Uomini a cui piacciono donne buffe

 

Pochi giorni fa era il compleanno della santa patrona di tutte le donne argute, Franca Valeri. Le facciamo gli auguri, e la ringraziamo per aver messo in scena al meglio – in maniera sottile ed elegante un’arguzia femminile, un saper essere intelligente e affilata che è stato anche critica sociale e analisi di costume e lo ha fatto in anni in cui, questo storico saper guardare delle donne – che in realtà c’è sempre stato ma per molto non è stato ben scritto – non aveva grandi spazi nell’immaginario collettivo. Tutti magari avevano una sora Cecioni in casa, molti avevano anche, a dire la verità, una zia in grado di incarnarla, nessun autore si era premunito di valorizzarla. Oggi le donne buffe, scorrazzano giustamente in tanti contesti. Fanno ridere con articoli pungenti sui giornali, a volte cominciano in rete raccontando le proprie gaffes e poi giustamente trionfano con dei libri, alcune risalgono dalla bruma del cabaret per andare oltre, e in televisione abbiamo adesso persino – cosa cinquant’anni fa inconcepibile – la donna comica sessualmente attraente, la donna comica che è anche bella con una fisicità comunicativa per conto suo.

La donna buffa – ossia che sa ridere di se e degli altri- è entrata nel panorama relazionale, e nell’immaginario simbolico e questo mi sembra di per se un cambiamento affascinante. Ancora dodici anni fa, quando tenevo il vecchio blog ricordo un articolo – bisogna dire già allora piuttosto imbarazzante, ma significativo – sul corriere della sera, dove si argomentava che le donne non sapevano essere umoristiche perché essendo attraenti non ne avevano bisogno. L’umorismo anzi era vissuto come un antagonista dell’erotismo ma anche un antagonista del materno, che nella versione idealizzata dell’autore di allora quando ha il suo fagottino tra le braccia (cit.) non conosce noia!

Questa idea dell’umorismo delle donne, come qualcosa di antitetico alla relazionalità femminile, ha qualcosa di vero e qualcosa di falso, qualcosa di culturale e qualcosa di psichico e transculturale. Molti uomini la sentono molto ancora oggi, e quando sulla mia pagina facebook ho espresso l’intenzione di parlare di quelli che invece dalle donne buffe sono attratti, non sono mancati i commentatori che hanno bofonchiato – ma scusa ma quando mai?

L’argomento è interessante perché offre spunti di riflessione sia sociale che psicologica e relazionale – ma facciamo un passo indietro, con due classi di osservazioni. Le prime sull’ironia, le seconde sul maschile e il femminile, e lo stare in relazione.
L’umorismo da un certo punto di vista è un linguaggio, un tono di voce con cui si guarda il reale. In termini psicologici è una struttura adattiva, e contemporaneamente una struttura difensiva. Permette infatti di avvicinarsi a degli oggetti mantenendo una distanza di sicurezza, utilizzando le risorse logiche e intellettuali per raffreddare contenuti che possono essere incandescenti. Per questo possiamo dire per un verso, che l’umorismo ha una sua applicazione adattiva, quando satura un bisogno di avvicinamento graduale agli oggetti emotivamente carichi, ma diventa nevrotico e disadattivo quando sembra essere l’unica risposta che un soggetto riesce a mettere in campo di fronte a delle sfide personali. In secondo luogo, dal momento che l’umorismo è meccanismo e dunque mezzo, ma non fine lo possiamo classificare a seconda di ciò a cui è asservito e per questo distinguiamo tra umorismo di destra e di sinistra, o battute corrette e battute scorrette. Le battute sono comunicazioni di un ordine logico non sono mai infatti un totem a se.

