(composizione francese)

A un certo punto pensò di fare un archivio di ricordi che potessero essere classificati rigorosamente per tonalità emotiva (ascisse) e priorità esistenziale (ordinate) in modo da poter pure fare dei grafici, di certe grandi felicità, di certe imperdonabili disfatte, individuare una linea dell’errore ricorrente, e una spirale del perdono di se (alcune nebulose di poesia, i buchi neri della disgrazia irrimediabile.)
Trovò molte canzoni.

L’operazione non fu semplice. I ricordi avevano una terza dimensione loro, in cui giocava il suo peso, la vendetta della qualità del paesaggio. Quella volta che per esempio le fu messo dell’amore davanti ai piedi, e lei non lo raccolse non sapendo riconoscerlo, o quell’altra in cui fu lei a tentare di spedirlo, come se l’amore fosse un pacco, una cosa che si mette nelle righe e nelle cose.
Arrivò pure una collana di sorrisi, e un’altra di piccole rassegnazioni. Molti caffè a notte fonda per rimettersi a lavorare, molti ricominciamenti da capo.
Molti altri giorni, in forma di domani.

Alcuni fiori, diversi gelati (quando era bambina, poi sono andati scemando, con l’operazione alla cistifellea caduta totale dei gelati. Un gelato giusto con un ricordo, quadrante della felicità ottenuta per scommessa)
Ritrovò anche sigarette spente, pose, e se stessa seduta a guardare fuori vedendosi per un terzo. A un certo punto degli assi cartesiani c’è una sera di allegria, e scintillio la cui ratio la nebbia del tempo ha offuscato. Fare questo grafico aveva anche un problema di polvere che si sa – ottunde e mistifica, un romanzo si confonde con un viaggio che effettivamente c’è stato, un desiderio si ammanta di una materia che non lo ha mai riguardato.

Per esempio, a un certo lato del grafico, una famiglia di baci di notte sull’uscio di casa. Che probabilmente non c’erano stati – (gli studiosi di queste cose, avrebbero segnalato una criticità nella variabile di costrutto. Il costrutto del ricordo si sa, viene sempre sporcato da quello surrettizio del rimpianto. Bisogna prendere delle precauzioni )
Poi arrivava la sequenza di un amore ordinato, e solerte. Moltissime telefonate al giorno, da un ufficio che aiutava il romanticismo con l’inefficienza.

Ogni tanto nel grafico, in basso in basso, i puntini segnati in lettere greche, del dubbio. Alfa, beta, gamma. Bisogna dire che però la cura dell’ufficio deve aver avuto effetto, perché a un certo punto cominciano a sparire le lettere greche e cominciano delle rose. L’ ultima delle delle quali in bocca a un uomo con una camicia hawaiana.
Sarà cattivo gusto pensa, oppure medicina antiquata, ma che gran potere hanno le rose,

(Il passato come il cielo di un almanacco, come la sfera di una strega, come le rughe delle mani che si spera non indovinino il futuro)

 

(qui )

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