Raccontino per la buona serata

Un uomo biondo, di occhi molto chiari, dal cui cappotto si può evincere che è senz’altro sazio di sapide letture, preparato si può dire alle sfide della conversazione, cammina per una via di negozi del centro, un sabato mattina. Intorno c’è un pulviscolo di donne che ronzano sotto le vetrine, alcune anche grasse e sgraziate, certe pure giovani ma troppo truccate – è una via con pochi negozi meritevoli – alcune anche madri, con altre piccole donne per mano, bambine che non sanno se volere delle scarpe o un gelato – giacché è primavera.
Lui non le nota.

Si sistema i capelli nel modo di quelli che dicono di essere belli, ma anche certamente nervosi e tormentati, un modo a cui le più giovani e truccate non rimarranno indifferenti, è un bell’uomo in effetti, specie nella tenuta invernale che ne occulta il blando sovrappeso, i segni di una dieta esteticamente funzionale ma con consistenti ricadute sui trigliceridi – e sui denti che anche, sono in pessime condizioni. Infatti sorride di rado, forse un uomo non proprio pulitissimo, ma le donne potrebbero anche essere generose su questo tema.
E’ al telefono, e ha un’aria rassegnata.

Io, lo incrocio proprio mentre dice al telefono: “allora, fino a che lui parte, non ti occuperai di me?”
E un amante, dunque  – penso. E pensiamo tutte intorno a lui sulla strada dei negozi volgari, chi sa chi è la femmina che lo fa essere così  blandamente – bisogna dire – sconsolato, anzi ci interroghiamo tutte, se una di quelle donne fatte di nevrosi e incertezza, cascate nello scisma che capita tipicamente loro, da una parte il padre, dall’altra il sesso, da una parte la cuccia dall’altra l’altrove, oppure una furba ballerina di frontiera, una divinità cinica e stanca, annoiata dai fallimenti altrui.
Tutte però conveniamo silenziosamente: sicuramente una donna magra.

La donna magra dall’altra parte, è una che sicuramente fa cose mentre parla al telefono, (le madri con le bambine divise tra scarpe e gelato sono convinte che lei prepari una valigia, è sabato e parte con un fidanzato ufficiale – le altre invece che cucini e si accenda una sigaretta). Questo comunque, si capisce dallo sguardo che ha lui quando finisce la frase, quella attesa paziente che hanno certi maschi con le femmine indaffarate che si sono scelti quando prestano loro poca attenzione ( le madri delle bambine lo conoscono) anche quando si dicono di volerle solo in un letto, o sul sedile posteriore della macchina (questo la ballerina, pensano le grassottelle, non lo permetterebbe mai, mica come ammè).

(Io per mio, mi intenerisco che pure questo me lo vedo più figlio che padre. Ma come fa a correre da te figliolo benedetto mi viene da dirgli, con tutto sto salottiero timore della tristezza, con questa composta disponibilità all’elusione di sfida, a voja a ravanarti i capelli, che sei pure un bel ragazzo – noantre qui non lo metteremmo mai in discussione. Ma veditelo, vorrei dirgli, qualche film come si deve, fattelo questo bildungroman nazional popolare, qualche attore che su una macchina grossa rapisca una puttana e la trasformi in principessa, fatti insegnare dalle cose volgari come ci si comporta con le cose importanti.)

 

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