Salvini, Papeete, internet, pentastellizzazione della sinistra

La reazioni sui social all’immagine di Salvini che balla al Papeete con delle cubiste l’inno di Mameli, mi ha suscitato una serie di riflessioni, su quello che per me è un problema di agency e di gestione della politica, con il tramite della rete.
E’ accaduto infatti questo. L’attuale ministro dell’interno, Matteo Salvini, ha fatto una serie di mosse, in linea con la sua occupazione principale degli ultimi due anni, ossia prepararsi a diventare primo ministro. Questo obbiettivo, in politica sarebbe tutt’altro che anomalo e disonorevole, almeno quando sia portato avanti con la qualità dell’operato: in generale i politici lavorano bene come politici per poter diventare politici ancora più potenti, laddove però il potere è una strana mistura di amore per se, amore per il dominio ma anche per l’oggetto che si vuole dominare. Il più narcisista dei politici – almeno di quelli capaci – è uno che ha anche un senso di responsabilità, e che vuole fare delle cose, vuole avere potere per dare una forma migliore all’oggetto che amministra. Un buon politico, è insomma, uno che possa vantarsi e essere riconosciuto per degli atti importanti e trasformativi per la comunità. Provvedimenti. Proposte di legge.
I ministeri poi, sono cariche politiche particolarmente tecniche, amministrative: si occupano di cose materiali: di stipendi, di funzionamenti, di agevolazioni, carenze da colmare, di cose di vita banali e materiali.

Invece da quando è in carica, il ministro dell’interno ama l’esercizio del potere, come potenzialità, e come arbitrio, ma non ama l’oggetto su cui deve esercitarlo, ossia la cittadinanza che deve rappresentare e difendere, e per la quale deve lavorare. E in effetti, stricto sensu, Salvini al lavoro non ci va mai. Il suo lavoro di ministro dell’interno, il suo occuparsi delle rogne interne dei ministeri, non è cosa che lo riguardi. Al ministero non si vede mai, in parlamento non è quasi mai pervenuto. Il lavoro di Salvini al momento, è dire come lavorerà quando sarà potentissimo e li eventualmente da potentissimo potrebbe forse fare delle cose. Quindi racconta come si approccerà con i cittadini (vedete? Mi faccio la foto col ristoratore) con le donne (vedete? ci ho una fidanzata con cui sono tenero) le idee che avrà ma di cui si occuperanno altri (perché appunto a lui dell’oggetto del lavoro politico non gli importa). E in questo lavoro di eterna propaganda con i soldi dei contribuenti a suon di comizi e festicciole, lui va al Papeete e fa una rappresentazione del potere che un domani vorrebbe avere e come lo intende lui. Io devo dire, ho trovato l’inno di Mameli col dj e lui grassone e unto che balla con le gnocche, una grandissima trovata comunicativa, un upgrade simbolico rispetto a certi precedenti illustri – i quali proponevano di certo una semantica del potere come svacco bizantino e reazionario, ma spacciandolo come atto privato, che diventava simbolico come dire – solo per sbaglio. Non c’è stata una conferenza stampa al tempo delle farfalline. Non c’era una regia a priori destinata al grande pubblico, e dichiaratasi come tale. Ed è interessante che ora ci sia questo cambiamento, e credo anche che la prima cosa da fare, politicamente è non allarmarsi troppo. O più specificatamente – non per questo.

L’operazione infatti è un lavoro di distrazione della sinistra, molto distraibile, e simultaneamente un lavoro di cementificazione della destra, molto plagiabile. Tutti si concentrano su questa chimera dell’esercizio del potere, non particolarmente innovativa, quasi archetipica – se ne fanno incantare, senza occuparsi della faticosa disamina di quello che fanno i politici quando non stanno in costume da bagno. Tutti guardano lo spettacolo pensando a una simbolica delle immagini del presente, e certi vi vedono sinistri presagi, anche persecutori (ammetto di essere tra questi, appunto i distraibili della sinistra) mentre altri vi trovano una conferma di potere e levità, di un’arroganza democratica e populista che li solleva e li allieta (i plagiati di destra, a cui stanno togliendo la sedia dal culo, e mi pare stentano ad accorgersi della qualsiasi)-
Poi però mi è successo di fare delle riflessioni

In quanto distraibile della sinistra, ho avuto la tentazione di scriverne sui social e ho anche compreso, empaticamente quelli che condividendo con me un’affinità ideologica o che ne so, estetica, hanno pensato di contrapporre sulle loro bacheche l’immagine di Moro con la figliola sulla spiaggia, in un completo da ufficio.  E’ stata una scelta cioè che ho capito, e ho pensato che era l’equivalente di quello che capitava al bar prima dei social, dove uno sarebbe andato, e avrebbe detto a un altro, hai visto che tempi? C’è da rimpiangere la democrazia cristiana. Poi ho pensato che c’era anche qualcosa di più, che ha a che fare con la natura dei social, perché sui social si scrive, si viene letti e questo circuito fa si che le proprie bacheche siano percepite come piccole traduzioni materiali della propria identità, del proprio modo di vedere le cose, spesso a trecentosessanta gradi, e la critica a Salvini sta insieme alla nostalgia di Aldo Moro, insieme alle foto dei bambini, insieme alla pastasciutta del lungo mare. Ed   anche piacevole, da un che di costruttivo, l’idea di scrivere il proprio dissenso, da un ritorno di se che prima, prima dei social non avevamo. Tutte i nostri messaggi, pro o contro questo governo, messi insieme ci danno un’idea di ordine di pensiero, e di linea politica privata. Abbiamo un’immagine coerente dei nostri giudizi che è controllabile, mostrabile con delle coerenze e degli scambi. Ci sentiamo visibili e presenti a noi stessi. Per pensare alle nostre scelte politiche, questa cosa ci è utile.
A me è utile.
Tuttavia mi rendo anche conto che si sta creando un problema, che questo problema è al momento il massimo svantaggio della sinistra, ma simultaneamente il provvisorio falso vantaggio della destra, e che se riuscissimo a superarlo potremmo arrivare a ribaltare le cose.

