappagallo lo avesse richiesto. (Anche questo penso faccia parte dell’arsenale di un buon analista Avere una parte del proprio mondo interno che si metta nella posizione adatta a giocare la partita con chi ha di fronte – che sia giaguaro che sia serpente, che sia la mia terribile gatta Teodora.)

Certo, dorme molto. E’ molto piccola. Vive in un’alternanza tra sogno e distruzione. Certo, ce la spupazziamo un po’ tutti. Un bambino se ne fa un colbacco, l’altra la mette in una borsetta, io per mio la addestro a farmi da collo di pelliccia, per entrare regale nelle cene. Non è ancora diventata, come quasi sempre i gatti diventano, quei pazienti e immobili ascoltatori, quei colleghi husserliani, che pare mettano in discussione qualsiasi deduzione. Ma in fondo va anche bene così. C’era quella cosa di Kohut, l’analista è uno che deve farsi usare.

Mi manchi, ciao. Scusa, mi sono scardata di dirti, che a studio ho messo una lampada particolare ecco. E’ una campana di vetro, dentro a questa campana, c’è una casetta, dentro la casetta una lucina che si può accendere.
Ciao Stai bene)

 

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