Huppert in piscina

 

Per via del fatto che la piscina era già alla sua nascita il tempio di una grandezza sognata, di finestre alte, marmi lucidi, petti gonfi e menti prominenti, con la luce obliqua del pomeriggio mantiene un suo eburneo splendore, che certo con tutto quello starnazzare di bambini e tuffi e schiamazzi, ciao mamma ciao papo, perde l’allure neoclassica, ma mantiene una rete di salvataggio dalla caduta nazional popolare.
Sebbene.

E’ il giorno del brevetto, e la donna che osservo è in prima fila davanti alla balaustra, mentre in basso bambini gracili si buttano prima nell’acqua, poi alzano gli occhi a cercare ognuno i loro, qualcuno muove una mano, qualcuno invece non ci prova neanche. Istruttori di nuoto sudano sull’orlo della vasca si sbracciano, fischiano, e lei in questo frangente legge un libro, sta proprio in prima fila e legge un libro. Il naso e gli occhi e il corpo esile, la fanno somigliare a un’attrice di Haneke, o anche, essendo in effetti la medesima interprete, a una di quelle nevrotiche francesi che con precisione restituiscono il parossistico riferimento al loro malessere.

Mi pare molto arrabbiata, perché questa coercizione ai riti del materno, le impedisce la giusta concentrazione, tutto intorno a lei è pieno di uomini e donne che fanno solo le madri e i padri, bestiole rumorose le sembrano, ma anche sciocchi che esagerano l’importanza di modeste questioni, topi che stanno dietro al flauto magico dell’industria culturale crede lei. Isabelle dovrei chiamarla io penso, chi sa se suona pure un pianoforte, con quello stesso amaro e severo talento.

(Come non servono i libri. Magari, a pagina 50, circa cioè 15 pagine prima di quella che ora è aperta – mentre una bambina sta diligentemente spingendo una tavoletta, qualche scrittore ha raccontato proprio questa scena, di una mamma che al saggio della figlia legge un libro anziché guardarla, lo scrittore che tutto sa racconta di quel che le dispiace, di lei che cerca lo sguardo della madre e non lo trova, del fatto che si dice cose come che è normale leggere un libro al saggio, del fatto che si dispiace lo stesso, che però minimizzerà perché sua madre è così dice lo scrittore onnisciente che legge nel cuore della protagonista.)

(E lei non si sarà commossa, forse avrà letto la scena come una interessante metafora di qualcos’altro, o forse sentendo di cosa parla, identificandosi li per li, probabilmente non a torto, con la bambina che si esibisce, sarà stata infastidita dalla caduta emotiva, avrà vagliato l’opportunità estetica di scrivere di piscine, una cosa poco letteraria a suo giudizio. Perciò, avrà letto molto velocemente.
Forse c’è solo da augurarsi che, come dovette raccontare la vera bravissima Isabelle, si tagli una mano, per vedere il suo sangue.)

 

(qui)

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