Perché succede che tutte queste opinioni spicciole, stanno reificando le due tendenze dei due fronti culturali in cui è spezzato il paese ma in una maniera solo apparentemente democratica. Una parte del paese, usa i social per rafforzare una vocazione gerarchica e gregaria, e dunque la manovra propagandistica di Salvini funziona perché cemente ulteriormente un elettorato per sua natura portato a cementificarsi di fronte a un uomo forte (certo se era capace, non era meglio? Ma chest’è) dall’altra a Sinistra si alimentano le forze centrifughe, le prese per i fondelli reciproche, le impossibilità di coalizzarsi in una domanda politica, tutti pronti a dare sapute risposte nel proprio piccolo. Salvini pubblica la foto di lui al Papeete, poi arriva quello che pubblica la foto di Moro in grisaglia, e alla fine tocca persino sorbirsi il terzo, che pubblica quella della figlia di Goebbels, che equipara il povero Moro a Goebbels, che il Signore gli metta una mano sui neuroni.
Questo problema è la pentastellizzazione del dibattito pubblico. Ci siamo pentastellando tutti.

Ossia, tutti partecipiamo a un dibattito politico tra noi, fraintendendo le nostre posizioni come se fossero il segno ultimo di una rappresentanza politica, alle volte anche ricattandoci biecamente l’un l’altro dandoci perciò molta importanza (pentiti, hai visto che Goebbels pure aveva i completini) come se fossimo tutti segretari di partito, livellandoci tutti, e parlando tra noi (quanto è bella la democrazia eh) disconoscendo le singole nostre funzioni, giornalisti con elettori, elettori con consiglieri, bibliotecari con amministratori, etc, e perché questo sia fatto, tutti, destra sinistra e centro, tutti, ci intratteniamo con temi come, mamma mia com’è scostumato Salvini con la panza de fori (o anche come è spiritoso e bello eh, non fa proprio nessuna differenza) livellando il dibattito politico su scemenze che per le nostre scarse competenze tecniche almeno siamo in grado di dominare, e occultando infine, in maniera gravissima per me, il problema invece serio, questo si a sinistra di una domanda di una rappresentanza responsabile, attiva, che si espone. Il massimo che riusciamo a fare, è blandamente, frignare dicendo che non ci sono idee, ma questo spesso anche in una notevole disinformazione di quello che invece si sta facendo all’interno di un partito.

Internet ci sta facendo disconoscere il senso del meccanismo della rappresentanza, e degli obblighi politici a cui è vincolata. Sta diventando più importante per noi cosa pensa il nostro contatto delle braghe del ministro dell’interno, che la posizione che ha preso il soggetto politico che abbiamo votato rispetto alla nuova tassazione e le conseguenze sul wellfare, o anche rispetto alle politiche per esempio riguardo gli immigrati regolari e via discorrendo. Quel processo di tridimensionalizzazione del nostro pensiero politico, sta cioè sottraendo pensiero politico, e la triste parabola incarnata dai cinque stelle potrebbe capitare ora anche a noi. Perché che vi piaccia o meno, quello era un partito nato con delle istanze politiche vere, con delle domande interessanti, con alcune richieste meritevoli di attenzione, ma il mitologema della democrazia diretta in rete l’ha distrutto. Ha messo in campo rappresentanti impreparati e incompetenti che nessuno è in grado di correggere e di rispettare, e che a loro volta non riescono a essere all’altezza del proprio mandato, ha disprezzato quella democrazia che voleva onorare. Se continuiamo di questo passo, rovinando i dispositivi che ci tengono in vita come paese organizzato democraticamente, davvero siamo alla mercè del primo tiranno che passa – e che in effetti è uscito or ora dal Papeete. Per evitare questa cosa, dobbiamo passare per una riorganizzazione della domanda politica e dello scambio politico, proprio sui nostri social.

 

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Un pensiero su “Salvini, Papeete, internet, pentastellizzazione della sinistra

  1. interessante.
    Sconcertante comunque il fatto che i giornali e le tv non sappiano fare altro che parlare del figlio di Salvini sulla moto d’acqua della polizia e del Papeete, posto orrendo con o senza Salvini (e lo dico da affezionatissima frequentatrice della riviera romagnola) e, tra le altre cose, per niente rappresentativo del popolo, visti i costi … !
    Altrettanto sconcertante il fatto che sempre i giornali e le tv, in maggioranza oggettivamente ostili a Salvini, al quale rinfacciano di saper parlare solo di immigrazione, poi facciano altrettanto e, ad esempio in tema di decreto sicurezza bis, si concentrino esclusivamente sulle ong, le sanzioni e le multe, quando c’è tutta una parte molto significativa che riguarda l’ordine pubblico e che meriterebbe una costruttiva discussione.
    Una cosa non mi convice di questo post: laddove si dice “la manovra propagandistica di Salvini funziona perché cementa ulteriormente un elettorato per sua natura portato a cementificarsi di fronte a un uomo forte” cosa si intende esattamente…?

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