Schubert

Spesso va da certi robivecchiai senza alcun blasone, uomini grassi e sgraziati, mai stati belli come lui è stato – è a tutt’oggi un uomo attraente modestamente! pensa nevvero con un certa autoironia, va nei loro antri, piene di cose che hanno perso un posto, bicchieri grigio piombo degli anni settanta, borse di donne vecchie che sono andate a messa, molti tavolini laccati, qualche bellissima credenza tradita dalla famiglia – lui queste credenze le guarda con cupidigia – e cerca, da questi robivecchiai, la sua fantasiosa idea di borghesia, il suo cinematrografico salotto buono, per la persona che con la perseveranza degli appassionati e degli ossessivi, è diventato.

S’aggira dunque, un po’ si impolvera – cosa che di consueto potrebbe pure dargli un certo fastidio – ma in questo frangente lo rende felice. E’ una polvere di speleologo, di studioso, di collezionista, di avventuriero degli scarti altrui, sta scrivendo un articolo su un intellettuale amante di porcellane cinesi, bizzarro e distinto, e questa polvere da rigattiere è una cosa da gran signore.
Ora trova delle seggiole. Le studia piegando un po’ il naso da una parte, mentre lo sgraziato gestore studia lui, so’ due anni che tiene ste sedie, occupano un sacco di spazio magari è la volta buona. Lui ora ha cambiato faccia perché, avendo le sedie superato il suo esame interiore bisogna guardarle con gli occhi della moglie, che è umorale, ma con una solida estetica di provenienza, e tutta una dialettica hegeliana interna in fatto di seggiole e divani, che ha imparato a intuire e per la quale, a volte pensa di averla sposata.

(Anche sua moglie infatti, pur da tutt’altre spiagge, è una turista della borghesia, anche se certo manifesta una notevole dimestichezza. Ma quando la conobbe, aveva qualcosa di fuori posto, non riconoscibile ad occhio nudo. Una ottima cuoca che metteva un ingrediente rischioso, che ricostruiva tradizioni a lei estranee, che mostrava una sofferta ambivalenza, per certe forme istituzionali della vita e contemporaneamente le avrebbe rincorse anche lei, sentendosene sempre parzialmente estromessa.
Mentre lui archiviava i merletti di sua madre, merletti testardamente contadini, che chiedevano di stare sotto al telefono, e in posti secondo i suoi studi, inappropriati, lei li avrebbe ripresi, e messi in posti di cui nessuno avrebbe detto ancora male. Con sua moglie avrebbero fatto un bellissimo salotto. Per un verso fatto di lotta di classe, per un altro dell’oscura revanche di certi estromessi.)
Le vuole telefonare? – suggerisce il robivecchiaio, che del suo cliente conosce l’iter argomentativo interiore quando si impiglia in un oggetto – oppure – continua seduttivo – se le vuole portare a casa? Così vede come ci stanno? Senza impegno?

Questa è in effetti una strategia molto acuta da parte del venditore, che conosce i suoi polli,. Quelle seggiole hanno una seduta in velluto grigio piombo, colore e tessuto per cui, quel preciso tipo di coppia di squinternati hanno una insana attrazione, anche la signora del cliente, pure se fa tanto quella indagatrice che capisce le cose, cederà certamente. Le due sedie hanno infatti un valore modesto, ma sono intrise di una specifica atmosfera, la gentilezza immaginaria dell’antiquariato, il suo essere l’araldo di un mondo parallelo ed eternamente appena passato, di salotti che non sono mai il salotto presente, come deve essere, ma di cui si può congetturare una loro obbedienza passata a un canone immaginario. Questo tipo di cliente lui li conosce, hanno case che sembrano navi dei pirati.

-Le prenda, vedrà che poi mi ringrazierà.

 

(qui )

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