Inoltre l’umorismo è anche mezzo di strutture caratteriali diverse, e di quelle si fa canale, il che denota altre classificazioni possibili. Frequentemente, proprio per la sua capacità di raffreddare oggetti emotivamente minacciosi, è il mezzo prediletto di personalità angosciate e con un fondo particolarmente aggressivo, che usa l’umorismo e a volte lo sfonda in sarcasmo. Ma sono anche molto piacevoli, anche se effettivamente più rare, le forme di umorismo gentile, affettuoso, i casi in cui l’umorismo è usato per esprimere forme di tenerezza o commozione altrimente incontenibili. (Personalmente associo questo tipo di umorismo a certe spiccati talenti letterari, a un certo tipo di equazione personale che si riscontra spesso, anche in chi lavora nelle professioni della salute) – così come di grande successo, anche se carica di implicazioni controverse, è l’autoironia, l’umorismo a servizio dell’attacco di se.

In ogni caso tutti questi diversi stilemi, ci rimandano a un’altra sua caratteristica che è quella di creare una comunanza a fronte del complemento oggetto di cui la battuta tratta. Perché l’umorismo ha sempre due complementi: l’oggetto di cui si ride, e la persona con cui si vuol ridere di quell’oggetto. Ogni comunicazione umoristica ha quindi non solo un argomento ma qualcuno con cui vuole stabilire un con, e quindi una costa difensiva e una costa seduttiva. Questo ci spiega bene perché è così funzionale al dibattito pubblico e perché ci siamo trovati di fronte alla perversione democratica di un comico che è diventato leader politico. Soprattutto però, tutte queste cose, ci servono come base per riflettere sul funzionamento delle donne molto umoristiche e sul tipo di uomini che le possono trovare attraenti.

A questa riflessione si diceva, ne dobbiamo fare altre che riguardano quelle che sono chiamate, le regole dell’attrazione. Gli psicoanalisti che si occupano di coppie, spesso rintracciano nella loro fisiologia interna un meccanismo di deposito, un incarnare di ognuno aspetti interni dell’altro. Nel lessico junghiano per esempio si dice: che le donne hanno un maschile interno l’animus, che andrà a incarnarsi nella figura maschile che si scelgono per se, e che gli uomini hanno un’anima, un femminile interno che andrà a incarnarsi nelle donne che vogliono come partner. Non è dunque così impossibile l’ipotesi che una donna con un forte senso dell’umorismo risulti attraente, in tutte le declinazioni possibili.

In molte donne, indubbiamente, l’uso massiccio dell’umorismo è un meccanismo difensivo nevrotico, che probabilmente utilizzano per inibire la relazione, per scantonarla. Sono estremamente complicate e frustranti per esempio le donne con un forte senso dell’autoironia, la quale mette l’interlocutore uomo in una posizione perversa, in una posizione di doppio legame: ridi di me con me, dice la donna troppo autoironica – ossia dimostrami che mi sei vicino sbagliando perché dichiari di disprezzarmi oppure non ridere della mia autoironia sbagliando perché non accetti la comunione con me che ti propongo. Uomini che sono attratti da questo tipo spesso e volentieri sono a loro volta in un impasse relazionale che difficilmente riuscirà a essere scavalcato proprio da quella partner che è diventata attraente incarnando la loro minoranza parziale timorosa di mettersi in gioco. Non molto diverso sarà il caso di donne che scherzano troppo sul partner che si sono scelte come elettivo perché anche li, il doppio legame è in agguato e crea uno stato di paralisi e anche di frustrazione emotiva – mi vorrà solo se accetto il disprezzo di me. Questo tipo di impasse relazionali con l’umorismo capitano in tutte le combinazioni – anche per esempio tra omosessuali, ma ho la sensazione che quando c’è un partner maschile a essere l’umorista nevrotico lo stallo scorra via più velocemente. Serve infatti un partner, uomo o donna che sia con un femminile molto forte, una spiccata funzione materna o genitoriale, per uscire dallo scacco, per capire che quell’umorismo è un linguaggio non dell’assenza di desiderio ma della paura del desiderio, e questo alle donne riesce oggettivamente più facile, non hanno cioè bisogno di essere molto sofisticate per capire cosa c’è dietro a un uomo che fa battute in continuazione. Per gli uomini, fare invece questa operazione è più difficile, e spesso riescono quando sono confortati da un’altra asimmetria che conferisce una posizione di sicurezza e fa vedere le cose in prospettiva – per esempio, una certa differenza di età.

Succede però anche che o ci siano donne con un senso dell’umorismo non necessariamente nevrotico, o che quelle che avevano una violenta nevrosi, a modo loro crescano o guariscano, attutiscano l’uso dell’umorismo e imparino a tirarlo fuori senza necessariamente mettere in difficoltà il prossimo, e a questo punto si creino relazioni con uomini a cui banalmente piace ridere con, o a cui piaccia anche quella porzione di aggressività che è connaturata a una certa ironia femminile. Di solito sono uomini a loro volta molto buffi e spesso anche di animo piuttosto gentile, pacifico, che devolvono quindi le proprie dimensioni aggressive a donne garibaldine irrequiete e irriverenti. Da una parte allora si creano relazioni in cui l’umorismo diventa una specie di oggetto transizionale condiviso, una specie di orsacchiotto degli adulti da spartire in due, con cui si fanno delle partite, dei giochi di ruolo, e in effetti quando capita sono relazioni molto fortunate, che non di rado con meccanismi magici per ora mediaticamente molto poco rappresentati, scivolano anche in un erotismo tutto particolare, e in effetti credo piuttosto difficile da riprodurre. Questo tipo di partnership si avvantaggiano anche di un comune fondo depressivo, di una comune percezione del tragico, del dolore, per cui possono creare delle fortissime unioni, durature nel tempo. Ma è anche interessante constatare come siano anche coppie dove c’è una combinazione dei caratteri che è sempre esistita ma che solo ora diviene un oggetto comunemente visibile, dove lui ha una virilità stabile, posata, centrata su di se – junghianamente viene da chiamare in causa la figura del senex, mentre lei con la sua irrequietezza, la facilità alla sagacia come mezzo per evadere un surplus di eneregia, di aggressività e di libido, diventa il braccio armato delle parti vitali maschili, qualcosa di forte di erotico, di vivente. Chi sa se non in qualche caso, un incarnare delle parti che culturalmente sarebbero chiamate come maschili, mentre lei, che è così operativa e puntuta, finisce col trovare nel funzionamento stabile, imperturbabile di lui, un funzionamento accogliente, e quindi il deposito di parti femminili, materne sue inconsce. Anche questo tipo di partnership è piuttosto solido. Anche questo c’è sempre stato ma era poco rappresentato considerandolo svantaggioso etologicamente, rispetto alla combinazione caratteriale dominante: la donna silenziosa, gentile materna e accogliente, e il maschile agitato e complicato e quindi operativo verso l’esterno.

Quel tipo tradizionale, d’altra parte, esiste sempre, non è necessariamente un uomo conservatore, è proprio un uomo organizzato psicologicamente in un certo modo, e che cerca nelle donne qualcosa di diverso, che magari mostrerà di criticare con una retorica diciamo pure maschilista, ma di cui in realtà ha un fisiologico bisogno. Quella passione per esempio di certe donne per il sentimentale, per il romantico, per il film rosa, per l’emotivo, è l’incarnazione per loro di parti negate e messe in minoranza che cercano una strada per evolversi. A me pare anche quello un itinerario relazionale di tutto rispetto, e che può dare ottimi frutti, capisco pure però che a quel tipo d’uomo la piratessa da cabaret, la donna sagace e complicata, risulti respingente e di difficile accostamento – forse quel tipo di donna è qualcuno che sta cercando le sue stesse cose, più un competitor che un oggetto del desiderio.

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Un pensiero su “Uomini a cui piacciono donne buffe

  1. Alcune di queste riflessioni mi ricordano di uno spettacolo di stand-up comedy recente che ho visto su netflix (non so se c’è la versione in italiano, ahimè), di una donna comica, Hannah Gadsby. Spettacolo bellissimo che per me ha sovvertito il genere perché a partire dal discorso dell’umiliarsi per fare commedia diventa altro dalla commedia e infatti nella seconda parte genera emozioni completamente diverse.
    Grazie per aver condiviso, nella mia famiglia l’umorismo è usato moltissimo come risposta a ogni fatto della vita e grazie a cose che hai scritto qui e altrove ho saputo trovare nuove modalità e strumenti.

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